Siamo a Vieste, nel cuore del suo affascinante centro storico, in quella che è una delle piazzette più suggestive: Largo Seggio, conosciuta anche come Piazzetta del Seggio. Un luogo storico e panoramico, sospeso tra le antiche pietre del borgo e l’immensità del mare, affacciato a picco sulla scogliera, dove lo sguardo si perde nel blu dell’Adriatico. È proprio qui che si trova Donlù Ristorante, una realtà che conquista innanzitutto per la sua posizione privilegiata. All’interno sono due gli ambienti a disposizione degli ospiti, uno dei quali impreziosito da ampie vetrate che sembrano quasi aprirsi direttamente sull’azzurro del mare, trasformando il panorama in parte integrante dell’esperienza. C’è anche la possibilità di accomodarsi all’aperto, ai tavolini allestiti direttamente in piazzetta, proprio davanti all’ingresso del locale.

Donlù Ristorante. Vieste - Ingresso
L’atmosfera è raffinata e curata, ma mai ingessata. L’ambiente mantiene infatti un carattere piacevolmente informale, con un arredo sobrio e una mise en place essenziale, dove nulla appare fuori posto e ogni dettaglio contribuisce a creare una sensazione di equilibrio e discreta eleganza. Dietro l’identità di Donlù ci sono due fratelli, Donato e Luca, uniti dalla stessa passione e da ruoli ben definiti. Donato è lo chef, anima della cucina, mentre Luca si occupa della sala ed è, per certi versi, il vero cuore dell’accoglienza. Il suo obiettivo è far sentire ogni ospite a proprio agio, seguendolo con attenzione e naturalezza e cercando di non lasciare nulla al caso. E proprio dall’unione dei loro nomi nasce Donlù, un nome che racconta già, in qualche modo, la dimensione familiare e personale di questo ristorante. Ma la splendida cornice di Largo Seggio è soltanto l’inizio. Perché, al di là della vista e dell’atmosfera, è naturalmente a tavola che si misura l’identità di un ristorante. Veniamo dunque alla nostra esperienza gastronomica.

Degustazione e olio Evo del Gargano Il Genuino de I Tesori del Sud
La cucina di Donlù è un vero e proprio mix di sapori e suggestioni: parte dal territorio e dai suoi prodotti per reinterpretare la tradizione pugliese in chiave contemporanea. Una cucina mediterranea, creativa e coinvolgente, dove materie prime di eccellenza, ricerca estetica e tecnica dialogano nel piatto. Il filo conduttore è chiaro: si parte dalla tradizione, ma lo sguardo è rivolto al futuro. Si comincia con una pagnotella realizzata dallo chef Donato, fragrante e profumata...

Pagnottella dello chef
La accompagniamo con il Genuino, olio extravergine di oliva biologico del Gargano dell’Agriturismo I Tesori del Sud, interessante realtà del territorio.

Olio Evo del Gargano Il Genuino dei Tesori del Sud
Il menu propone due percorsi degustazione, da quattro e sei portate, ma per questa occasione scegliamo di ordinare alla carta, così da poter esplorare liberamente la proposta dello chef. Da bere optiamo per una minerale e per un rosato Malvasia Salento “I GP” di Vigneti Reale, ottenuto da uve Malvasia Nera di Lecce. Un vino dal bel colore rosa corallo, delicatamente fruttato e dal gusto secco, che si rivela un compagno davvero piacevole per la nostra cena.

Malvasia Rosato Salento IGP di Vigneti Reale
Ecco il benvenuto dello chef: frittelle ripiene di alghe di mare e maionese al limone, croccanti e saporite, e sfere di mousse di tonno con gel al mandarino, dove la componente marina incontra una piacevole nota agrumata.

Donlù Ristorante. Vieste - Il benvenuto dello chef
Si comincia con gli antipasti. Partiamo con il baccalà in tempura, miele piccante e salsa al lampone: croccante fuori, morbido e delicato all’interno, con il gioco riuscito tra la sapidità del pesce, la dolcezza del miele e la vivacità del lampone.

Baccalà in tempura con miele piccante e salsa al lampone
A seguire, i calamaretti farciti con pappa al pomodoro, pecorino e vincotto di fichi, un piatto che racchiude in pochi bocconi una bella sintesi di Puglia: sapori decisi, memoria gastronomica e una rilettura creativa davvero centrata.

Calamaro farcito con pappa al pomodoro, pecorino e vincotto di fichi
Tra i primi ci conquista un sorprendente risotto con mazzancolle, rucola e nocciola, elegante e ben calibrato, in cui la dolcezza del crostaceo incontra la nota vegetale della rucola e la componente croccante e tostata della nocciola. Un riuscito incontro tra mare e terra.

Risotto con mazzancolle, nocciola e rucola
Molto interessante anche il tubetto al ragù di seppia, patata affumicata, peperone e prezzemolo: un piatto dal carattere mediterraneo, intenso e profumato, dove la morbidezza della patata affumicata accompagna con personalità il gusto del ragù bianco di seppia.

Tubetti al ragù di seppia con patata affumicata, peperone e prezzemolo
Decidiamo di dividere un secondo e scegliamo una frittura di calamari e gamberi, realizzata con pesce freschissimo e dalla cottura delicata, asciutta e croccante. A completarla, una curiosa maionese alla rapa rossa, bella da vedere e piacevole al palato, che aggiunge colore e una nota leggermente terrosa al piatto.

Frittura di calamari, gamberi e salsa mayo alla rapa rossa
Chiudiamo con due caffè e chiediamo il conto. Per la nostra cena spendiamo poco meno di 60 euro a persona, una cifra che riteniamo coerente con il livello della proposta gastronomica, la qualità delle materie prime e soprattutto con la splendida location.
Donlù Ristorante entra a pieno titolo tra gli indirizzi da non perdere nella nostra guida sul web. È un ristorante che ha dalla sua una location semplicemente bellissima, nel cuore di Vieste e con una vista capace da sola di regalare emozioni, ma che non si limita al panorama. A tavola si percepisce chiaramente la mano dello chef Donato e la volontà di costruire una cucina personale, contemporanea e riconoscibile. Una cucina che guarda alla Puglia, ne valorizza i prodotti e i sapori, ma li porta verso una dimensione nuova, con attenzione all’estetica, agli abbinamenti e alla creatività. Tra i piatti che ci sentiamo di segnalare ci sono senza dubbio i calamaretti farciti con pappa al pomodoro, pecorino e vincotto di fichi, il baccalà in tempura con miele piccante e lampone e i tubetti al ragù di seppia, patata affumicata, peperone e prezzemolo. Merita una menzione anche la frittura, delicata e asciutta, valorizzata dalla freschezza del pescato.
In definitiva, Donlù è un indirizzo che consigliamo volentieri: per la bellezza del luogo, per l’accoglienza, per una cucina che parte dalla tradizione ma prova con convinzione a guardare al futuro e per un’esperienza gastronomica capace di unire territorio, tecnica e creatività.
Donlù Ristorante
Largo Seggio n.8
Vieste (Fg)
Tel. 0884 592264
Visita il sito web di Donlù Ristorante
Ci sono luoghi in cui tornare non è semplicemente una scelta, ma quasi una piacevole necessità. Vieste, per noi, è uno di questi. Il Gargano possiede una capacità rara: riesce a sorprendere anche quando pensi di conoscerlo già. La luce, il profumo del mare, la pietra chiara delle abitazioni, i vicoli che si aprono improvvisamente su scorci bellissimi. E poi c’è quel centro storico sospeso tra terra e Adriatico, dove ogni passeggiata diventa un piccolo viaggio. È proprio qui che troviamo l’Osteria Al Duomo, a pochi passi dal magnifico Duomo di Vieste. Ci siamo tornati a distanza di tempo e ritrovare questo indirizzo è stato un po’ come riprendere un discorso lasciato in sospeso.

Osteria Al Duomo. Vieste - Insegna all'ingresso
Per raggiungere l’Osteria Al Duomo si percorre un caratteristico vicolo con le scale. Poi si entra e cambia immediatamente la prospettiva: siamo all’interno di un edificio quattrocentesco, dove la pietra è assoluta protagonista. Quattro sale ricavate nella pietra viva, recuperate con grande attenzione, e una quinta sala, dall’atmosfera altrettanto particolare, raggiungibile attraversando il vicolo. Legno, chianche pugliesi e un arredamento perfettamente coerente con la storia del luogo completano un ambiente che ha personalità e carattere.

Osteria Al Duomo. Vieste - Insegna dalla strada
Ma all’Osteria Al Duomo si torna soprattutto per la cucina dello chef Vincenzo Bua, che consideriamo una certezza. La nostra prenotazione è fissata e all’arrivo ritroviamo Natalia, Anna e Pasquale, sempre cordiali, sorridenti e pronti a far sentire l’ospite a proprio agio. È una squadra giovane, affiatata, con quella dimensione familiare che si percepisce nei piccoli gesti e che rende l’accoglienza particolarmente piacevole.
Diamo uno sguardo alla carta e ritroviamo una cucina fortemente legata al territorio, con il pescato protagonista, ma senza dimenticare interessanti proposte di terra. Ci piace inoltre la presenza della carta degli oli, con una selezione che valorizza soprattutto le aziende di Vieste e del Gargano: un dettaglio che racconta attenzione e rispetto per la materia prima. Per accompagnare la cena scegliamo una minerale e una bottiglia di Chardonnay di Tormaresca. Un vino che conosciamo e apprezziamo, dal bel colore giallo paglierino intenso, profumato di frutta gialla e agrumi, fresco, equilibrato e piacevolmente pieno. Sarà lui ad accompagnarci durante la serata.

Chardonnay di Tormaresca
Ecco gli antipasti che abbiamo scelto. Partiamo con il Polpo Mizu, un tentacolo di polpo cotto nel suo sugo, CBT, servito con la sua acqua montata al barbecue e crumble al bacon. Un piatto che ci conquista immediatamente. Il polpo ha una consistenza magistrale: la parte esterna regala una piacevole croccantezza mentre all’interno rimane tenero e succoso. La maionese preparata utilizzando esclusivamente la sua acqua, senza uova, è un dettaglio tecnico che diventa sostanza e valorizza pienamente il polpo. Poi arriva il crumble, con la sua componente sapida e affumicata, a creare un contrasto sorprendente. Un boccone tira l’altro e, sinceramente, il bis lo avremmo ordinato molto volentieri.

