Storie di gusto

Sabato, 03 Aprile 2021 22:55

Nusja e Panari di Greci (Av)

Siamo in Irpinia a Greci, antico borgo di tradizioni arbëreshë, l'unico di tutta la Campania. Qui c'è una natura rigogliosa, un bel centro storico e tradizioni antiche di secoli.
Un giro da queste parti è davvero consigliato. Luogo ameno e rilassante, conserva un fascino particolare. Greci è senza dubbio un posto magico, quasi fuori dal tempo dove la storia ha lasciato segni importanti e anche abitudini e tradizioni gastronomiche uniche.

Panorama di Greci
Panorama di Greci

Una ad esempio è legata al periodo pasquale. A Greci, durante la settimana santa, in arbëreshë “Java a Matha”, è usanza realizzare dei dolci di pasta frolla: per le femminucce una bambolina, la “nusja”, per i maschietti un cestino, “panari”. Prepararli significa rispettare un’antica tradizione ma anche dare sfoggio di grande abilità nel modellare e dare forma a questa bambola e al cestino.

Segno particolare e distintivo è un uovo sodo che si fissa sui dolcetti e si dice porti fortuna. Da sempre infatti l’uovo è simbolo ancestrale di fertilità e del perpetuo ritorno alla vita.

 

N.B. Un sentito ringraziamento a Nicoletta Rosalbo per la sua bellissima versione di Nusja e Panari, per le foto e la segnalazione di questa antica usanza.

 

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Mercoledì, 31 Marzo 2021 00:03

Fiadoni salati molisani

I fiadoni sono tipici del Molise e dell’Abruzzo e si preparano nel periodo di Pasqua. Sono in pratica dei golosi fagottini ripieni. Esiste sia la versione dolce sia quella salata. Qui ti spieghiamo come fare i fiadoni salati molisani detti anche in dialetto “casciatielli”, semplici e gustosissimi. Grazie alla brava maestra pasticcera Daniela Carissimo di Dolci Tentazioni a Trivento per la ricetta.

Ingredienti per 4/5 Fiadoni

Per la pasta frolla:

- 300 gr olio di semi
- 300 gr acqua (oppure 150 gr acqua, 150 gr vino bianco)
- 1 kg farina 00
- 2 cucchiai da tavola di zucchero

Procedimento:

Impastare bene e lavorare tutti gli ingredienti e formare una frolla. Lasciare riposare un po’ perché risulterà molto elastica. Una volta preparata la nostra frolla teniamo da parte e dedichiamoci al ripieno…

Ripieno:

- 500 gr di formaggio rigatino
- 500 gr di formaggio di mucca (oppure pamigo)
- 4 uova (se necessario aggiungere man mano le altre uova fino a raggiungere un impasto morbido e omogeneo)
- Prezzemolo tritato a piacere


Fiadone salato molisano Particolare
Fiadone salato molisano Particolare

Procedimento:

Mescoliamo per bene gli ingredienti del ripieno, fino ad ottenere un composto omogeneo.
Stendere la pasta con un mattarello e renderla il più sottile possibile.
Formare un tondo, mettere il ripieno al centro, chiudere e cercare di fare un bordino con le dita. Dobbiamo formare dei fagottini. Spennellare con il rosso d'uovo e infornare a 160 ° per 35/40 minuti (in base al proprio forno). Sformare e lasciare raffreddare! Et voilà, i nostri fiadoni salati sono pronti.

