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Sabato, 07 Aprile 2018 16:58

Il fagiolo di cera (o cerato)

Il fagiolo di cera (o cerato) è un legume caratteristico dell’area che va dalla piana di Alife ai comuni collinari della Valle Telesina e del beneventano (fino al comune di Pontelandolfo).
è particolarmente usato e apprezzato nelle zuppe, nelle minestre (con i “tozzetti” di pane) ma anche nella classica pasta e fagioli ed è particolarmente saporito e “pastoso” al palato.
La sua coltivazione per il tipo di terreno argilloso e compatto non è così semplice e non se ne produce in grande quantità, proprio per questo e per la sua bassa resa in termini di quantità, la sua produzione è limitata.

Molti contadini lo coltivano per le esigenze di famiglia e chi ha un pò di orto li coltiva per sé, ma oltre all’autoconsumo c’è qualche piccola azienda che con tenacia e impegno sta cercando di portare avanti questa produzione e cerca di impedire che il fagiolo cerato sparisca.

Le piantine di fagiolo cera ad Alife
Le piantine di fagiolo cera ad Alife

Inserito nell’elenco dei prodotti tradizionali della Campania con il DM/MIPAF 350/99, ultimamente sta riscuotendo un sempre maggiore successo ed è molto apprezzato dai consumatori.
Il fagiolo cerato è molto tenero, ricco di amido, di pezzatura media con un colore che va nel marrone e la sua buccia è molto sottile, quasi impercettibile,  questo rende particolarmente agevole la sua cottura me lo rende anche più facile da digerire dopo averlo consumato.

I fagioli di cera - dettaglio
I fagioli di cera - dettaglio

Ha un sapore dolciastro, molto delicato e persistente.  Al palato si presenza bello compatto e pastoso. Viene seminato nel mese di Aprile, la pianta è a portamento eretto il suo fiore è viola chiaro.  Il fagiolo cerato è raccolto in Agosto. Viene lasciato poi ad essiccare per un mese – mese e mezzo e ha una caratteristica interessante,  legata alla sua raccolta: devono essere prima raccolti i fagiolini verdi, altrimenti non crescono i nuovi baccelli con i fagioli che verranno poi essiccati e consumati.

I fagioli di cera
I fagioli di cera

Il fagiolo di cera è particolarmente usato e apprezzato nelle zuppenelle minestre (con i “tozzetti” di pane) ma anche nella classica pasta e fagioli ed è particolarmente saporito e “pastoso” al palato. Insomma un prodotto tutto da scoprire.

P.s. Grazie al produttore Alberto Sasso di Alife per averci fornito le foto del fagiolo di cera.

 

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Il provolone del Monaco è un formaggio DOP che ha un profumo e un gusto straordinari grazie alla qualità del latte adoperato, alla lavorazione e alla sua stagionatura. Eccezionale.

Il provolone del monaco è un formaggio di antiche origini: prodotto nel territorio dei Monti Lattari, nell’area della Penisola Sorrentina e fatto esclusivamente con latte crudo prodotto da bovini allevati su questo fantastico territorio, è un formaggio che ha un profumo e un gusto straordinari grazie alla qualità del latte adoperato, alla lavorazione e alla sua stagionatura.
 
Si presenta con una crosta dura, leggermente screpolata; la sua pasta è compatta con piccole “screpolature” che aumentano man mano che il prodotto stagiona e invecchia. Il provolone del monaco è un formaggio delizioso e dai molteplici usi. Può essere di sapore dolce, leggermente piccante o molto piccante a seconda dei mesi di stagionatura che varia dai 4 mesi agli oltre due anni (ma qui siamo nel campo dei veri intenditori e gourmet). Quanto all’origine, ci perdiamo quasi nel “mito”. Sembra che un casaro della frazione di Arola (Vico Equense), particolarmente bravo e apprezzato a Napoli per i suoi prodotti, fosse conosciuto in città col nome di “o’ munaciell” e che fosse un maestro nel produrre questo provolone. Altra versione è quella che ritiene che il nome derivi dal copricapo che quelli che trasportavano il formaggio dalla penisola sorrentina a Napoli indossavano di notte o al mattino presto per proteggersi dal freddo e dall’umidità, copricapo che li faceva assomigliare a dei “monaci”. C’è ancora un’altra versione un po’ più romanzata che farebbe derivare l’origine del formaggio a un monaco che anticamente si spogliò dell’abito sacro per amore di una bella signora (ah le donne… sempre loro!) e per campare cominciò a produrre questo formaggio. Quale che sia l’origine che Dio la benedica! Il vero provolone del Monaco è prodotto nella zona di Vico Equense ed è un prodotto DOP che segue un disciplinare ben preciso.  E voi lo avete provato? Se non l’avete ancora mangiato, fatelo! Vi resterà nel cuore. Se scegliete la versione molto stagionata, abbinate un bel vino rosso corposo. Gran Maestro dei Templari del Gusto