Polpo Mizu
A seguire arriva il pancotto con purè di fave, cicoria, calamaro alla griglia e crostone di pane. Qui la cucina parla pugliese con un linguaggio immediato e riconoscibile. È un piatto che mette insieme terra e mare con naturalezza: la cremosità e il carattere del purè di fave incontrano l’amaro elegante della cicoria e la delicatezza del calamaro passato alla griglia. Il crostone aggiunge struttura e quella componente rustica che completa il piatto.

Pancotto con crema di fave, calamaro alla griglia, cicoria e crostone di pane
Tra i primi scegliamo un grande classico dell’Osteria Al Duomo: i Troccoli Essenza di Mare, ai frutti di mare, con cristalli di pane croccante e limone. È uno di quei piatti che continuano a trovare spazio in carta perché conquistano gli ospiti. E dopo averli assaggiati, comprendiamo perfettamente il motivo. Sono troccoli saporiti, ben mantecati, con una sapidità calibrata e una bella intensità marina. Il limone porta freschezza, mentre i cristalli di pane croccante aggiungono quella componente che rende ogni boccone più interessante. Un piatto apparentemente semplice, ma costruito con equilibrio e capace di regalare piena soddisfazione. Da provare...

Troccoli Essenza di mare
L’altro primo è il Risotto Crostacei, preparato con riso Carnaroli, scampi, mazzancolle, crema di burrata affumicata e limone Femminiello del Gargano. Una vera poesia. Qui troviamo un gioco di contrasti particolarmente riuscito: la dolcezza e la delicatezza dei crostacei, la morbidezza della burrata affumicata e la freschezza aromatica del limone Femminiello del Gargano. Il risultato è un risotto elegante, profondo, avvolgente, ma mai stucchevole.

Risotto ai crostacei
Decidiamo di condividere un secondo e scegliamo il Salmone Mizu, un lingotto di salmone croccante accompagnato da air bag di maiale, maionese al mango e zeste di lime. È un piatto che gioca dichiaratamente sulla contrapposizione delle consistenze e dei sapori. Il salmone è morbido e succoso, la microchips di cotenna di maiale porta una croccantezza intensa e saporita, mentre la maionese al mango introduce una piacevole nota fruttata che alleggerisce il boccone. A chiudere, la freschezza delle zeste di lime. Un autentico tripudio di sapori, dove tecnica e creatività trovano un punto d’incontro convincente.

Salmone Mizu
Questa volta decidiamo di saltare il dessert, ma non rinunciamo al piccolo rito conclusivo. Chiudiamo con due bicchierini di limoncello artigianale preparato dallo chef Vincenzo Bua. Denso, profumatissimo, quasi sciropposo nella consistenza e servito, come deve essere, ben freddo in un bicchiere ghiacciato. Una chiusura perfetta.

Limoncello artigianale ghiacciato dello chef Vincenzo Bua
Il conto si attesta a poco più di 55 euro a persona, una cifra che riteniamo corretta considerando il percorso gastronomico, la qualità della materia prima, il servizio e il contesto.
L’Osteria Al Duomo si conferma una splendida certezza nel cuore della Vieste storica. Un indirizzo particolare, inserito in una location di grande fascino, dove la storia dell’edificio e la bellezza della pietra dialogano con una cucina contemporanea, concreta e fortemente legata al territorio. Questo è il regno della famiglia Bua. Lo chef Vincenzo Bua dimostra padronanza tecnica, sensibilità e una passione quasi maniacale per il proprio lavoro. La sua cucina non rinnega la tradizione, ma la utilizza come punto di partenza per costruire piatti più moderni, personali e talvolta sorprendenti. La materia prima è di livello e il pescato, protagonista di molte proposte, viene trattato con rispetto. Tra gli antipasti, per noi, il Polpo Mizu è da applausi. Il pancotto con purè di fave, cicoria, calamaro alla griglia e crostone di pane è invece uno di quei piatti capaci di raccontare il territorio attraverso un riuscito incontro fra terra e mare. Tra i primi, i Troccoli Essenza di Mare sono un vero must della casa, mentre il Risotto Crostacei rappresenta la piacevole sorpresa della serata. In cucina, lo chef è affiancato dalla sua brigata e coadiuvato dalla moglie Isa. In sala il servizio è professionale, puntuale e ben organizzato. Natalia e Anna sono una presenza preziosa nell’accoglienza, mentre Pasquale conosce la proposta gastronomica e sa accompagnare l’ospite nella scelta dei piatti e degli abbinamenti con discrezione e competenza. Interessante la carta dei vini, con diverse etichette e una particolare attenzione alla produzione pugliese. Merita una nota anche la proposta di distillati e, soprattutto, quella carta degli oli che abbiamo trovato un dettaglio davvero apprezzabile.
Usciamo dall’Osteria Al Duomo con la sensazione di aver ritrovato un luogo che, a distanza di tempo, non ha perso la propria identità. Anzi, l’ha rafforzata. Per noi l’Osteria Al Duomo è una tappa da segnare in agenda quando si arriva a Vieste. Un locale suggestivo, una famiglia che sa accogliere, una cucina capace di muoversi tra memoria e contemporaneità e una materia prima che parla del Gargano. Una conferma, dunque, e un indirizzo che continua a meritare un posto nella nostra guida sul web tra i ristoranti da non perdere.
Osteria Al Duomo
Via Alessandro III n. 23
Vieste (Fg)
Tel. 0884 708243
Visita la pagina web dell’Osteria Al Duomo
Tornare in Irpinia è sempre un’esperienza che rinnova lo stupore. Questa terra, generosa e schietta, continua a raccontarsi attraverso una cucina identitaria e una cultura gastronomica profondamente ancorata alle proprie radici. Siamo ad Ariano Irpino, al Ristorante La Pignata, indirizzo simbolo della ristorazione irpina e punto di riferimento per chi ricerca una cucina capace di interpretare il territorio con sensibilità contemporanea. È un luogo che frequentiamo con piacere, una certezza, un approdo sicuro per chi ama i sapori autentici riletti con misura e consapevolezza.

Ristorante La Pignata. Ariano Iprino - Un angolo del locale e salottino all'ingresso
L’ambiente è raccolto, accogliente, costruito su un equilibrio armonico tra eleganza e calore rustico: luci ben calibrate, atmosfera conviviale, arredo curato. La mise en place è essenziale ma elegante e riflette la filosofia del locale, fatta di sobrietà ed attenzione al dettaglio. Ad accoglierci, come sempre, c’è Ezio Ventre, padrone di casa appassionato e competente, profondo conoscitore del mondo del vino – con una predilezione per le etichette biologiche – e instancabile promotore delle eccellenze del territorio, dalle birre artigianali ai distillati. In cucina la maestria della signora Carmela e del talentuoso chef William Gaetani danno vita ad una serie di proposte che sono un riuscito e studiato mash-up di tradizione e modernità.

La Pignata. Ariano Irpino - Particolare di una sala interna
In attesa di consultare le proposte del menù, arriva il benvenuto de La Pignata, un piccolo manifesto della sua filosofia: peprone crusco con salsa d’acciughe e limone, una crocchetta di ceci e scarola con gel di scorza di arancia, cotechino irpino e un pentolino di ragù di pomodoro biologico, clorofilla di basilico e pane al lievito madre, da gustare rigorosamente “di scarpetta”, come impone la tradizione. Un’entrée che parla chiaro fin da subito: territorio, memoria e gusto in chiave contemporanea.

Il benvenuto del Ristorante la Pignata di Ariano Irpino
Ad accompagnare la nostra cena desideriamo un bel rosato ed Ezio Ventre ci propone il rosato Honorine della Cantina Sàgona (fantastica cantina biologica toscana). Questo vino di un bel rosa carico è ottenuto da uve Sangiovese in purezza. Con sentori fruttati, aromi vivaci, al palato si esalta per la sua freschezza e piacevole sapidità. Davvero un’ottima scelta.

Honorine della cantina Sàgona Rosato
Prima degli antipasti, ecco i tarallini hand madedella Pignata….stuzzicanti...

Tarallini
E poi si rinnova un rito irpino che qui assume un valore quasi "sacro": pane e buon olio Evo.

Pane e Olio Evo
E che olio! Protagonista il Gran CRU Caruso di SanComaio. Un Olio evo ottenuto selezionando le migliori olive dell’annata. Una selezione accurata, che rappresenta la sintesi della filosofia di SanComaio. Un Olio Evo poderoso, intenso, ma elegante e strutturato. Meraviglioso prodotto irpino.

Olio Evo Gran CRU di SanComaio
È il momento degli antipasti, e non può mancare uno dei piatti simbolo della casa: il Pancotto all’Arianese. Verdure miste, cicorie e scarole incontrano aglio, olio extravergine e peperoncino, il tutto completato da lardo di Mangalica e peperone crusco. Una rilettura colta di un piatto povero, che qui si carica di una golosità primordiale: intensa, rustica, ma sorprendentemente equilibrata. Un vero inno alla cucina contadina irpina, potente e autentico. Un piatto iconico della Pignata, semplicemente imperdibile.

Il mitico pancotto all'arianese del Ristorante La Pignata
Non da meno l’arancino La Pignata, arancino ottenuto da risotto con porcini, salsiccia e pecorino Carmasciano su vellutata di Zafferano e tartufo estivo.

Arancino di risotto con porcini, salsiccia e pecorino Carmasciano su vellutata di zafferano e tartufo estivo
Altro assaggio di antipasto è il Carciofo. Carciofo bianco di Pertosa in doppia cottura con basilico, cremoso di Fenum (formaggio stagionato sotto paglia e fieno) e prezzemolo fritto.

Carciofo bianco di Pertosa in doppia cottura con basilico, cremoso di Fenum e prezzemolo fritto
Gli antipasti ci hanno entusiasmato. I primi mantengono le promesse. I tortelli ripieni di caciocavallo e salsiccia, serviti su una crema di scarola, con fonduta di caciocavallo podolico e pane profumato al pomodoro sono fantastici. Un piatto avvolgente, profondo, che gioca con sapori decisi ma perfettamente in equilibrio.