Fiadone molisano salato Dettaglio ripieno
Fiadone molisano salato - Dettaglio ripieno

Dolci Tentazioni
C/da Macchierio n.97
Trivento (Cb)
Tel. 0874 871263
Visita la pagina Fb di Dolci tentazioni Trivento

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Venerdì, 12 Febbraio 2021 22:50

Zeppole Carinolesi di Carnevale

Cari amici dei Templari del Gusto, in questo articolo desidero parlarvi di un dolce che quasi certamente la maggior parte di voi non conosce. Si tratta della zeppola carinolese di Carnevale, un dolce tradizionale che ogni anno, durante il periodo di Carnevale, viene gustato da tutte le famiglie del paese di origine dei miei genitori, Carinola, in provincia di Caserta.
Carinola è un piccolo borgo feudale situato nel Nord della Campania. Si trova in un territorio le cui tradizioni enogastronomiche sono fortemente influenzate dalla presenza, da tempi remoti, degli antichi romani. Basti pensare al Falerno, un vino derivante da uno dei vitigni più antichi della nostra penisola e tipico di questa zona, menzionato da autori come Plinio il Vecchio e Ovidio. Le origini della zeppola carinolese non sono note ma è probabile che siano anch’esse antichissime, dato anche il sapore speziato che la caratterizza.
La zeppola di Carnevale, nonostante il nome, ha una forma che è molto lontana dalle più note zeppole di San Giuseppe, diffuse in tutta Italia. Quella carinolese, infatti, è più somigliante ad una crepe ma più spessa.
La particolarità di questo dolce tradizionale sta nella cottura, in quanto questa può avvenire solo utilizzando un apposito tegame, detto “ruoto”, che in dialetto campano significa “tegame rotondo”. Il “ruoto” è fatto di terracotta, rigorosamente non smaltato, ed ha la caratteristica di avere dei forellini nella parte centrale. Ciò è indispensabile per la buona riuscita del dolce poiché i buchi centrali servono per far penetrare l’aria nell’impasto, la quale deve diramarsi dal centro verso la periferia.

Il particolare ruoto di terracotta per la cottura della zeppola carinolese
Il particolare ruoto di terracotta per la cottura della zeppola carinolese

I tegami per la zeppola di Carnevale sono prodotti a Cascano, un borgo vicino Carinola, famoso per la produzione delle terrecotte, che, anche in questo caso, risale ai tempi dei romani.
Le mie nonne erano solite cuocere la zeppola direttamente sul fuoco del camino e questo, credetemi, contribuiva ad emanare in tutta la casa un profumo intenso ed accattivante. Si poneva il “ruoto” su un treppiedi posizionato direttamente sulla fiamma del fuoco e per saggiare la giusta temperatura della terracotta le mie nonne usavano utilizzare un pezzetto di legno o uno stuzzicadenti da porre al centro del tegame, in corrispondenza dei forellini.
Una volta che questo legnetto diventava nero, la terracotta aveva raggiunto la temperatura perfetta per accogliere e quindi cuocere l’impasto. La cottura non deve avvenire direttamente sulla fiamma, infatti il tegame veniva poi spostato sulla brace preparata appositamente, dove il calore era meno aggressivo.
La zeppola carinolese è composta da ingredienti semplici e mi piace definirlo un dolce “conviviale”, in quanto ognuno si serve strappandola con le mani. Inoltre era impossibile pensare che le mie nonne potessero “sfornare” una singola zeppola, infatti è uso comune farne almeno due, utilizzando altrettanti “ruoti”: mentre il primo sta già cuocendo la prima zeppola, lontano dalla fiamma, il secondo è già pronto sul treppiedi per essere scaldato e così via.
Nei paesi del comune di Carinola spesso, durante il Carnevale, si organizzano le “Zeppolate”, occasioni per celebrare quest’antica festa e per raccogliere offerte che verranno utilizzate per le feste patronali che si svolgeranno l’Estate successiva.

La zeppola Carinolese di Carnevale
La zeppola Carinolese di Carnevale

Parlandovi di questo dolce vi ho portato nei miei ricordi d’infanzia, quando ogni occasione era buona per stare insieme ed onorare le tradizioni. Anche se le cose cambiano, se le nostre vite prendono direzioni diverse e se ci si allontana fisicamente dai luoghi che ci hanno visto crescere, eseguire una ricetta che rimanda alle tradizioni delle nostre famiglie, ci fa tornare in quei luoghi e magari a volte basta un profumo di zucchero e cannella per tornare un po’ bambini e sentirsi coccolati ancora una volta da chi non c’è più.
Qui di seguito trovate la ricetta, rigorosamente tramandata di generazione in generazione, dalle donne della mia famiglia.

