Brian, non fatevi ingannare dal nome, nasce a Napoli sotto il segno dei pesci e mostra fin da piccolo spiccate capacità artistiche e senso estetico. E' giornalista, speaker radiofonico di fama nazionale, direttore artistico, autore, presentatore, blogger, gastronomo per passione ed esperto di marketing e comunicazione. E' un grande appassionato di food, profondo conoscitore dei prodotti tipici, ha un debole per i borghi storici ed è uno strenuo difensore delle tradizioni anche a tavola, contro ogni forma di omologazione e "globalizzazione del gusto". I suoi racconti e le sue recensioni, sempre molto dettagliate, sono paragonabili ad un viaggio dove il gusto cede il passo alle emozioni.
Tra gli indirizzi che non manco mai di visitare quando mi trovo a Campobasso, ce n’è uno che nel tempo è diventato una piacevole certezza. La Grotta da Concetta è un luogo che custodisce la memoria gastronomica del territorio e la restituisce ai propri ospiti con spontaneità, calore e una rara sensazione di familiarità. Varcare la sua soglia significa ritrovare quei sapori sinceri che appartengono alla cucina molisana, quella di casa, quella fatta di gesti tramandati, ricette della tradizione e ingredienti scelti con attenzione. Situata a pochi passi da Porta Mancina, una delle più suggestive testimonianze del centro storico di Campobasso, questa storica osteria molisana accoglie i suoi ospiti in ambienti dal fascino rustico e autentico. Le pareti in pietra, i soffitti in legno e le diverse sale, ognuna con una propria identità, contribuiscono a creare un’atmosfera intima e accogliente. Durante la bella stagione, inoltre, lo spazio esterno rappresenta un valore aggiunto che rende il pranzo o la cena ancora più piacevoli.

La Grotta da Concetta. Campobasso - Insegna all'ingresso
La filosofia della casa è chiara: valorizzare la tradizione molisana attraverso una cucina schietta, generosa e profondamente legata alla stagionalità. La qualità della materia prima è il punto di partenza di ogni preparazione, mentre il rispetto delle ricette del territorio ne rappresenta il filo conduttore. A completare il quadro c’è un rapporto qualità-prezzo che oggi appare quasi miracoloso. La mise en place è essenziale, senza concessioni all’ostentazione, perfettamente coerente con l’identità del locale. Anche il menù segue la stessa filosofia: pochi fronzoli e molta sostanza. Un semplice foglio elenca le proposte del giorno, che variano costantemente seguendo disponibilità e stagionalità delle materie prime. Una scelta che racconta più di tante parole l’autenticità della cucina della Grotta da Concetta e il suo legame con il ritmo naturale delle stagioni. Ad accompagnare il pranzo scegliamo mezzo litro di Tintilia del Molise che ben si sposa con la cucina del territorio.

La Grotta da Concetta. Campobasso - Suggestivo angolo interno
L’apertura è affidata a tre antipasti molto diversi tra loro ma accomunati dalla stessa filosofia: pochi ingredienti, scelti bene e valorizzati con intelligenza. La bruschetta con burro, alici e spinaci sorprende per equilibrio e armonia. La sapidità delle alici incontra la morbidezza del burro in un connubio classico e sempre vincente, mentre gli spinaci aggiungono una piacevole nota vegetale che alleggerisce l’insieme e dona profondità.

Pane burro, alici e spinaci
Impossibile poi rinunciare a uno dei simboli della cucina molisana: la pizza e minestra. Un piatto che racconta il territorio meglio di tante parole. Le verdure di stagione e pizza di granturco in pezzetti si fondono in una preparazione ricca di profumi, dove la consistenza del granturco aggiunge una piacevole componente rustica che rende ogni forchettata appagante. Un inno alla tradizione gastronomica contadina del Molise.

La Pizza e minestra della Grotta da Concetta a Campobasso
A completare gli antipasti arrivano le chips di zucchine fritte. Apparentemente semplici, ma capaci di conquistare al primo assaggio grazie a una frittura eseguita a regola d’arte: leggera, asciutta, croccante. Una tira l’altra.

Zucchine fritte
Tra i primi scegliamo quello che da anni rappresenta una delle specialità più amate della casa: gli spaghetti aglio, olio, peperoncino, cavolfiore e peperone crusco. Un piatto che dimostra come la grande cucina non abbia necessariamente bisogno di ingredienti ricercati. La pasta è cotta alla perfezione, il cavolfiore leggermente ripassato regala carattere e intensità, mentre il peperone crusco aggiunge quella nota croccante che rende il piatto irresistibile.

Spaghetti aglio, olio, peperoncino e cavolfiore della Grotta da Concetta a Campobasso
L’altro primo profuma invece di primavera. I tagliolini di pasta fresca con asparagi, pecorino e guanciale croccante rappresentano un omaggio alla stagionalità e alla cucina di territorio. La dolcezza degli asparagi, la sapidità del pecorino e la fragranza del guanciale si rincorrono in un insieme ricco ma mai eccessivo, esaltato dalla qualità della pasta fresca.