Tortelli con caciocavallo, salsiccia e scarola
I fusilloni ai profumi di Primavera sono un’esplosione di colore e sapori. Fusilloni artigianali agli asparagi, vivacizzati dalla sapidità della bottarga di tonno e dalla freschezza agrumata del limone della Costiera, in un equilibrio primaverile intenso e profumato.

Fusilloni ai profumi di Primavera con asparagi, bottarga di tonno e limone della Costiera
Come secondo due porzioni di maialino: ossia capocollo di maiale con crema di patata arrosto e verza croccante. La carne di maiale è succosa e saporita, adagiata su una vellutata crema di patata arrosto che ne esalta la dolcezza, con verza croccante a portare freschezza e contrasto.

Capicollo di maiale con crema di patata arrosto e verza croccante
Ezio Ventre ci delizia poi con un sorbetto al lime e pesca caramellata. Sorprendente e buonissimo...

Sorbetto al lime con pesca caramellata
Chiudiamo in dolcezza con un commovente Tiramisù. Fatto davvero come Dio comanda e bello anche da vedere...

Tiramisù
Poi sua maestà “Lo Scazzamariello”, dessert simbolo de La Pignata, è una golosa sbriciolona al cioccolato con mousse al pistacchio, amarena e gelato al fiordilatte, tra contrasti cremosi e note fresche che chiudono il pasto con carattere e leggerezza.

Lo Scazzamariello della Pignata di Ariano Irpino - Sbriciolona al cioccolato, mousse al pistacchio, amarena e gelato al fiordilatte
Ancora dolcezza con i cantuccini e la sbrisolona al cioccolato con marmellata di fichi.

Cantuccini e sbriciolona al cioccolato con marmellata di fichi
Chiudiamo con due bicchieri di Ratafià irpino Amarenico di Antico Castello. E chiediamo il conto. Paghiamo per la nostra cena al Ristorante la Pignata di Ariano Irpino poco più 60 euro a persona.
Il Ristorante La Pignata si conferma come una solida istituzione della ristorazione irpina, una realtà che ha saputo crescere e rinnovarsi nel tempo restando sempre fedele alla propria identità. La cucina qui alla Pignata, diventa racconto, memoria e territorio, declinati attraverso uno sguardo attuale e consapevole. L’ospitalità sincera e senza filtri di Ezio Ventre e della sua brigata, la bravura della signora Carmela in cucina insieme allo chef William Gaetani, l’attenzione costante ai particolari, la qualità rigorosa delle materie prime e una lettura rispettosa ma mai statica della tradizione rendono questo indirizzo una tappa di riferimento assolutamente imperdibile. Le proposte di cucina sono eccellenti e seguono il ritmo e lo scorrere delle stagioni. Ottimi gli antipasti, il Pancotto all’Arianese è un piatto iconico che non puoi non provare se vieni qui. Tra i primi meravigliosi i Tortelli ripieni di caciocavallo e salsiccia in crema di scarola, fonduta di caciocavallo podolico e pane profumato al pomodoro. Paradisiaco lo Scazzamariello. La carta dei vini è ampia, curata, con una selezione attenta alle produzioni biologiche e interessanti aperture verso etichette internazionali. Il servizio si distingue per professionalità, precisione e ritmo adeguato. Il conto è commisurato alla qualità della proposta gastronomica ed al contesto. La Pignata ad Ariano Irpino si conferma, a pieno titolo, tra i migliori ristoranti irpini e regionali nella nostra guida sul web. Un indirizzo da provare, e da ritrovare, nel tempo. Eccellenza della ristorazione irpina.
Ristorante La Pignata
Viale dei Tigli n.7
Ariano Irpino (Av)
Tel. 0825 87 25 71
Visita la pagina Fb del Ristorante La Pignata
Ci sono Indirizzi nei quali si torna con la certezza di ritrovare ciò che li ha resi speciali. La Tavernetta Marinella, nel cuore di San Michele di Serino, è uno di questi. A distanza di qualche anno, il nostro ritorno si è rivelato ancora una volta una piacevole conferma, fatta di sapori autentici, ospitalità sincera e una cucina che continua a raccontare il territorio con personalità.

Tavernetta Marinella. San Michele di Serino - Insegna esterna
In cucina, Svetlana Pisarenko porta avanti un percorso nel segno della tradizione e della qualità, mentre in sala Giovanni Romano accoglie gli ospiti con il calore e la spontaneità di chi ha fatto dell’ospitalità una vera filosofia di vita. Entrare alla Tavernetta Marinella significa sentirsi subito a casa, immersi in un’atmosfera rilassata e genuina, dove ogni dettaglio invita a vivere il piacere della convivialità. Le proposte di cucina sono vere e proprie certezze che resistono al tempo e alle mode che passano. La Domenica il locale è molto richiesto e prenotare con anticipo è quasi indispensabile. Dopo aver parcheggiato comodamente a pochi passi dal ristorante, nel centro del paese, varchiamo la soglia e veniamo accolti dal sorriso di Giovanni, che ci accompagna al nostro tavolo con la consueta cordialità. Il menu è un omaggio all’Irpinia e alle sue eccellenze. Per accompagnare il pranzo scegliamo un Aglianico DOC Neromora di Vinosia, firmato da Luciano Ercolino: un rosso intenso, elegante e ben strutturato, con profumi di frutti rossi e delicate note speziate, perfetto per accompagnare il percorso gastronomico.

Neromora Aglianico Vinosia di Luciano Ercolino
Ad aprire il pranzo arrivano il fragrante pane di San Michele di Serino e un gradito benvenuto dalla cucina: bocconcini di ricotta fritta in pastella e soffici polpettine dorate, un assaggio semplice ma ricco di gusto che anticipa nel migliore dei modi l’esperienza che ci attende.

Bocconcini di ricotta fritta in pastella e polpettine fritte
Essendo in tre, scegliamo di condividere due Percorsi della cucina contadina, una proposta che sintetizza al meglio la filosofia della Tavernetta Marinella: valorizzare le materie prime del territorio attraverso ricette che custodiscono la memoria della tradizione, senza rinunciare a un tocco di raffinata contemporaneità. Il viaggio prende il via con una delicata mozzarella di bufala accompagnato da un sorprendente culatello irpino, un incontro che esalta la qualità delle produzioni locali.

Mozzarellina di bufala e culatello irpino
Seguono gli involtini di melanzana viola, farciti con ricotta vaccina del casaro, pancetta tesa e adagiati su una vellutata passata di pomodori San Marzano e parmigiano. Un piatto che profuma d’estate e di cucina domestica, dove ogni ingrediente conserva la propria identità contribuendo a un insieme armonioso e ricco di gusto.

Involtini di melanzane con ricotta, pancetta tesa, pomodoro San Marzano e parmigiano
Le zucchine alla Scapece rendono omaggio a una delle preparazioni più rappresentative della tradizione campana.

Zucchine alla Scapece
Gli involtini di peperoni con pane, acciughe e scamorza conquistano per la loro apparente semplicità. È la dimostrazione di come pochi ingredienti, sapientemente dosati, possano dare vita a un piatto intenso, ricco di carattere e profondamente legato alla cultura gastronomica contadina.

Peperoni ripieni con pane, acciuga e scamorza
Tra gli antipasti spicca una proposta destinata a rimanere impressa nella memoria: le alici di Cetara, farcite con provola affumicata, dorate da una frittura impeccabile e accompagnate da una delicata maionese agli agrumi preparata in casa. Il contrasto tra la sapidità del pesce, la morbidezza del ripieno e la freschezza della salsa crea un equilibrio di grande eleganza. Un piatto che dimostra come la tradizione possa essere riletta con sensibilità. Fantastiche davvero....

Alici di Cetara ripiene di provola affumicata e maionese artigianale agli agrumi
A completare il percorso arriva un morbido purè impreziosito da un profumato ragù bianco di porcini irpini. Una preparazione avvolgente, dove la cremosità del purè accoglie tutta l’intensità aromatica dei funghi, regalando un finale che celebra con eleganza i profumi dell’Irpinia.

Crema di patate con funghi porcini
Dopo un inizio così convincente, i primi piatti confermano pienamente il valore della cucina della Tavernetta Marinella. Le candele al ragù "pippiato" sono un autentico manifesto della cucina irpina. Il ragù, preparato con braciola di coperta di costata e braciola di cotica secondo la migliore tradizione, è tra i più emozionanti che ci sia capitato di assaggiare nei nostri numerosi itinerari gastronomici. Intenso, avvolgente, racconta il tempo dell’attesa e della pazienza, quando il fuoco lento trasforma pochi ingredienti in qualcosa di straordinario. Un piatto capace di emozionare ad ogni forchettata.

Candele al ragù con braciola di coperta di costata e braciola di cotica
Non è da meno la Genovese, servita con le classiche candele e preparata con la preziosa cipolla ramata di Montoro. Cremosa, profonda nei sapori e perfettamente equilibrata.

Candele alla Genovese
Tra le proposte iconiche della casa non possono mancare le celebri fettuccelle tirate a mano con lardo di Castelpoto, noci e Parmigiano Reggiano, presenti in carta da sempre. Un piatto che piace grazie all’equilibrio tra la dolcezza del lardo, la fragranza delle noci e la sapidità intensa del Parmigiano, in un insieme armonioso.

Fettuccelle tirate a mano con lardo di Castelpoto, noci e parmigiano reggiano
Per il secondo scegliamo uno dei piatti che hanno fatto la storia della Tavernetta Marinella: la celebre Maialata. La lombatina di maiale, cotta lentamente al forno con burro, scalogno ed erbe aromatiche, raggiunge una tenerezza sorprendente, mantenendo al tempo stesso una straordinaria intensità di sapore. È una ricetta che racconta la cucina di una volta, quella fatta di semplicità, tecnica e rispetto della materia prima. Un piatto che da solo vale il viaggio.

La Maialata - Lombatina di maiale scaloppata con scalogno e burro cotta al forno con le erbette
Ad accompagnare arrivano delle meravigliose patate fritte.

Patate fritte
E una fresca insalata mista, contorni essenziali ma perfettamente in sintonia con il resto del percorso gastronomico.