Per saperne di più visita il sito web della regione Campania nella sezione prodotti tipici

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Lunedì, 16 Ottobre 2017 21:32

Il fagiolo di Controne (Salerno)

Il fagiolo di Controne è un prodotto straordinario, presidio slow-food, che si coltiva nel territorio di Controne un piccolo borgo del Cilento, situato ai piedi dei Monti Alburni. Controne è terra di olio e fagioli: è un paese immerso nel verde in mezzo a campi e uliveti.

Il fagiolo è una leguminosa originaria del Sud-America e si coltiva nelle zone temperate. In Italia se ne coltivano diversi tipi. Viene definito “la carne dei poveri” in quanto ricco di vitamine, specie del gruppo B, è capace di proteggere il fegato e dare beneficio al cuore. Grazie alla presenza di particolari sostanze è capace di controllare la concentrazione di zucchero nel sangue ed è indicato nelle diete “speciali”.

Il “Fagiolo di Controne” è un prodotto straordinario, presidio slow-food,  che si coltiva nel territorio di Controne un piccolo borgo del Cilento, situato ai piedi dei Monti Alburni. Controne è terra di olio e fagioli: è un paese immerso nel verde in mezzo a campi e uliveti.

Piante di fagioli. Controne
Piante di fagioli. Controne

Controne deve le sue origini ad un gruppo di “esuli pestani”, che ivi si rifugiarono nel IX secolo d.C., dopo che l’allora Poseidonia, l’odierna Paestum, fu invasa da un gruppo di Sibariti. Il suo nome deriva dalla sua posizione e dalla esposizione al sole: CONTRA – ELJONE (dal greco helios che significa sole), ovvero “Di faccia al sole”.
Controne è un paese a vocazione agricola, si produce un ottimo olio e si coltiva soprattutto il rinomato fagiolo di Controne, che ha la particolarità di avere il seme , come il baccello che lo contiene completamente bianco. Ha una bassa attitudine a spaccarsi durante la cottura e richiede tempi nettamente inferiori a quello di un fagiolo comune. Si presenta con una forma tonda-ovale, piccolo e bianco, con caratteristiche organolettiche uniche che ne fanno un prodotto altamente ricercato nell’ambito di quel mercato di nicchia che si è andato col tempo ad instaurare. La sua buccia sottile, praticamente impalpabile, gli conferisce alta digeribilità.

Fagiolo Controne
Fagiolo Controne

La semina del “Fagiolo di Controne” viene effettuata nella prima e seconda decade di luglio in modo tale da avere la piena fioritura nella prima metà di settembre. La raccolta dei baccelli secchi di fagioli avviene nel mese di novembre. L’alta digeribilità, la presenza di una buccia (scorza) sottile, i tempi di cottura nettamente inferiori a quelle dei comuni fagioli, le sensazioni “al palato” decisamente uniche hanno contribuito a rendere questo prodotto di nicchia una prelibatezza.
L’ultimo sabato e l’ultima domenica di novembre a Controne dal 1983 organizzano la rinomata” Sagra del Fagiolo di Controne”. Si tratta di un evento particolare perchè è una rievocazione storica dei piatti e delle tradizioni contronesi. Si svolge lungo le vie del caratteristico centro storico all’interno delle quali vengono allestite delle “taverne” presso le quali si può degustare il protagonista dell’evento, il Fagiolo di Controne, in tutte le sue migliori espressioni.

Baccelli e fagioli. Controne
Baccelli e fagioli. Controne

Per le notizie raccolte e per la disponibilità ringrazio Antonella Doto e gli amici dell’ Associazione Produttori Fagiolo di Controne, costituita da titolari di aziende agricole site nel territorio del comune di Controne, sui cui terreni viene seminato, coltivato e raccolto il fagiolo che ne acquisisce le spiccate caratteristiche ed uniche peculiarità.