Ingredienti:

- 500 gr di farina 00
- 200 gr di zucchero semolato
- 750 ml di latte intero
- 2 uova
- 2 cucchiai di olio evo
- Un pizzico di sale
- Scorza di limone q.b.
- Aroma di vaniglia

Procedimento:

In una ciotola unire le uova alla farina ed allo zucchero, aggiungendo la vaniglia e la scorza di limone. Nel frattempo scaldare il latte, evitando di farlo arrivare ad ebollizione. Una volta caldo aggiungerlo a filo all’impasto, girando con una frusta per evitare la formazione di grumi. Dovrete ottenere una pastella morbida ed omogenea.
Una volta pronta la pastella, posizionare il “ruoto” direttamente sulla fiamma per permettere alla terracotta di raggiungere la temperatura ideale. Quando quest’ultima sarà raggiunta, versare l’impasto, facendo in modo che quest’ultimo raggiunga i bordi del tegame in maniera omogenea. Quando l’impasto avrà ricoperto tutta la superficie del “ruoto”, spegnere la fiamma e coprire con un coperchio. In questo modo la terracotta, ben calda, continuerà a cuocere la zeppola in maniera graduale.
Questo passaggio è fondamentale poiché, in caso contrario, si rischia di bruciare l’impasto.
Il risultato finale sarà un dolce piatto caratterizzato dalla presenza di tanti buchi che conferiscono alla zeppola un tipico aspetto che ricorda il favo d’api.
Se i buchi non si formano vuol dire che il calore non ha raggiunto omogeneamente l’impasto, dunque in alcuni punti risulterà crudo.
Se eseguite questa ricetta sul piano cottura è consigliabile l’utilizzo di uno spargifiamma.
Guarnire con zucchero semolato e polvere di cannella a piacere. In una variante più moderna e golosa si può aggiungere crema di nocciole.

Zeppola Carinolese di Carnevale Dettaglio fette
Zeppola Carinolese di Carnevale Dettaglio fette

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Giovedì, 21 Gennaio 2021 12:30

Il prosciutto di Bassiano Reggiani

Salve amici, vi parlo di Bassiano e della prelibatezza che avrete la possibilità di assaggiare visitando questo incantevole borgo medievale nascosto tra i monti Lepini, in provincia di Latina. Passeggiando tra i vicoli di Bassiano vi sembrerà di essere stati catapultati in un’epoca remota. La struttura originaria è ben conservata: le mura castellane, erette sotto la famiglia Caetani, sono ancora ben visibili. Inoltre Bassiano ha dato i natali ad Aldo Manuzio, celebre umanista ed editore, al quale è dedicato anche il Museo delle scritture.
Tuttavia, ciò di cui mi preme raccontarvi è la specialità gastronomica che potete assaggiare in questo splendido borgo: il prosciutto di Bassiano. Si tratta di una vera e propria eccellenza, un salume dal sapore intenso, derivante dai peculiari processi di aromatizzazione ed essiccazione delle carni.
In particolare voglio fare riferimento al Prosciutto prodotto dalla famiglia Reggiani. La loro attività ha inizio negli anni ‘60, periodo in cui Astro, salumerie modenese, si accorse del borgo medievale di Bassiano. Ciò che lo colpì particolarmente fu l’esposizione del piccolo borgo ai venti, in quanto sembrava perfetta per la stagionatura dei prosciutti.