Insalata mista
La generosità delle porzioni e la ricchezza del pranzo ci costringono, questa volta, a rinunciare al dessert. Chiudiamo comunque in piacevole relax con un giro di amari e del tradizionale liquore alle erbe, ideale conclusione di un’esperienza che ci ha pienamente soddisfatti. Il conto, poco più di 40 euro a persona, conferma un rapporto qualità-prezzo davvero difficile da eguagliare, soprattutto considerando la qualità delle materie prime, la cura delle preparazioni e l’ospitalità che accompagna ogni momento del pranzo.
Tavernetta Marinella continua a essere una certezza nel panorama gastronomico irpino. Qui la cucina del territorio viene interpretata con sincerità e rispetto, senza inutili artifici, lasciando che siano i prodotti e le ricette a raccontare la loro storia. Alcuni piatti sono ormai autentici simboli della casa: il ragù è una vera poesia della tradizione, la Genovese conquista con la sua eleganza rassicurante, le alici di Cetara fritte ripiene di provola affumicata sorprendono fin dal primo assaggio e la Maialata resta uno di quei piatti che meritano da soli una visita. A rendere tutto ancora più piacevole c’è un servizio attento, puntuale e sempre informale, capace di mettere l’ospite a proprio agio senza mai essere invadente. E poi c’è Giovanni Romano, anima della Tavernetta Marinella, che accoglie ogni commensale con il sorriso e quella naturale cordialità che negli anni è diventata il tratto distintivo della casa. Tornare alla Tavernetta Marinella a San Michele di Serino significa ritrovare sapori autentici, un’accoglienza che sa ancora emozionare e quella rassicurante sensazione di rivedere un vecchio amico con cui è sempre un piacere condividere il tempo di un buon pranzo.
Tavernetta Marinella
Via Cotone 3,
San Michele di Serino (Av)
tel. 0825 59 5128
Visita la pagina Fb di Tavernetta Marinella
Nel cuore dell’Irpinia, terra generosa di grandi vini e tradizioni gastronomiche, il Ristorante Hotel Mirabella rappresenta una piacevole scoperta per chi è alla ricerca di un’esperienza culinaria capace di coniugare comfort, raffinatezza e identità territoriale. Situato all’interno dell’Hotel Mirabella di Mirabella Eclano, il ristorante accoglie non soltanto gli ospiti della struttura ricettiva, ma anche chi desidera concedersi una pausa gastronomica di qualità durante sia a pranzo che a cena. Un luogo pensato per diverse esigenze: dal pranzo di lavoro alla cena conviviale, fino alle occasioni speciali da condividere con familiari e amici.
L’ambiente si presenta luminoso, elegante e curato nei dettagli. I tavoli in legno e le comode sedute rivestite contribuiscono a creare un’atmosfera sobria e raffinata, dove ogni elemento è studiato per mettere l’ospite a proprio agio e accompagnarlo in un percorso di gusto che si sviluppa senza fretta, lentamente. Il vero valore aggiunto della proposta gastronomica porta il nome dello chef Diego Mascolo, vero fuoriclasse che seguiamo e apprezziamo da anni per la sua costante evoluzione culinaria e per la capacità di interpretare il territorio con uno sguardo contemporaneo. La sua cucina è un mix di tecnica e sensibilità moderna, senza mai perdere autenticità. Il menù del Ristorante Hotel Mirabella è ampio e ben strutturato, con la possibilità di lasciarsi guidare dalle propostedel giorno dello chef oppure di scegliere liberamente dalla carta, che spazia tra interessanti interpretazioni di mare e di terra. Intanto arriva il pane, da bere optiamo per una bottiglia di Falanghina del Sannio DOP “Janare” La Guardiense, un bianco ottenuto da uve falanghina in purezza, con sentori fruttati, al palato è sapido e fresco e risulta assolutamente piacevole. Abbiamo scelto un ottimo compagno per il nostro pranzo.

Guardiense Janare Falanghina del Sannio DOP
La nostra esperienza prende il via con due antipasti davvero notevoli. Il polpo scottato con insalatina di farro, orzo, gamberi e verdurine di stagione conquista per la perfetta cottura del polpo, morbido e succulento, valorizzato dalla freschezza e dai colori degli ingredienti che lo accompagnano. Un piatto equilibrato, vivace e armonioso, capace di trasmettere, allegria alla vista, leggerezza senza rinunciare al gusto.

Polpo scottato con insalatina di farro, orzo, gamberi e verdurine di stagione
Sorprendente anche il croccantino di fiori di zucca con cannolo ripieno di genovese, fonduta di caciocavallo e crema di piselli e fave. Una preparazione che gioca magistralmente sui contrasti tra consistenze e temperature, dove la croccantezza esterna lascia spazio a un cuore ricco e avvolgente, impreziosito dalla profondità della genovese e dalla morbidezza delle crema di piselli e fave, un vero inno alla bella stagione.

Croccantino di fiore di zucca con cannolo alla genovese, fonduta di caciocavallo e crema di piselli e fave
Tra i primi piatti optiamo per uno spaghettone fatto in casa dalla consistenza generosa e appagante, condito con vongole veraci di prima scelta e fiori di zucca. Una portata che interpreta la tradizione marinara con eleganza e precisione. La pasta trattiene perfettamente il condimento, mentre la sapidità naturale delle vongole dialoga con la delicatezza dei fiori di zucca in un equilibrio che rende ogni forchettata un piccolo esercizio di gusto. Il plus è la presenza dei pinoli, colpo di genio dello chef Diego Mascolo. Un piatto che da solo vale la visita.

Spaghettone fatto in casa con vongole e fiore di zucca
Di grande personalità anche il risotto con asparagi, carciofi e sbriciolata di cotechino irpino. Qui lo chef costruisce una vera sintesi del territorio e della stagione: la cremosità impeccabile del riso accoglie le note vegetali degli ortaggi, mentre il cotechino irpino aggiunge sapore, carattere e una piacevole componente sapida. Un piatto che racconta il territorio irpino tra contemporaneità e tradizione.

Risotto con asparagi, carciofi e sbriciolata di cotechino irpino
Come secondo scegliamo di condividere un baccalà con olive, capperi e datterini, preparazione che dimostra ancora una volta la sensibilità dello chef nel dosare ingredienti apparentemente distanti. Il pesce mantiene tutta la sua delicatezza, mentre olive e capperi regalano intensità e i datterini con il loro sughetto ci hanno cotretti alla scarpetta, non sarà elegante ma quando ci vuole, ci vuole!

Baccalà con olive, capperi e datterini
La conclusione è affidata a due ottimi tiramisù. Cremosi, equilibrati rappresentano la chiusura ideale di un percorso gastronomico coerente e ben costruito. A completare il pranzo, un caffè e un Jefferson, amaro che accompagna piacevolmente gli ultimi momenti del nostro pranzo.

Il Tiramisù dello chef Diego Mascolo del Ristorante Hotel Mirabella
Il conto finale, pari a poco più di 50 euro a persona, conferma un rapporto qualità-prezzo decisamente interessante considerando la qualità delle materie prime, la tecnica esecutiva e il livello complessivo dell’esperienza.
Lasciamo il Ristorante Hotel Mirabella con la sensazione di aver vissuto un pranzo autentico e appagante. Restano impressi nella memoria il polpo scottato, tenero e perfettamente valorizzato da un contorno fresco e colorato, gli straordinari spaghettoni fatti in casa con vongole veraci e fiori di zucca, autentico manifesto della cucina dello chef, e il risotto con asparagi, carciofi e cotechino irpino, esempio riuscito di come il territorio possa essere raccontato con eleganza contemporanea. La selezione delle materie prime rappresenta uno dei pilastri della filosofia del ristorante: ingredienti freschissimi, prodotti stagionali e una particolare attenzione alle eccellenze locali e alle produzioni a chilometro zero. Una scelta che si traduce in piatti equilibrati, identitari e ricchi di personalità. Le creazioni dello chef Diego Mascolo colpiscono immediatamente per la loro eleganza visiva. Ogni portata è costruita con precisione estetica, ma senza cedere all’apparenza fine a sé stessa. Qui la bellezza del piatto trova sempre conferma nell’assaggio, dimostrando come tecnica, creatività e sapore possano convivere armoniosamente. Il servizio è informale e attento. Fantastico il rapporto qualità-prezzo. Il Ristorante Hotel Mirabella a Mirabella Eclano entra di diritto nella nostra guida sul web tra quelli che sono gli indirizzi da non perdere in Irpinia. Rivelazione.
Ristorante Hotel Mirabella
Via Bosco San Prisco
Mirabella Eclano (Av)
Tel. 0825 449724
Visita il sito Web del Ristorante Hotel Mirabella
Nel cuore di Pomigliano d’Arco, città ormai sempre più protagonista di una scena gastronomica vivace e in continua evoluzione, tornare da Benvenuti A Bordo significa ritrovare una certezza. Un approdo sicuro, costruito nel tempo attraverso coerenza, qualità e una cura del dettaglio che oggi rappresenta una firma ben riconoscibile. È da anni che seguiamo il percorso di questo ristorante, e la crescita è evidente: merito anche della visione della famiglia Vespro ed in particolare dello chef Andrea Vespro, che ha saputo dare identità ad una cucina di mare di assoluto livello, mai scontata, capace di muoversi con equilibrio tra rispetto della materia prima, tradizione e slanci creativi misurati.

Benvenuti a Bordo. Pomigliano D'Arco - Ingresso Ristorante
L’esperienza inizia già prima di accomodarsi a tavola. Un piccolo giardino, curatissimo, accoglie gli ospiti con un’atmosfera quasi sospesa, dal fascino delicatamente orientale. È un preludio silenzioso, che invita a rallentare e prepara i sensi a ciò che verrà. Gli spazi interni riflettono una doppia anima ben definita. Al piano superiore, una sala luminosa, con delle vetrate che lasciano entrare la luce naturale, regalando una sensazione di apertura e leggerezza. Al piano seminterrato, invece, l’atmosfera si fa più raccolta e intima, ideale per chi cerca discrezione e quiete. L’arredamento segue una linea essenziale e minimalista, ma mai fredda: semplicità e gusto raffinato convivono in un equilibrio che rispecchia perfettamente la filosofia del locale. Durante la bella stagione, il dehors esterno diventa un’estensione naturale dell’esperienza, trasformandosi in uno spazio dove poter pranzare o cenare.
Il menu si conferma dinamico e stimolante. Accanto ad una selezione di crudi e tartare che esaltano la purezza del mare, trovano spazio antipasti che dialogano con la tradizione, alternati a proposte che ne reinterpretano i codici in chiave contemporanea. Dalla pizza al padellino con friarielli, provola e tartare di tonno, al Bao con cotoletta di tonno, parmigiana di melanzane e pesto di basilico, alla tegolina di patate e salmone con peperoni spadellati, fonduta di provola e crumble di tarallo. I primi piatti, spesso costruiti sull’incontro tra terra e mare, raccontano una ricerca di equilibrio e armonia, mentre secondi e dessert completano un percorso gastronomico pensato per sorprendere con misura, senza mai perdere di vista l’identità. Noi ci accomodiamo al nostro tavolo. Veniamo accolti con un prosecco di benvenuto e le loro meravigliose frittelle di alghe, fragranti e profumate. Come le ciliegie una tira l’altra, grazie al profumo e al fritto asciutto e leggerissimo.