Per informazioni
Associazione Produttori Fagiolo di Controne
Via Primo Maggio,6
Controne (Sa)
Per info: 331 4823264

Per saperne di più visitate il sito dell’associazione produttori del fagiolo di Controne.

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Siamo nel suggestivo borgo di Cerreto Sannita nel Sannio beneventano. Questa è la bellissima Fontana dei Delfini in Piazza San Martino. Questa Fontana ha una storia affascinante e suggestiva. Ha a che fare con Napoli e Masaniello.

Il sudore gli scende sulla fronte, non ha dormito bene, la gente lo vuole “fora”.
Ha fatto tutto per il popolo, ha fatto tremare il Vice Regno ed ha tenuto in pugno la flotta spagnola, lui un semplice pescatore ed ora il popolo l’abbandona, lo tradisce, gli dicono di essere pazzo che il potere gli è andato alla testa, sarà il caldo eccessivo forse qualcuno nella corte l’ha drogato o forse è diventato d’intralcio perfino a suoi sostenitori.

La Fontana dei Delfini in Piazza San Martino. Cerreto Sannita (Bn)La Fontana dei Delfini in Piazza San Martino. Cerreto Sannita (Bn)

Thomaso Aniello d’Amalfi poco più che ventisettenne conosciuto da tutti come Masanielloha capito che è venuto il suo momento, più la folla inveisce più vede svanire i suoi sogni e i sogni di libertà che voleva per la sua città, non gli resta che affidarsi a “chella bella Madonna d’ ‘o Carmine”.
Oggi però che è la sua festa, non può presentarsi cosi alla Mamma Bruna quindi si bagna il viso, il collo e i polsi in quella fontana dove tante volte si è dissetato, dove tante volte ha incitato le folle perché ottenessero i loro diritti, dove si era immerso che non era nessuno e si è sollevato a furore di popolo: Re di Napoli.

La Fontana dei Delfini. Cerreto Sannita (Bn) – Dettaglio
La Fontana dei Delfini. Cerreto Sannita (Bn) – Dettaglio

Forse perché simbolo di una di un’ideologia scomoda alla classe politica, la fontana in questione o almeno parte di essa che era in Piazza Mercato a Napoli (cosi come accadde anche per il corpo dell’eroe) fu allontanata dalla città, acquistata ed oggi orgogliosamente tenuta dal 1812 dal Comune di Cerreto Sannita nella bellissima e scenografica Piazza cerretese di San Martino ove sorge l’omonima Chiesa davanti al complesso delle ex-carceri feudali del Palazzo del Genio e per ironia della sorte, proprio nelle terre che un tempo furono dei duchi Carafa di Maddaloni suoi acerrimi nemici a imperituro ricordo del fatto che si può uccidere un uomo ma non si può distruggere il suo pensiero. Se capitate in quest’angolo di Sannio è un monumento da non perdere.

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Sabato, 31 Marzo 2018 12:13

Savignano Irpino (AV)

Situato proprio al confine tra Irpinia e Daunia, Savignano Irpino è un piccolo borgo ricco di storia inserito in un bel contesto naturale. Un luogo da scoprire con noi....

Siamo in alta Irpinia quasi al confine con la Puglia e la Daunia. Percorriamo la SS 90 delle Puglie in direzione di Foggia, dopo aver attraversato Ariano Irpino e passato la frazione di Camporeale, da lontano su due colli scorgiamo due borghi che si guardano quasi per controllarsi a vicenda, a sinistra l’antico borgo di Greci a destra su un colle un pò più basso Savignano Irpino con la sua inconfondibile sagoma. Arriviamo a Savignano scalo e saliamo per arrivare al paese.

Savignano Irpino (Av) – La Fontana AngelicaSavignano Irpino (Av) – La Fontana Angelica