Reggiani Insegna
Reggiani Insegna

La posizione di Bassiano fa sì che le cosce di maiale, durante la stagionatura, non risentano dell’umidità proveniente dal vicino mare. Inoltre la vicinanza di boschi di faggio permette alla carne di catturarne gli aromi, fattore che concorre nel conferire al prosciutto di Bassiano il tipico sapore intenso e aromatico.
L’aromatizzazione particolare che si può percepire mangiando questo salume è data da un’antica ricetta che prevede la distribuzione sulla carne fresca di una salsa composta da vino, rigorosamente dell’agro pontino, aglio, sale marino ed una leggera affumicatura con legno di faggio, come scrivono gli stessi fratelli Reggiani. Qui da loro ho avuto modo di degustare un prosciutto davvero eccellente. 
Nel prosciuttificio Reggiani è possibile acquistare diverse varietà di prosciutti. Dal “Classico” al prosciutto “Etichetta Nera”, dal sapore distintivo poiché subisce una affumicatura con legno di faggio.

Reggiani la casa del prosciutto di Bassiano Interno
Reggiani la casa del prosciutto di Bassiano Interno

Una menzione particolare merita il “Gran Riserva”, prosciutto che viene stagionato per 24 mesi. Presenta una consistente parte grassa che assorbe gli aromi dei boschi circostanti, caratteristica che dona alla carne un sapore intenso, quasi paradisiaco.
È inoltre possibile trovare anche prosciutti di maiali neri, casertano o dei Nebrodi, e iberico.

Reggiani la casa del prosciutto di Bassiano Banco
Reggiani il Banco

Il prosciutto di Bassiano viene celebrato ogni anno con la Sagra del prosciutto, che si tiene la terza domenica di Luglio. Una visita a Bassiano vi permetterà di restare incantati tra i vicoli in cui il tempo sembra essersi fermato; offre la possibilità di fare passeggiate e trekking nelle circostanti splendide aree naturalistiche come il monte Semprevisa ed infine di conoscere un’eccellenza del territorio pontino, lo straordinario prosciutto di Bassiano. Il Prosciutto di Bassiano Reggiani è una vera eccellenza enogastronomica. Da non perdere…

 

Prosciutto di Bassiano Reggiani
Via Casanatola, n.10
Bassiano (Lt)
Tel. 0773 355024
Visita la pagina Fb del prosciutto di Bassiano Reggiani 

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Siamo tornati nel baianese ad Avella alla Pasticceria Pesce. Questo è un indirizzo imperdibile per chi ama i dolci. Ve ne abbiamo già parlato spesso in passato, qui trovi la inconfondibile e spettacolare cassata avellana, un trionfo di pan di Spagna, buonissima ricotta di pecora e le nocciole avellane, secondo noi uno dei piaceri da concedersi almeno una volta nella vita.
Poi il maestro pasticcere Pasquale Pesce a parer nostro fa uno dei migliori panettoni artigianali in circolazione. Ma qui alla Pasticceria Pesce trovi anche un dolce che merita assolutamente. Lo abbiamo scoperto quasi per caso e ce ne siamo innamorati: la frolla Sant’Anna.

La Frolla Sant'Anna
La Frolla Sant'Anna

In effetti si tratta di una rivisitazione originale della sfogliatella frolla, pensata per chi ama il cioccolato. Anche l’aspetto è singolare, praticamente una frolla nera ma la particolarità sta anche nella farcitura: ricotta romana, gocce di purissimo cioccolato, arancia e cannella. Il tutto avvolto in una profumata e golosa frolla al cacao.

La Frolla Sant'Anna Dettaglio ripieno
La Frolla Sant'Anna Dettaglio ripieno

Appena la provi resti rapito dalla sua morbidezza, dal fatto che è profumata, delicata, quasi “speziata” per via della presenza della cannella con quella leggera “nota agrumata” che avvolge il tutto. Ti consigliamo di provarla. La Frolla Sant’Anna è un altro buon motivo per fare un salto qui. La Pasticceria Pesce ad Avella è un un piccolo Paradiso per chi ama i dolci (in particolare quelli con la ricotta). Indirizzo imperdibile, parola dei Templari del Gusto.