Frittelle di alghe
Da bere ordiniamo due calici di Calafuria Rosato IGT Salento di Tormaresca. Di un bel colore rosa tenue questo vino ottenuto da uve di Negroamaro in purezza, sorprende con i suoi sentori agrumati e floreali. Al palato è persistente e pieno. Un rosato che denota una spiccata personalità, ottimo compagno per il nostro pranzo da Benvenuti a Bordo.

Calafuria Salento IGT di Tormaresca
E’ il momento degli antipasti. Il polpo all’insalata è un autentico baluardo della tradizione: un piatto che potrebbe sembrare semplice, ma che richiede mano esperta e sensibilità. Qui si presenta morbido, perfettamente lavorato, con un profumo marino pulito e un condimento calibrato con precisione.

Polpo all'insalata
Di tutt’altra matrice, ma altrettanto convincente, la tegolina di patate e salmone con peperoni spellati, fonduta di provola e crumble di tarallo. Un piatto che gioca su contrasti e stratificazioni: la cremosità avvolgente della fonduta incontra la dolcezza dei peperoni, mentre il salmone dona profondità e il tarallo sbriciolato introduce una nota croccante, quasi a scandire il ritmo della degustazione. È una proposta che racconta bene la cifra dello chef Andrea Vespro: rispetto per la tradizione, ma con uno sguardo contemporaneo e dinamico.

Tegolina di patate e salmone con peperoni spadellati, fonduta di provola e crumble di tarallo
Tra i primi, gli spaghettoni alle vongole veraci si confermano uno dei must del locale. Un piatto che conquista fin dal primo assaggio: la cottura della pasta è impeccabile, la mantecatura regala una cremosità naturale e avvolgente, mentre il sapore resta nitido, sapido il giusto, senza mai risultare invasivo. Le vongole, generose arricchiscono ogni forchettata, rendendo il piatto appagante ed armonioso.

Spaghettoni alle vongole veraci
Poi arriva la sorpresa, quella che lascia il segno: le tagliatelle paglia e fieno alla bolognese di tonno. Un’interpretazione che rilegge un grande classico della cucina italiana trasformandolo in qualcosa di nuovo e sorprendente. Il tonno, lavorato con tecnica e intelligenza, restituisce una “bolognese” marina intensa e vellutata, capace di avvolgere la pasta senza sovrastarla. Il risultato è un piatto elegante, profondo, memorabile. Applausi a scena aperta.

Tagliatelle paglia e fieno alla bolognese di tonno
Tra i secondi, la tagliata di tonno scottato con patate al forno, friarielli e scaglie di caciocavallo è pura poesia. Il tonno è meraviglioso, i friarielli con il loro sapore inconfondibile donano carattere, le patate comfort, il caciocavallo una nota intensa e persistente: un insieme che si traduce in un piatto completo, armonico, di assoluto livello.

Tagliata di tonno scottato con friarielli, patate al forno e scaglie di caciocavallo
Non è da meno il calamaro ripieno con melanzane a funghetto, pancetta paesana, provola e crostini di pane. Qui la cucina si fa più ricca, quasi rustica, ma sempre controllata. Il ripieno è generoso, saporito, ben bilanciato tra le diverse componenti, mentre il calamaro mantiene una consistenza perfetta. Un piatto che conquista per gusto e struttura, senza mai risultare eccessivo. Geniale l’abbinamento del calamaro con le melanzane.

Calamaro ripieno con melanzane a funghetto, pancetta paesana, provola e crostini di pane
Saltiamo il dessert. La chiusura è affidata a due bicchierini di limoncello. Il conto, poco superiore ai 60 euro a persona, si rivela assolutamente centrato: un rapporto qualità-prezzo corretto, pienamente giustificato dalla qualità delle materie prime, dalla tecnica e dalla generosità delle portate.
Torno spesso e volentieri da Benvenuti a Bordo. Qui il mare prende forma nei piatti dello chef Andrea Vespro, che con sensibilità e tecnica riesce a trasformare ogni ingrediente in un’esperienza che resta nella memoria. L’atmosfera accoglie e rilassa, tra eleganza discreta e un piccolo giardino dal sapore quasi orientale che sembra fermare il tempo, regalando momenti di quiete inattesa. La cucina racconta un viaggio tra memoria e creatività: dai sapori rassicuranti della tradizione a incursioni più moderne e sorprendenti. Il polpo all’insalata è una carezza familiare, mentre piatti come la tegolina di patate e salmone conquistano al primo assaggio. E poi arrivano i primi: intensi, avvolgenti, capaci di emozionare davvero, come le tagliatelle paglia e fieno alla bolognese di tonno o gli spaghettoni alle vongole veraci, semplicemente indimenticabili. La carta dei vini accompagna con discrezione e intelligenza, mentre il servizio, attento ma mai invadente, contribuisce a creare un senso di armonia che si percepisce dall’inizio alla fine. In sala, l’accoglienza è sincera, fatta di gesti misurati e grande cura per l’ospite. Luca Vespro in sala è semplicemente perfetto. Alla fine, resta quella sensazione rara di aver vissuto qualcosa di autentico. Benvenuti a Bordo a Pomigliano d’Arco si conferma nella nostra guida sul web tra i ristoranti da non perdere, una certezza che emoziona, ogni volta.
Benvenuti a Bordo
Via Giuseppe Mazzini, n.37
Pomigliano D’Arco (Na)
Tel. 081 1936 6184
Visita la pagina Fb di Benvenuti a Bordo a Pomigliano
Siamo a Nocera Inferiore. Qui tra vicoli e stradine che custodiscono memoria e identità, c’è un indirizzo capace di raccontare il territorio con rara sincerità: Cantina Del Vescovo. L’osteria si trova nell’antico borgo del Vescovado, a pochi passi dalla Cattedrale di San Prisco, in un contesto davvero molto suggestivo. La Cantina del Vescovo si trova in un edificio del Seicento. Il plus di questo luogo è la meravigliosa cantina coeva dello stabile, sapientemente recuperata e fatta rivivere. Qui il vino riposa naturalmente e spesso viene utilizzata per eventi e serate dedicate alla degustazione e abbinamento con i vini. La Cantina del Vescovo a Nocera Inferiore è un luogo che trasmette una sensazione di calda familiarità. Era da un bel po’ di anni che non venivo qui, ma con mia grande gioia, ho ritrovato tutto com’era. Il locale è gradevole, con una rusticità elegante e coerente con l’essenza di questo posto. È uno spazio che accoglie, che avvolge, che invita a rallentare e a godere delle proposte di cucina con lentezza e gioia. Qui la tradizione dell’Agro Nocerino-Sarnese contadino è vissuta quotidianamente. Prima ancora che arrivino i piatti, si percepisce una filosofia precisa: rispetto per le radici, prodotti di assoluta qualità e stagionali, valorizzazione della materia prima e centralità dell’elemento umano. Ed è proprio la famiglia il vero cuore pulsante della Cantina. Ai fornelli, lo chef Rosario interpreta con sensibilità e rigore il patrimonio gastronomico locale; a sovrintendere il tutto c’è la signora Lucia vera anima di questo luogo. In sala, Gianluca accompagna l’ospite con garbo, sorriso e consapevolezza; mentre il papà Ciro incarna l’anima più artistica della Cantina del Vescovo. Le sue creazioni, realizzate con tappi di sughero — nella maggior parte dei casi provenienti dalle bottiglie servite ai tavoli — non sono semplici sculture, ma vere e proprie opere d’arte che raccontano il passaggio degli ospiti, trasformando l’esperienza alla Cantina del Vescovo in memoria tangibile. Arte e cucina vanno a braccetto.
L’atmosfera che ne deriva è calda, familiare. Ogni dettaglio contribuisce a creare un senso di appartenenza immediata, come se si fosse invitati in una casa dove la cucina è ancora un atto d’amore. Noi ci accomodiamo al nostro tavolo prenotato per tempo
e iniziamo a sfogliare una carta che sin da subito racconta una cucina profondamente legata alla stagionalità, costruita con intelligenza e rispetto della materia prima. L’attesa della scelta viene piacevolmente interrotta dal benvenuto dello chef della Cantina Del Vescovo: polpettina di scarole e olive adagiata su una vellutata di zucca, arricchita da una fonduta di caciocavallo podolico e una delicata crema di basilico e pistacchio. Eccellente incipit della la nostra cena.

Entrèe
Arrivano pane fragrante e il vino scelto per la serata su consiglio di Gianluca: il “Cuore Matto” dell’azienda Verrone, Paestum Aglianico IGP. Un rosso dal colore rubino brillante, con sentori netti di piccoli frutti rossi e mirtillo, sorso fresco, morbido, sostenuto da tannini eleganti e mai invadenti. Un blend di Aglianico e Primitivo che si rivela equilibrato e sorprendentemente versatile. Ottimo compagno per la nostra serata.

Cuore Matto di Verrone
Gli antipasti raccontano una cucina che gioca tra memoria e reinterpretazione. L’antipasto della casa è un percorso di sapori ben calibrati: la parmigianina di finocchi conquista per la sua delicatezza, mentre il carciofo ripieno di salsiccia di Nero Casertano aggiunge profondità e carattere. Il peperone cornetto con fonduta di caciocavallo è avvolgente, quasi rassicurante, e la frittatina con il meraviglioso cipollotto nocerino chiude con una nota rustica ma raffinata.