Savignano Irpino è un tranquillo borgo irpino con una popolazione che sfiora le 1300 unità, ha origini molto antiche, addirittura è menzionato in un documento dell’VIII secolo col nome di “Fundus Sabinianus”, quindi collegato ad un tale “Sabinius” come si può rilevare da una lapide rinvenuta in zona.
Il paese ha attraversato i secoli vivendo fasi alterne, il periodo medievale, la dominazione Longobarda, quella Normanna e la sua storia ci parla di lotte cruente tra possidenti, feudatari. Savignano è stato feudo di famiglie nobili come i Maletta, i Manfredo, i Novello Dolfi, i Bernardino e gli Spinelli.
Poi Savignano fu interessato anche dagli echi della Rivoluzione Napoletana del 1799 e molti anni dopo fu teatro come tanti altri paesi dell’entroterra, del fenomeno del brigantaggio. Insomma un paese ricco di spunti storici.
Parcheggiamo l’auto nei pressi di corso Vittorio Emanuele, poco dopo la bella Fontana Angelica, costruita nei primi del 900, così chiamata perché l’acqua che fuoriesce da lì giunge da Monte Sant’Angelo.
Facciamo il percorso a piedi fino alla Chiesa Madrededicata a San Nicola e Sant’Anna e al Castello dei Guevara, antico maniero prima Longobardo, poi Normanno che dall’alto domina tutta la valle del Cervaro.

Savignano Irpino (Av) – Castello Guevara
Savignano Irpino (Av) – Castello Guevara
 

Il suo centro storico è un piccolo gioiello e comprende tutte le costruzioni comprese tra il Castello e la Chiesa di San Nicola. Di tanto in tanto ci si può sedere e ammirare il panorama, Savignano infatti sorge in una posizione elevata ( siamo a quasi 700 metri di altezza).
Camminare nel centro antico di Savignano vi regalerà emozioni davvero piacevoli, noterete antichi portali, palazzi storici, come Casa Albani e Palazzo Orsini, fatto costruire nel 1727 da Papa Benedetto XIII. 

Savignano Irpino (Av) – Porta Grande che dà accesso al nucleo medievale
Savignano Irpino (Av) – Porta Grande che dà accesso al nucleo medievale

Siamo rapiti dalla tranquillità del luogo, notiamo scorci davvero caratteristici. Attraversata Porta Grande, l’antica porta di accesso alla parte più antica del borgo, notiamo che il nucleo urbano mostra una chiara matrice medievale e dopo un pò di cammino giungiamo alla bellissima Chiesa Madre dedicata a San Nicola e Sant’Anna che risale all’anno 1000, con una bella facciata tutta in pietra e ben 3 rosoni. All’interno è ricca di opere d’arte ed è stata riportata di recente all’antico splendore. Oggi questa Chiesa rappresenta ancor di più un piccolo vanto per la comunità savignanese.

Savignano 4
Savignano Irpino – Chiesa Madre dedicata a San Nicola e Sant’Anna

Continuiamo la nostra passeggiata in completo relax fino al Castello Guevara, oggi restaurato e sede di eventi e piccoli congressi. Da li raggiungiamo il Belvedere della Tombola, da dove lo sguardo si perde sulla Valle del Cervaro. Tutto davvero molto bello.
Decidiamo di tornare alla nostra auto e girare un pò fuori dal paese.
Savignano Irpino è inserito in una natura rigogliosa, interessanti itinerari sono le sorgenti di acqua sulfurea, il bosco ceduo e il laghetto Aguglia.
Nel territorio savignanese ci sono anche ottimi prodotti tipici: il buon olio della zona, e poi formaggi e pasta fatta a mano.
Molto interessante è il programma degli appuntamenti estivi che va dalla fine di Luglio a metà Agosto. Da ricordare soprattutto la Festa di Sant’Anna, vero e proprio momento di aggregazione e la sagra delle orecchiette (squisite!) a metà Agosto.

Savignano Irpino è un piccolo borgo ricco di storia inserito in un bel contesto naturale. Un luogo da scoprire. 


Come arrivare a Savignano Irpino:
Da Napoli:
Uscita autostrada A16 Napoli/Bari al casello di Grottaminarda. Seguire la S.S.90 delle Puglie in direzione di Ariano Irpino e proseguire per Savignano Irpino
Da Bari:
Uscita autostrada A16 Napoli/Bari al casello di Vallata. Seguire la S.S.90 delle Puglie in direzione di Ariano Irpino.

Visita il sito web del comune di Savignano Irpino

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Un itinerario da non perdere nella Perla del Sannio

Rosanna Biscardi ci propone un interessante itinerario tra buon cibo, arte e cultura alla scoperta di Sant'Agata de' Goti, bandiera arancione del Toruring club, chiamata la "Perla del Sannio" per la sua bellezza. Si fa riferimento anche al suo libro "Cibum Concordiae" Pubblicato da Cuzzolin editore.