Pasticceria Pesce
Via Giacomo Leopardi, n.33
Avella (Av)
Tel. 081 1849 5000
Visita il sito web della Pasticceria Pesce

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Il nostro desiderio di raccontarvi storie legate al cibo di qualità e di segnalarvi prodotti e luoghi da non perdere ci porta ad Avella. Qui c’è un indirizzo fantastico per chi ama i dolci: la Pasticceria Pesce.
Avella si trova nel baianese e ha una storia antica e affascinate, era l’antica Abella, uno dei centri di maggior prestigio della Campania Felix. Qui ci sono tante cose da vedere come il bellissimo anfiteatro di età romana ma qui ad Avella vi consigliamo di venire anche per provare un dolce che è ormai diventato una prelibata eccellenza del territorio, la cassata avellana.
La Pasticceria Pesce è un indirizzo storico (è nata nel 1896) e da sempre lavora garantendo qualità e scelta accurata delle materie prime, una lavorazione attenta, assenza di prodotti di sintesi, e tanto amore.
Pasquale Pesce maestro pasticcere che porta avanti con orgoglio la tradizione di famiglia, è un talento puro e ha inventato un dolce che si può dire sia la versione irpina della cassata siciliana con una ricetta “segreta e sapiente”.

Cassata avellana della Pasticceria Pesce Dettaglio
Cassata avellana della Pasticceria Pesce Dettaglio

La cassata avellana è unica: pan di Spagna, pregiata ricotta di pecora e le “mitiche” nocciole avellane (uno dei vanti del territorio). Quindi le nocciole vanno a sostituire quella che nella cassata siciliana è la frutta candita. Non solo, altra caratteristica sta nella parte superiore della cassata che è ricoperta da una cascata di nocciole, che conferiscono una piacevole e meravigliosa nota croccante. L’interno è un trionfo, il suo sapore avvolgente, delicato ma non stucchevole ti conquisterà. Come è capitato a noi.
Noi ogni anno veniamo a gustare la cassata avellana. Ci siamo innamorati di questo dolce che a parer nostro rappresenta uno dei piaceri da concedersi almeno una volta nella vita. Provala e ci darai ragione, crea dipendenza.
Ma qui alla Pasticceria Pesce tutto è notevole, dai meravigliosi panettoni artigianali (pluripremiati) alla sorprendente frolla di Sant’Anna (altra invenzione della casa). Segna in agenda e fai un salto qui, garantiamo noi.


Pasticceria Pesce
Via Giacomo Leopardi, n.33
Avella (Av)
Tel. 081 1849 5000
Visita il sito web della Pasticceria Pesce

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Martedì, 08 Dicembre 2020 13:47

I cannoli dell'Euro Bar Dattilo (Tp)

E’ già da qualche anno che quando siamo in Sicilia troviamo sempre il modo e un buon pretesto per arrivare fino a Dattilo. Siamo in provincia di Trapani e giusto ad un pugno di km dal capoluogo c’è Dattilo. Chi ci segue anche sui social lo sa, proprio qui, qualche anno fa abbiamo scoperto una meraviglia assoluta: i cannoli dell’Euro Bar.
Venire qui è una sorta di pellegrinaggio per noi appassionati di food e desiderosi di raccontare e condividere le nostre esperienze di gusto.
In questo luogo lontano dagli itinerari turistici tradizionali e poco avvezzo alle luci dei riflettori, tutto ti aspetteresti di trovare ma non quello che per noi, è uno dei migliori cannoli mai gustati.
Inutile girarci intorno perché a parer nostro la realtà è questa. Michele Mazzara (il patron) ormai ha creato intorno a sé e al cannolo dell’Euro Bar quasi una sorta di venerazione, una fama che ha portato turisti, curiosi, golosi e addetti ai lavori da queste parti e questa fama è assolutamente meritata.
Chi già è stato qui può capirci e non può non darci ragione, ma possiamo solo immaginare lo stupore di chi la prima volta dovesse mettere piede qui.
Si resta a bocca aperta già quando ci si trova di fronte a questa meraviglia, la si guarda e si resta colpiti, a cominciare dalla dimensione generosa dei cannoli capaci di soddisfare anche palati più esigenti.
E poi ci si abbandona ai sensi, si chiudono gli occhi e si gusta la poesia, proprio così, perché i mitici cannoli dell’Euro Bar Dattilo, li riconosceresti anche bendato: involucro friabile, ricotta densa, consistente, profumata, avvolgente e misura extralarge.
La ricotta bella granulosa, con poco zucchero, è rigorosamente di pecora e solo delle valli trapanesi. La cialda è fatta a mano, non unta ed è friabile e gustosa. Insomma pochi fronzoli, tanta sostanza e tanta bontà. Noi lo abbiamo gustato in due versioni: semplice con la sola ricotta e anche quello con ricotta e gocce di cioccolato.
I cannoli dell’Euro Bar Dattilo a parer nostro sono uno dei piaceri che bisogna concedersi almeno una volta nella vita. Questo luogo è un vero Paradiso per chi ama i cannoli. Sarà uno dei primi indirizzi in cui torneremo quando si potrà ricominciare a viaggiare.
Intanto segna questo indirizzo in agenda e continua a seguirci….