Antipasto della Cantina del Vescovo
A seguire, ci vengono servite delle montanarine: leggere, asciutte, dalla frittura impeccabile, esaltate da rucola fresca (nell’impasto), salsa di pomodorini corbarini e grana 36 mesi. Se potessi, vorrei trasmetterti attraverso lo schermo il profumo e la delicatezza di quella salsa. Meravigliosa….

Montanarine con la rucola, pomodorino corbarino e grana 36 mesi
È con i primi che la cucina alza ulteriormente il livello. I paccheri alla baccalaiola rappresentano senza dubbio uno dei piatti simbolo della casa: un perfetto dialogo tra la sapidità del baccalà, la dolcezza del pomodoro e la vivacità delle olive. I tocchetti di baccalà fritto aggiungono una componente irresistibile, creando un contrasto tra croccantezza e morbidezza che appaga. Piccola nota a margine, impossibile con quel sugo divino, non fare la scarpetta. Anzi direi che la scarpetta è obbligatoria! Provare per credere..

I paccheri alla baccalaiola con baccalà, pomodorini e olive
Interessante anche la variante stagionale delle caserecce alla carbonara di asparagi: cremose, delicate, avvolgenti, perfettamente in linea con il periodo, una proposta che ci aveva incuriosito e ampiamente soddisfatto.

Caserecce alla carbonara di asparagi
Tra i secondi, il filetto beneventano con porcini e tartufo si distingue per eleganza e intensità aromatica.

Filetto di manza beneventana con porcini e tartufo
Alcuni di noi optano invece per le braciole di capra al pomodoro San Marzano che riportano con decisione alla tradizione più autentica: un piatto schietto, profondo, che sa di cucina contadina e di lente cotture fatte con rispetto. P.s. Se vieni qui non puoi non provarle sono “mitiche”….Per non parlare del ragù…..

Braciola di capra al pomodoro San Marzano
Il finale è affidato ai dolci, dove spicca il dolce simbolo della casa: la pizza di gallette, creazione di mamma Lucia, autentico fiore all’occhiello del locale. Un dolce identitario, che racchiude memoria, tecnica e un tocco di originalità difficile da replicare. Anzi direi che è “unico”.

Pizza di gallette
Qualcuno dato il periodo, opta per la pastiera della tradizione, eseguita con rigore e sensibilità. Davvero di ottima fattura.

Pastiera della tradizione
Il conto, pari a 55 euro a persona, risulta assolutamente coerente con la qualità complessiva dell’esperienza: materie prime fresche, lavorazioni attente e una proposta gastronomica che non rincorre mode, ma consolida una propria identità fedele nel tempo.
La Cantina Del Vescovo ormai ha una storia consolidata visto che è nata nel Gennaio del 2002 e si conferma come un presidio autentico di cucina territoriale, dove la tradizione non è mai statica ma reinterpretata con intelligenza e rispetto. E’ quasi come un vecchio amico che torni a trovare e sai che non ti tradirà mai. Gli ingredienti stagionali guidano ogni scelta, mentre l’atmosfera familiare e calorosa accompagna l’ospite in un percorso sincero e appagante. Tra i piatti che restano impressi, i paccheri alla baccalaiola sono imperdibili e anche da soli valgono il viaggio. Le braciole di capra al pomodoro San Marzano sorprendono per intensità e verità, e la pizza di gallette si consacra come un finale iconico, capace di raccontare una storia tutta sua. La carta dei vini è curata e studiata (da non perdere se vieni qui, un giro nella splendida cantina del seicento che si trova sotto il locale). Il servizio è attento, veloce ed informale. Corretto il rapporto qualità – prezzo. La Cantina del Vescovo a Nocera Inferiore si conferma nella nostra guida sul web tra gli indirizzi da non perdere. Tradizione e cucina autentica vanno a braccetto e regalano sempre emozione. Conferma assoluta.
Cantina Del Vescovo
Via Casa Sasso n.13
Nocera Inferiore (Sa)
Tel. 081 517 0204
Visita il sito web della Cantina del Vescovo
Al centro di Caserta, a poca distanza dalla meravigliosa Reggia di Caserta, c’è un indirizzo che merita di essere annotato con cura nel taccuino degli appassionati di buona tavola. È il Ristorante Gli Scacchi, tappa imprescindibile per chi desidera esplorare l’anima gastronomica del territorio ma vuole farlo attraverso una lente contemporanea.

Ristorante Gli Scacchi. Caserta - Insegna esterna
Il Ristorante gli Scacchi regala una piacevole sensazione già quando si arriva. Gli ambienti sono stati sapientemente restaurati: pareti in tufo che raccontano la storia del territorio, specchi che amplificano la luce e arredi di pregio, dettagli ricercati e sedute color giallo ocra che scaldano l’atmosfera. Ogni elemento contribuisce a creare un equilibrio armonico tra sobrietà e carattere, tra intimità e raffinatezza. Qui l’ospite non è un semplice cliente, ma parte di una vera esperienza che comincia dall’atmosfera e dall’ambiente e prosegue con le proposte di cucina.

Ristorante Gli Scacchi. Caserta - Particolare di una sala interna
A fare gli onori di casa è il signor Gino, semplicemente impeccabile, con un aplomb quasi britannico, capace di accompagnare con discrezione ogni momento della serata con preparazione e amore. In cucina, la chef Marilena interpreta con sensibilità e tecnica il patrimonio gastronomico casertano e del territorio, restituendolo in chiave moderna ma senza tradirne l’anima.
La proposta in carta, volutamente essenziale è scandita dalla stagionalità e trova il suo comune denominatore nella valorizzazione delle eccellenze del territorio: dalla pasta di Gragnano alla mozzarella di bufala, dalle carni locali agli ortaggi freschissimi, dalle mele annurche al maiale nero di razza casertana. Anche la carta dei vini, curata con particolare attenzione alle etichette casertane e campane, racconta la stessa storia fatta di radici e identità.

Ristorante Gli Scacchi. Caserta - Ingresso
La carta è essenziale, curata, coerente e segue il ritmo delle stagioni, raccontando il territorio senza forzature: portate studiate, rotazione intelligente delle materie prime, identità chiara. In attesa di scegliere gli antipasti, arriva l’entrèe degli Scacchi: cestino di farina di castagne con lenticchie di Villalba (Presidio Slow Food), pera caramellata e sedano. Davvero una proposta indovinata. Le lenticchie si sposano a meraviglia con la dolcezza misurata della pera caramellata, mentre il cestino di farina di castagne regala un timbro quasi montano. Ottimo “incipit”.

Entrée degli Scacchi
Da bere scegliamo una bottiglia di Pellerosa de I Cacciagalli, azienda e cantina che ottiene i suoi vini con i dettami dell’agricoltura biodinamica. Il Pellerosa è un rosato di personalità, ottenuto da uve di aglianico in purezza e affinato in anfora. Un vino strutturato, più vicino per corpo ad un rosso che ad un rosé capace con la sua personalità di sostenere l’intero percorso gastronomico con autorevolezza.

Pellerosa de I Cacciagalli
Intanto arriva il pane. Come antipasti optiamo per una degustazione di salumi di maiale razza casertana: salsiccia secca davvero spettacolare, il prosciutto crudo aromatico e profumato ed il guanciale a dir poco spaziale. I salumi che abbiamo degustato sono da dieci e lode.

Degustazione di salumi di maiale nero di razza casertana
Gino ci fa gustare anche la loro giardiniera fatta davvero a regola d’arte e resa ancora più aromatica grazie alla presenza dei semi di finocchetto.

La meravigliosa giardiniera degli Scacchi
Poi ecco il percorso antipasti definito l’Orto. Si comincia con una crostata di pasta frolla salata con ricotta, formaggio di bufala, bietole e spinaci su crema di zucca. La frolla salata è friabile ma compatta, accoglie una farcia avvolgente dove la ricotta ed il formaggio di bufala si fondono in un registro pieno ma non opulento. Le bietole e gli spinaci portano una sfumatura erbacea che alleggerisce il boccone, mentre la crema di zucca, appena dolce, completa il tutto.

Crostatina di pasta frolla salata con ricotta e formaggio di bufala con bietole spinaci su crema di zucca
Seconda proposta è la reinterpretazione della classica pizza di scarola campana. Qui la tradizione viene alleggerita: l’impasto, più vicino a un pan brioche, addolcisce il tutto. Il risultato è una proposta che conserva l’anima popolare ma si veste di eleganza, dimostrando come la memoria possa essere rivisitata senza perdere la sua identità.

Reinterpretazione della pizza con la scarola
Terza portata dell’antipasto l’Orto è la parmigiana di borragine. Scelta stagionale intelligente. Dato il periodo, al posto delle melanzane la chef Marilena utilizza la borragine, erba dalla forte vocazione culinaria. Il risultato è una parmigiana più verde, più aromatica, con un finale leggermente erbaceo.

Parmigiana di borragine
E’ il momento dei primi. Scegliamo le candele di Gragnano al ragù di “Genovese”. La carne è morbida, succosa. Il profumo è avvolgente ma delicato e mai invadente. La pasta è cotta con precisione millimetrica, trattiene il sugo e restituisce un morso pieno, appagante. È un grande piatto della tradizione, interpretato con rigore e sensibilità dalla chef Marilena. Probabilmente questo è uno dei manifesti della cucina del Ristorante Gli Scacchi.

Candele di Gragnano alla Genovese
L’altro primo sono i mezzi paccheri di Gragnano con pomodorini gialli del Vesuvio, olive nere di Caiazzo, uvetta, pinoli e capperi. Un piatto che gioca su contrasti e ritmo. La dolcezza solare dei pomodorini gialli incontra in maniera sorprendente la sapidità delle olive e dei capperi, mentre uvetta e pinoli aggiungono profondità e una lieve nota dolce. La costruzione è armonica, l’equilibrio centrato: ogni ingrediente trova spazio senza sovrastare l’altro. Esecuzione impeccabile, risultato elegante. Chapeau.

Mezzi paccheri di Gragnano con baccalà, pomodorini gialli del Vesuvio, olive nere caiazzane, uvetta, pinoli e capperi
Come secondo restiamo nel territorio casertano e scegliamo su consiglio di Gino lo stracotto di bufalo casertano con broccoli e sfere di patate. Mai consiglio fu più giusto. Cottura lenta della carne, fibra tenera, sapore intenso ma pulito. Il bufalo esprime carattere senza eccessi. I broccoli regalano una nota vegetale che bilancia la “forza” della carne, mentre le sfere di patate completano con morbidezza. Un secondo piatto davvero eccellente, oserei dire identitario e tecnicamente centrato.