Il 2018 è l’Anno del Cibo italiano. Occasione ghiotta, è il caso di dire, per rinsaldare il turismo gastronomico nazionale, che offre una miriade d’opportunità grazie alle eccellenze regionali, straordinariamente diverse tra loro ma legate da un unico filo conduttore: l’alta qualità, dovuta alla scarsa industrializzazione dei prodotti, le proprietà nutritive, e  ̶  perché no?  ̶  le relazioni esistenti tra il cibo, le consuetudini mistiche più antiche, la Storia e l’Architettura, di cui si fregiano centinaia di città e borghi sparsi sul territorio italiano.
Il Touring Club Italiano, associazione che si occupa di turismo da ben 120 anni, ha intercettato le cosiddette “Città Bandiere Arancioni”, selezionandole in base alla salubrità dei luoghi, alla presenza di un turismo organizzato ma non assillante, all’attenzione verso la Natura e l’Armonia con noi stessi e il mondo che ci circonda. Agli inizi di Luglio è partita così la campagna informativa del Touring in collaborazione con i TG regionali di RAI3, per raccontare gli itinerari gastronomici delle città Bandiera Arancione, percorsi speciali da inserire nell’agenda delle vacanze, luoghi magici da visitare in poche ore o da scoprire in un week end.

agata 3Sant'Agata dè Goti (Bn) - Palazzo San Francesco, sede del comune

Sant’Agata de Goti, nel Sannio campano a pochi chilometri da Napoli, è uno di questi: eletta settimo borgo più bello d’Italia, soprannominata “la perla del Sannio”, è oramai inconfondibile per l’immagine spettacolare delle case cortina a strapiombo sul fiume Martorano.

veduta aerea centro storico
Il centro storico di Sant'Agata de' Goti visto dall'alto

Mura costruite in tufo lungo il perimetro di una rocca oblunga, che dal IV secolo a.C. ad oggi racchiude inestimabili bellezze architettoniche ed archeologiche: dalla normanna Chiesa di San Menna, alla Cattedrale Settecentesca, dai caratteristici sopportici longobardi, ai giardini pensili dei palazzi nobiliari, dal fantastico affresco del Giudizio Universale nella chiesa dell’Annunziata, ai lavatoi e ai ruderi cistercensi sparsi nella valle, fuori le mura, tra i boschi. Anche il turismo religioso trova spunti di alto livello: Sant’Alfonso Maria de Liguori e Felice Peretti (Papa Sisto V) furono vescovi qui, e il loro passaggio ha lasciato tracce molto importanti.

Sant'Agata dè Goti (Bn) - Turisti al Duomo
Sant'Agata dè Goti (Bn) - Turisti al Duomo

Insomma, Sant’Agata de Goti offre itinerari turistici per tutti i gusti e soprattutto incanta per la sua gastronomia. Infatti, il cibo di sant’Agata fa parte di una “dieta” molto particolare: quella dell’Armonia. Vari e unici sono i prodotti che si possono trovare in questo borgo: le ‘nfrennule, le “pacche” con i legumi, la mela “annurca” la Falanghina DOC, le ciliegie, i formaggi, le erbe selvatiche, sono solo una parte dei cibi che si possono assaggiare solo sul posto. Vale la pena di sperimentare questo percorso gastronomico, abbinandolo ad un soggiorno in uno dei tanti agriturismi sparsi sul territorio della città, alcuni in pieno centro, altri immersi in una splendida campagna, dotati di piscina. Se amate la lettura troverete una piacevole guida alle meraviglie santagatesi nel mio libro Cibum Concordiaenutrire l’Armonia edito nel 2107 da Cuzzolin Editore, in libreria anche a Sant’Agata de Goti.

Copertina del libro: Cibum Concoriae di Rosanna Biscardi
Copertina del libro: Cibum Concoriae di Rosanna Biscardi

Per informazioni più precise sul soggiorno e sulle visite guidate potete invece contattare l’Associazione Humanitartis (tel 3495820487), che si occupa di fornire supporto ai visitatori anche riguardo gli eventi di intrattenimento.
Buona vacanza a Sant’Agata de Goti, città Bandiera Arancione del Touring Club Italiano!

 

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nasce con una finalità ben precisa: proporsi come un nuovo modo di raccontare il food, dinamico, creativo, accattivante, fuori dai soliti schemi.

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