Euro Bar Dattilo
Via Garibaldi, 11/13
Dattilo (Tp)
Tel. 0923 861434
Visita la pagina Fb dell’Euro Bar Dattilo

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Sabato, 21 Novembre 2020 10:12

I Peperati di San Severo del Forno Innocenzo

Situata nell’Alto Tavoliere la città di San Severo si presenta come un borgo suggestivo e ricco di storia. Le sue origini sono antiche, ma è a partire dal Medioevo che l’agglomerato assume una fisionomia urbanistica rilevante, oggi visibile nelle stradine del centro storico. Di indubbio interesse sono i principali edifici religiosi tra i quali spicca la Cattedrale, risalente all’XI secolo ma poi rifatta nel XVIII, il santuario della Madonna del Soccorso, il Monastero dei Celestini, che è oggi il Palazzo del Municipio, l’Episcopio, la chiesa di San Lorenzo delle Benedettine con la sontuosa facciata concava in pietra di Apricena e la chiesa di San Severino la cui facciata romanica è impreziosita da un meraviglioso portale.
Passeggiando per il centro di San Severo si scoprono vicoli pittoreschi, piazze e chiostri che mantengono intatta la loro originaria struttura e racchiudono scrigni di grande valore artistico ed eleganza architettonica.
Quindi San Severo merita sicuramente una visita e se capitate da queste parti non potete non assaggiare i peperati (in dialetto pèpèrète), dei taralli (biscotti) speziati con mandorle, cioccolato e mosto cotto dalle origini antichissime.
Li ho gustati al Forno Innocenzo e li ho trovati eccezionali.
La ricetta originale del Forno Innocenzo resta giustamente segreta, ma possiamo darvi la ricetta usata nelle case di San Severo, poiché i peperati (pèpèrète) vengono preparati ancora oggi tradizionalmente dalle massaie e sono fantastici.

Peperati Dettaglio
Peperati - Dettaglio

Ingredienti per una decina di taralli:

- Un kg di farina
- Due misurini di olio Evo (sui 100 ml)
- 1 tazza colma di mosto cotto
- 400 gr di zucchero
- ½ bustina di chiodi di garofano
- 1 bustina di cannella
- 2 bustine di lievito in polvere
- 150 gr di cacao amaro
- 120 gr di cioccolato fondente (a pezzetti o bottoncini)
- 100 gr di mandorle
- Latte q.b. per impastare

Procedimento:

Come prima cosa tostiamo le mandorle e tritiamole, tritiamo anche il cioccolato a pezzettini piccolissimi (o utilizziamo i bottoncini o palline di cioccolato già piccole e pronte).
In un recipiente capiente versiamo la farina, lo zucchero, il lievito in polvere, il cacao, le varie spezie, il cioccolato e le mandorle e mescoliamo bene. Poi aggiungiamo l’olio, il mosto cotto continuando a mescolare. Impastiamo bene, versiamo il tutto su una spianatoia e incorporiamo il latte a filo, fino a rendere il panetto bello elastico e tale da poterlo lavorare bene con le mani. Formiamo una bella palletta e lasciamolo lievitare sotto un canovaccio per 5 /6 ore.
Trascorso questo tempo riprendiamo l’impasto, formiamo dei piccoli salsicciotti e chiudiamoli a mo’ di ciambelline (taralli). Disponiamoli su una teglia foderata con carta forno, lasciamoli riposare per un’oretta poi inforniamoli per 15 minuti a 170° in forno preriscaldato.
Attenzione a non farli cuocere troppo, devono mantenersi morbidi. Fateli raffreddare prima di servirli. Sono fantastici, provare per credere…

N.B. Un ringraziamento a Giulia Beccia per la preziosa collaborazione.

Forno Innocenzo
Corso Amedeo D'Aosta, n.16
San Severo (Fg)
Tel. 0882 373382
Visita la pagina Fb del Forno Innocenzo

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Siamo a San Marco dei Cavoti, nel Fortore beneventano. Venire a San Marco significa immergersi in un’atmosfera unica, questo delizioso borgo infatti ha origini antichissime. In particolare il nucleo antico e il nome attuale si devono ai Provenzali che fra il 1353 e il 1355 si stabilirono sul territorio. I coloni provenzali venivano dalla cittadina di Gap e chiamarono il borgo San Marco in onore del loro santo patrono, la denominazione di Cavoti deriva da Gavots, che indicava la provenienza appunto dalla cittadina provenzale di Gap. Da non perdere il borgo antico, sapientemente tenuto e ricostruito in pietra, il borgo Vicidomini, il Palazzo Marchesale, le tre porte di accesso: Porta di Rose, Porta Palazzo e Porta Grande, la Torre Provenzale nel punto più alto del borgo, Palazzo Ielardi, la Chiesa del Carmine risalente al 1600. Non può mancare una capatina al Museo degli orologi da torre unico in Italia.

San Marco dei Cavoti Panorama dal Belvedere Grazionella Oggi Belvedere Mons Michele Marinella
San Marco dei Cavoti Panorama dal Belvedere 

San Marco dei Cavoti è conosciuto nel mondo come “il paese del torrone e del croccantino”. Un altro motivo per venire a San Marco dei Cavoti è quello di passare da Innocenzo Borrillo.
Indirizzo storico e mecca per gli appassionati di dolci bontà. Proprio il cav. Innocenzo Borrillo inventò quello che negli anni è diventato un must, il torrone Baci: un croccantino squisito di mandorle e nocciole ricoperto di goloso e pregiato cioccolato fondente extrafine. La storia cominciò nel 1891, quel piccolo laboratorio di bontà è ancora qui a san Marco e nel tempo si è diventata la Premiata Fabbrica di torroni Innocenzo Borrillo conosciuta in Italia e anche all’Estero.

La mitica cassatina di Innocenzo Borrillo
La mitica cassatina di Innocenzo Borrillo

Se passate da queste parti non potete non assaggiare la mitica cassatina: pan di Spagna, all’interno finissima ricotta di latte vaccino lavorata abilmente con gocce di cioccolato e sopra una pasta di mandorle delicata.

Sua Maestà la cassatina
Sua Maestà la cassatina

La cassatina è come una carezza, morbida, avvolgente, delicata. Ad ogni morso ti trascina in un vortice di bontà. Personalmente me ne sono innamorato e ogni anno venire qui è diventata quasi un’abitudine.

Le cassatine di Innocenzo Borrillo
Le cassatine di Innocenzo Borrillo

Poi l’atmosfera che si respira entrando in questo piccolo negozio è unica. Attendere il proprio turno e di essere servito al banco nella buvette è pura magia. Indirizzo da non perdere. Appena ne avrete modo, ad emergenza Covid finita, fate tappa qui e mi direte…..