Stracotto di bufalo casertano con broccoli e patate
Prima del dessert ecco un piccolo omaggio dalla cucina: un cannolo con verza, porcini e tartufo nero. Un concentrato di territorio.

Cannolo con verza, porcini e tartufo nero
Chiudiamo in dolcezza con una fetta di torta di mele annurche, servita con crema pasticciera al profumo di cannella. Un finale rassicurante che profuma di casa di mamma o di nonna, davvero apprezzatissimo.

Torta di mele annurche con crema pasticciera al profumo di cannella
Accompagniamo il dessert con due giri di amaro Erbes di Fratelli Izzi. Eccezionale amaro digestivo prodotto a Fondi.

Amaro biologico Erbes dei Fratelli Izzi
Chiediamo il conto, paghiamo per la nostra cena al Ristorante gli Scacchi 55 euro a persona, escluso il vino. Una cifra coerente con la qualità della proposta gastronomica, l’ambiente e la cura dei dettagli.
Al Ristorante Gli Scacchi tutto parla di territorio, ma nulla è scontato: ogni ingrediente viene esaltato, cesellato, reinterpretato con eleganza e misura. È in questo dialogo costante tra memoria e contemporaneità che prende forma un’esperienza gastronomica autentica, capace di sorprendere senza mai perdere il legame con la propria terra. Qui il territorio casertano viene esaltato grazie alle proposte della chef Marilena capace di nobilitare ed esaltare nei suoi piatti ogni ingrediente. Fantastici i salumi di maiale di razza casertana. Da rimarcare senza esitazioni, la Genovese, piatto simbolo, eseguita magistralmente. I mezzi paccheri con baccalà, pomodorino giallo del Vesuvio, olive caiazzane, capperi e pinoli sono sicuramente tra le proposte più riuscite per equilibrio e personalità. Lo stracotto di bufalo, eccellente per tecnica e materia prima. Da amore a primo assaggio la torta di mela annurca, chiusura elegante e identitaria della nostra cena agli Scacchi. Ma oltre ai piatti, resta l’esperienza complessiva: la professionalità, l’ospitalità e la gentilezza del signor Gino in sala, la mano sicura della chef Marilena, che guida la cucina con competenza, rispetto del territorio e una sensibilità moderna. Fornita e ben curata la carta dei vini. Il Ristorante gli Scacchi a Caserta entra di diritto nella nostra guida sul web tra gli indirizzi imperdibili. In questo luogo gusto, atmosfera e cura dei dettagli vanno a braccetto e regalano emozione.
Ristorante Gli Scacchi
Via Salvatore Maielli n.3
Caserta
Tel. 0823 145 5046
Visita il sito web del Ristorante Gli Scacchi
Tornare in Irpinia è sempre un’esperienza che rinnova lo stupore. Questa terra, generosa e schietta, continua a raccontarsi attraverso una cucina identitaria e una cultura gastronomica profondamente ancorata alle proprie radici. Siamo ad Ariano Irpino, al Ristorante La Pignata, indirizzo simbolo della ristorazione irpina e punto di riferimento per chi ricerca una cucina capace di interpretare il territorio con sensibilità contemporanea. È un luogo che frequentiamo con piacere, una certezza, un approdo sicuro per chi ama i sapori autentici riletti con misura e consapevolezza.

La Pignata. Ariano Irpino - Particolare sala interna all'ingresso
L’ambiente è raccolto, accogliente, costruito su un equilibrio armonico tra eleganza e calore rustico: luci ben calibrate, atmosfera conviviale, arredo curato. La mise en place è essenziale ma elegante e riflette la filosofia del locale, fatta di sobrietà ed attenzione al dettaglio. Ad accoglierci, come sempre, c’è Ezio Ventre, padrone di casa appassionato e competente, profondo conoscitore del mondo del vino – con una predilezione per le etichette biologiche – e instancabile promotore delle eccellenze del territorio, dalle birre artigianali ai distillati.

La Pignata. Ariano Irpino - Particolare di una sala interna
In attesa di consultare le proposte del menù, arriva il benvenuto de La Pignata, un piccolo manifesto della sua filosofia: una crocchetta di ceci e cotechino irpino adagiata su vellutata di lenticchie della Valfortore, completata da un gel di sedano di Gesualdo, presidio Slow Food; una fettina di filone di maiale irpino al lardo stagionato dodici mesi; e un pentolino di ragù di pomodoro e basilico, da gustare rigorosamente “di scarpetta”, come impone la tradizione. Un’entrée che parla chiaro fin da subito: territorio, memoria e gusto in chiave contemporanea.

Il benvenuto della Pignata
Ad accompagnare questo entrée, Ezio Ventre propone un calice di Ekwo Abruzzo Pecorino DOC di Tenuta Terraviva. Un bianco ottenuto da uve Pecorino in purezza, con fermentazione spontanea e affinamento di sei mesi in acciaio. Il colore è un giallo luminoso, il profilo olfattivo gioca su note di frutta gialla e fiori, mentre al palato si distingue per freschezza, mineralità e una chiusura piacevolmente agrumata. Un abbinamento centrato, capace di sostenere senza sovrastare.

Ekwo Abruzzo Pecorino DOC di Terraviva
Prima degli antipasti, si rinnova un rito irpino che qui assume un valore quasi "sacro": pane e olio.

Pane e Olio Evo
Protagonista è l’Erede, olio extravergine monovarietale Marinese dell’azienda agricola Francesco Pepe. Ottenuto esclusivamente da olive Marinese, si presenta come un olio intenso, ben strutturato, con note erbacee e una piacevole vena piccante. Un olio di carattere, che racconta senza compromessi la sua origine.

Erede Olio Evo dell'azienda agricola Francesco Pepe
Per accompagnare l’intero pranzo scegliamo di restare in Irpinia, stappando una bottiglia di Trespadini Irpinia Campi Taurasini DOP di Boccella Rosa. Un Aglianico di grande personalità, dal colore rosso rubino profondo, con sentori di prugna e frutti rossi maturi, seguiti da spezie e tabacco. Il sorso è pieno, con un tannino elegante, perfetto compagno per il nostro pranzo al Ristorante La Pignata.

Trespadini Irpinia Campi Taurasini DOP di Boccella Rosa
È il momento degli antipasti, e non può mancare uno dei piatti simbolo della casa: il Pancotto all’Arianese. Verdure miste, cicorie e scarole incontrano aglio, olio extravergine e peperoncino, il tutto completato da lardo di Mangalica e peperone crusco. Una rilettura colta di un piatto povero, che qui si carica di una golosità primordiale: intensa, rustica, ma sorprendentemente equilibrata. Un vero inno alla cucina contadina irpina, potente e autentico. Un piatto iconico della Pignata, semplicemente imperdibile.

Pancotto all'arianese
Segue l’uovo in purgatorio: uovo cotto a bassa temperatura su salsa di pomodoro, peperone crusco e basilico, ricoperto da una morbida e vellutata fonduta al Parmigiano. Una rivisitazione elegante e centrata del grande classico partenopeo, rispettosa della tradizione ma arricchita da tecnica e precisione.

Uovo in purgatorio
Tra i primi, arrivano in tavola dei tortelli ripieni di caciocavallo e salsiccia, serviti su una crema di scarola, con fonduta di caciocavallo podolico e pane profumato al pomodoro. Un piatto avvolgente, profondo, che gioca con sapori decisi ma perfettamente in equilibrio.

Tortelli con caciocavallo, salsiccia e scarola
A seguire, i tagliolini al tartufo bianco pregiato: essenziali, raffinati, profumatissimi. Una preparazione che punta tutto sulla qualità assoluta della materia prima e sulla delicatezza dell’esecuzione. Sublimi.

Tagliolini al tartufo bianco
Non è ancora finita. Ezio Ventre ci sorprende con un assaggio di cardone all’arianese rivisitato: ravioli ripieni di cardo in brodo di cappone, sfilacciata di cappone, stracciatella d’uovo e polpettine di vitello. Un piatto che sa di casa, di festa, di tradizione familiare. Una carezza calda e rassicurante.

Cardone all'arianese rivisitato con ravioli ripieni di cardo
Per il secondo scegliamo di condividere la guancia di vitello cotta a bassa temperatura, accompagnata da crema di patate al peperone crusco, funghi cardoncelli e fiori di aglio dell’Ufita, presidio Slow Food. La carne è straordinariamente tenera, succosa, perfettamente bilanciata nei sapori. La componente cremosa dona rotondità, mentre il peperone crusco funge da filo conduttore aromatico, in un piatto che soddisfa pienamente i sensi restando fedele alla tradizione.

Guancia di vitello cotta a bassa temperatura con funghi cardoncelli, crema di patate al peperone crusco e fiori di aglio dell'Ufita
Prima del dolce arrivano due piccole coccole: una delicata simulazione della neve con il vincotto. Granita d’acqua purissima avvolta dal vincotto che con la sua dolcezza antica richiama gesti e sapori della tradizione.

Simulazione della neve con il vincotto
E poi un sorbetto al mandarino, fresco e piacevolissimo, ideale per preparare il palato al finale.

Sorbetto al mandarino
Il dessert scelto è uno dei must della Pignata: lo Scazzamariello: sbriciolona al cioccolato, mousse al pistacchio, amarena e gelato al fiordilatte. Un equilibrio goloso e appagante, che non ha bisogno di ulteriori commenti.