Innocenzo Borrillo Interno Un fascino senza tempo
Innocenzo Borrillo Interno Un fascino senza tempo

 

Innocenzo Borrillo
Via Roma, 64
San Marco dei Cavoti (Bn)
Tel. 0824 984060
Visita il sito web di Innocenzo Borrillo

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Venerdì, 07 Maggio 2021 10:23

La Tiella di Gaeta di Carlo Avallone

Sono andato a Gaeta con un intento ben preciso: andare alla scoperta della Tiella di Gaeta, una pietanza tipica composta da due strati rotondi di pasta “cresciuta” e chiusi ai bordi, ripiena con i prodotti della zona come broccoli, cipolle, scarola, spinaci o di mare come le alici, i calamari e il polpo. A volte la si trova anche mista sia di terra che di mare (ad esempio con scarole e baccalà). In ogni sua versione è comunque buonissima, un compendio di quelli che sono i meravigliosi prodotti locali. Una pietanza semplice quanto genuina e vera.

La Tiella di Gaeta di Carlo Avallone
La Tiella di Gaeta di Carlo Avallone

La Tiella ha origini molto antiche si narra che in epoca borbonica, Ferdinando IV di Borbone quando veniva a Gaeta amava girare in incognito e nascosto tra la gente, per confondersi tra gli abitanti del borgo e osservare le massaie che preparavano le Tielle che a lui piacevano tanto, grazie alla passione del sovrano, questo cibo presto arrivò su molte tavole importanti e divenne nel tempo il simbolo di Gaeta. La ricetta è rimasta la stessa negli anni, farina, acqua, lievito, (per l’impasto) e per il ripieno i prodotti meravigliosi della zona e del golfo di Gaeta.

Il Golfo di Gaeta
Il Golfo di Gaeta

Sono andato alla Pizzeria del Porto da Carlo Avallone che a Gaeta è una vera istituzione in fatto di Tiella, l’ho incontrato e mi sono fatto raccontare un po’ di cose interessanti. Una passione incredibile per la cucina, l’idea di aprire oltre 25 anni fa la Pizzeria del Porto con lo scopo di riuscire a dare la possibilità a clienti di poter gustare la vera Tiella. Carlo ha fatto nel tempo una grande ricerca, mantenendo la ricetta originale, ha seguito poi i consigli e le dritte delle massaie locali ed è riuscito con il suo gruppo di lavoro a raggiungere la ricetta “perfetta”. Tutti i prodotti sono a Km zero e il risultato è eccezionale.

La Tiella con polpo, pomodoro e olive di Carlo Avallone. Pizzeria del Porto. Gaeta (Lt)
La Tiella con polpo, pomodoro e olive di Carlo Avallone. Pizzeria del Porto. Gaeta (Lt)

Abbiamo avuto modo di degustare anche noi la Tiella di Carlo Avallone, la tradizionale con polpo, pomodoro, olive di Gaeta, sale, olio extravergine, prezzemolo e peperoncino, quella con le zucchine, con gli spinaci, con le melanzane. Insomma abbiamo avuto modo di testare la sua bontà e capire come venga fatta davvero a regola d’arte.

La Tiella con gli spinaci
La Tiella con gli spinaci

Carlo Avallone tiene anche dei corsi che permettono a tutti di conoscere i segreti della Tiella e mettere in pratica le tecniche e i segreti per farla a regola d’arte. Un modo per tramandare questa bellissima tradizione locale.
Da ricordare poi che la Tiella è attualmente inserita nell’elenco dei prodotti tradizionali della regione Lazio.
Grazie Carlo Avallone per la sua disponibilità, per la piacevole chiacchierata e soprattutto per averci fatto assaggiare la mitica, originale Tiella di Gaeta ! Fai un salto alla Pizzeria del Porto, garantiamo noi.

Pizzeria del Porto
Via Bausan n.40
Gaeta (Lt)
Tel. 0771 460067 – 338 4332175
Visita il sito web della Pizzeria del Porto a Gaeta

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