Scazzamariello
Chiudiamo con due bicchieri di Ratafià irpino e chiediamo il conto: paghiamo 60 euro a persona (vino escluso). Un rapporto qualità-prezzo corretto e coerente con la proposta e il contesto.
Il Ristorante La Pignata si conferma come una solida istituzione della ristorazione irpina, una realtà che ha saputo crescere e rinnovarsi nel tempo restando sempre fedele alla propria identità. La cucina qui alla Pignata, diventa racconto, memoria e territorio, declinati attraverso uno sguardo attuale e consapevole. L’ospitalità sincera e senza filtri di Ezio Ventre e della sua brigata, l’attenzione costante ai particolari, la qualità rigorosa delle materie prime e una lettura rispettosa ma mai statica della tradizione rendono questo indirizzo una tappa di riferimento assolutamente imperdibile. Le proposte di cucina sono eccellenti e seguono il ritmo e lo scorrere delle stagioni. Ottimi gli antipasti, il Pancotto all’Arianese è un piatto iconico che non puoi non provare se vieni qui. Tra i primi i tagliolini al tartufo bianco sono un grande classico. Meravigliosi i Tortelli ripieni di caciocavallo e salsiccia in crema di scarola, fonduta di caciocavallo podolico e pane profumato al pomodoro. Paradisiaca la guancia cotta a bassa temperatura. La carta dei vini è ampia, curata, con una selezione attenta alle produzioni biologiche e interessanti aperture verso etichette internazionali. Il servizio si distingue per professionalità, precisione e ritmo adeguato. Il conto è cmmisurato alla qualità della proposta gastronomica ed al contesto. La Pignata ad Ariano Irpino si conferma, a pieno titolo, tra i migliori ristoranti irpini e regionali nella nostra guida sul web. Un indirizzo da provare, e da ritrovare, nel tempo.
Ristorante La Pignata
Viale dei Tigli n.7
Ariano Irpino (Av)
Tel. 0825 87 25 71
Visita il sito web del Ristorante La Pignata
Tornare ad Ariano Irpino, la suggestiva città del Tricolle, significa ogni volta riscoprire un territorio capace di offrire indirizzi autentici e storie gastronomiche che meritano di essere raccontate. L’Irpinia, qui, si esprime con carattere, concretezza e una sincera vocazione all’accoglienza. In questo contesto si inserisce la Trattoria Braceria Due Nani. Qui ci fermiamo spesso e questa rappresenta una tappa che si conferma solida e coerente, capace di restituire il senso più vero della cucina di territorio.
Siamo in località Santa Barbara, lungo la SS90, in una posizione strategica e facilmente raggiungibile anche da chi arriva dal napoletano, a pochi chilometri dall’uscita autostradale di Grottaminarda (A16). Un dettaglio tutt’altro che secondario per chi ama viaggiare seguendo il filo del gusto. Varcare la soglia dei Due Nani significa entrare in un luogo dove la convivialità non è un concetto astratto, ma una sensazione immediata e tangibile. L’ambiente, rustico e accogliente, gioca su tonalità calde e materiali naturali: il legno domina la scena, accompagnando l’ospite in spazi semplici ma curati, suddivisi tra una sala principale, una veranda luminosa ed un piccolo ma piacevole spazio esterno, ideale nella bella stagione.

Trattoria Braceria Due Nani. Ariano Irpino - Insegna Esterna
Quella della Trattoria Braceria Due Nani è prima di tutto una storia di famiglia, che affonda le radici nel passato per trovare nuova linfa nel presente. Flavio Rubino, oste appassionato e custode di questa eredità, ha saputo ridare vita all’attività avviata dal nonno nella parte alta di Ariano Irpino, recuperandone lo spirito e l’identità. Nella saletta interna fanno ancora capolino le iconiche statuette dei due nani, simbolo affettivo e memoria viva di quella storia da cui tutto ha avuto origine. La passione di Flavio per la cucina nasce presto e si consolida nel tempo, fino a prendere forma in questo progetto condiviso con la moglie Mariagrazia e con un team costruito con pazienza e dedizione. Qui si pratica una cucina espressa, profondamente legata alla stagionalità e alla qualità delle materie prime. La carne rappresenta da sempre il cuore pulsante della proposta gastronomica, selezionata con cura nelle migliori macellerie del territorio, senza però rinunciare a proposte di mare. Il menù è in continua evoluzione, arricchito di settimana in settimana da nuovi piatti raccontati con passione direttamente dall’oste Flavio e dal personale di sala.

i Due Nani. Ariano Irpino - La mise en place del nostro tavolo
Ad accompagnare l’inizio del percorso, arriva in tavola il pane di Montecalvo Irpino, realizzato con semola di grano duro, fragrante e profumato, autentica espressione del territorio. Per il calice scegliamo l’Atto Basilicata IGT Rosso di Cantine del Notaio, da uve Aglianico del Vulture: un vino dal colore rubino intenso, con una piacevole vena minerale e profumi di spezie e frutti rossi, capace di dialogare con equilibrio e personalità con la cucina dei Due Nani.

Il meraviglioso pane di Montecalvo Irpino
È il momento degli antipasti: la millefoglie di carne di vitello essiccata, alternata a chips di carciofi fritti e completata dal formaggio di bufala erborinato è spettacolare. Un vero trionfo di sapore e consistenze: la delicatezza della carne, la croccantezza vegetale del carciofo, la nota aromatica e pungente del formaggio erborinato. Un antipasto elegante, che mette insieme tecnica, materia prima eccellente e visione contemporanea.

Millefoglie con carne di vitello essiccata, chips di carciofi e formaggio erborinato di bufala
Non può mancare poi uno dei piatti simbolo della Trattoria Braceria Due Nani, che nel tempo è diventata un vero e proprio manifesto identitario del locale: il pancotto. Qui la cucina della memoria viene riletta con intelligenza e gusto. Il pane raffermo di Montecalvo Irpino diventa protagonista insieme ai broccoli e alle verdure, al peperone crusco, alla stracciatella e a un intenso olio aromatizzato al peperone crusco. Il risultato è un piatto spettacolare nella sua semplicità, capace di emozionare e di restituire dignità e nobiltà a ingredienti umili, trasformandoli in un’esperienza gastronomica autentica e profondamente territoriale.

Pancotto della Trattoria Braceria Due Nani
Si prosegue con una polenta servita su un morbido letto di verza stufata, arricchita da pecorino di Carmasciano e completata da scaglie di tartufo nero irpino. Un piatto caldo, avvolgente, che parla di stagionalità. Un vero e proprio comfort food, dove il tartufo non copre ma accompagna.

Polenta su letto di verza stufata con percorino Carmasciano e tartufo nero
Tra i primi piatti, la scelta cade su delle pappardelle al tartufo bianco pregiato. Pochi ingredienti, nessuna forzatura: olio extravergine di oliva di qualità e tartufo bianco, lasciati liberi di esprimersi senza interferenze. Un piatto essenziale, quasi ascetico, che mette al centro il profumo, la persistenza e la purezza del tartufo, valorizzando la manualità e la sensibilità della cucina.

Pappardelle al tartufo bianco pregiato
L’altro primo è uno dei veri "cult" della Trattoria Braceria Due Nani, un piatto che affonda le radici nella tradizione campana e che qui trova un’interpretazione sincera e identitaria: gli ziti spezzati alla genovese, arricchiti da scaglie di cacioricotta. La lunga cottura della cipolla, dolce e profonda, avvolge la pasta in un abbraccio intenso e avvolgente, la carne è eccezionale e si scioglie in bocca mentre il cacioricotta aggiunge una nota sapida e cremosa che equilibra perfettamente il piatto. È una genovese che parla di tempo, pazienza e rispetto della memoria, capace di emozionare senza bisogno di reinterpretazioni forzate. Chapeau!

Ziti spezzati alla genovese della tradizione con cacioricotta
Come secondo, scegliamo di condividere una proposta che rappresenta al meglio l’anima di braceria in Irpinia dei Due Nani: una tagliata di rib eye di Frisona, cotta con precisione e servita con peperoni cruschi e caciocavallo di Montella stagionato. La carne è succosa, intensa, valorizzata da una materia prima selezionata con grande attenzione; i peperoni cruschi donano croccantezza e una nota dolce-amara, mentre il caciocavallo irpino aggiunge profondità e carattere. Un piatto che racconta territorio, tecnica e passione per una carne di qualità scelta con cura da Flavio Rubino.

Tagliata di rib eye di frisona con peperone crusco e caciocavallo podolico di Montella stagionato
Come contorno optiamo per patate e porcini al forno. Mai scelta fu più azzeccata…..

Patate e porcini al forno
La chiusura è affidata a una vera chicca golosa: panettone artigianale braciato, accompagnato da crema chantilly e da una profumata riduzione di ratafià. Un dessert che sorprende per equilibrio e originalità, capace di unire comfort e raffinatezza, lasciando un ricordo piacevolmente persistente legato alle festività (ahimè) ormai finite.

Panettone braciato con crema chantilly e riduzione di Ratafià
Ad accompagnare il dolce, due bicchierini di Anthemis, liquore dal carattere deciso ma armonico, prodotto dai Padri Benedettini dell’Abbazia di Montevergine. Un sorso che profuma di erbe e tradizione monastica, perfetto per chiudere il pranzo con una nota identitaria e territoriale.

Liquore Anthemis
Per l’intero percorso gastronomico, il conto finale si attesta sui 65 euro a persona, una spesa coerente con la qualità delle materie prime, la cura delle preparazioni e l’esperienza complessiva offerta.
La Trattoria Braceria Due Nani ad Ariano Irpino si conferma ormai una realtà solida e autentica nel panorama della ristorazione irpina, capace di coniugare memoria e presente con grande equilibrio. La location è semplice, rustica ma estremamente accogliente. La cucina racconta il territorio con proposte che affondano le radici nel passato ma debitamente interpretati in chiave contemporanea.
Due piatti, più di altri, restano impressi come veri simboli dell’identità del locale: il pancotto, straordinaria espressione di cucina povera nobilitata, e gli ziti spezzati alla genovese, emblema di una tradizione portata avanti con rispetto e consapevolezza.
Altro motivo per cui tanti vengono qui è l'ottima carne scelta e selezionata con cura e preparata con maestria. L’oste Flavio Rubino è l’anima di questo luogo, vulcanico, preparato e appassionato. Il servizio è puntuale ma informale. Molto curata la carta dei vini. Il rapporto qualità – prezzo è commisurato all’esperienza gastronomica e alla qualità delle materie prime (la carne su tutte). La Trattoria Braceria Due Nani è un indirizzo da segnare in agenda e che merita la visita, ideale per chi cerca cucina del territorio, carne di qualità e sapori autentici in Irpinia, raccontati con passione e verità. Alla prossima ….
Trattoria Braceria Due Nani
Contrada Santa Barbara, n.1
Ariano Irpino (Av)
Tel. 0825 185 3895
Visita la pagina Fb della Trattoria Braceria Due Nani