Tagliolini di pasta fresca con asparagi, pecorino e guanciale
Pur pienamente soddisfatti, decidiamo di concederci ancora un secondo da condividere. La scelta ricade sull’hamburger di maiale casertano servito con patate e friggitelli. Una preparazione gustosa e ben eseguita, dove la qualità della carne emerge chiaramente al primo morso. Succulento, saporito e accompagnato da contorni che lo esaltano.

Hamburger di maiale casertano con friggitelli e patate
Per chiudere in dolcezza arrivano due fette di crostata artigianale all’arancia e noci. Un finale semplice ma convincente, nel segno della tradizione domestica.

Crostata arance e noci
Ad accompagnarle un bicchierino di ratafià molisano, ideale per concludere il pranzo con una piacevole nota aromatica e fruttata.

Bicchierino di Ratafià molisano
Il conto finale? Appena 30 euro a persona. Una cifra che oggi appare quasi incredibile, considerando la qualità delle materie prime, la generosità delle porzioni e il livello complessivo dell’esperienza.
La Grotta da Concetta si conferma, visita dopo visita, uno degli indirizzi più autentici e appaganti di Campobasso. Qui non si cercano effetti speciali, impiattamenti costruiti o esercizi di stile. Si viene per mangiare bene, per ritrovare i sapori della tradizione molisana e per vivere un’esperienza che mette al centro la sostanza. L’ambiente, dominato da legno e pietra, conserva il fascino delle osterie di un tempo. L’atmosfera è calda, familiare e accogliente, tanto da far sentire ogni ospite come a casa. È uno di quei rari luoghi capaci di evocare il ricordo dei pranzi preparati dalla mamma o dalla nonna, dove ogni piatto racconta una storia fatta di territorio, stagionalità e rispetto per la materia prima.
Il menù cambia quotidianamente seguendo il ritmo delle stagioni e la disponibilità dei prodotti, ma alcune specialità rappresentano ormai una vera firma della casa. La pizza e minestra resta un piatto che non puoi non provare, così come le pallotte cacio e ova e gli straordinari spaghetti aglio, olio, peperoncino, cavolfiore e peperone crusco, uno dei piatti che da soli valgono il viaggio. Ottime anche le carni, da sempre uno dei punti di forza del locale. A rendere ancora più speciale l’esperienza contribuiscono un servizio rapido e cordiale, una gestione familiare che trasmette passione autentica e un rapporto qualità-prezzo difficilmente eguagliabile. Il consiglio è quello di prenotare sempre con un certo anticipo, sia a pranzo che a cena, perché trovare posto non è affatto scontato. Del resto il motivo è semplice: chi scopre la Grotta da Concetta a Campobasso finisce quasi sempre per tornarci. E anche per noi continua a essere uno di quei luoghi che meritano sempre la visita e si conferma tra gli indirizzi molisani da non perdere.
La Grotta da Concetta
Via Larino n.7
Campobasso
Tel. 0874 311378
Nel cuore dell’Irpinia, terra generosa di grandi vini e tradizioni gastronomiche, il Ristorante Hotel Mirabella rappresenta una piacevole scoperta per chi è alla ricerca di un’esperienza culinaria capace di coniugare comfort, raffinatezza e identità territoriale. Situato all’interno dell’Hotel Mirabella di Mirabella Eclano, il ristorante accoglie non soltanto gli ospiti della struttura ricettiva, ma anche chi desidera concedersi una pausa gastronomica di qualità durante sia a pranzo che a cena. Un luogo pensato per diverse esigenze: dal pranzo di lavoro alla cena conviviale, fino alle occasioni speciali da condividere con familiari e amici.
L’ambiente si presenta luminoso, elegante e curato nei dettagli. I tavoli in legno e le comode sedute rivestite contribuiscono a creare un’atmosfera sobria e raffinata, dove ogni elemento è studiato per mettere l’ospite a proprio agio e accompagnarlo in un percorso di gusto che si sviluppa senza fretta, lentamente. Il vero valore aggiunto della proposta gastronomica porta il nome dello chef Diego Mascolo, vero fuoriclasse che seguiamo e apprezziamo da anni per la sua costante evoluzione culinaria e per la capacità di interpretare il territorio con uno sguardo contemporaneo. La sua cucina è un mix di tecnica e sensibilità moderna, senza mai perdere autenticità. Il menù del Ristorante Hotel Mirabella è ampio e ben strutturato, con la possibilità di lasciarsi guidare dalle propostedel giorno dello chef oppure di scegliere liberamente dalla carta, che spazia tra interessanti interpretazioni di mare e di terra. Intanto arriva il pane, da bere optiamo per una bottiglia di Falanghina del Sannio DOP “Janare” La Guardiense, un bianco ottenuto da uve falanghina in purezza, con sentori fruttati, al palato è sapido e fresco e risulta assolutamente piacevole. Abbiamo scelto un ottimo compagno per il nostro pranzo.

Guardiense Janare Falanghina del Sannio DOP
La nostra esperienza prende il via con due antipasti davvero notevoli. Il polpo scottato con insalatina di farro, orzo, gamberi e verdurine di stagione conquista per la perfetta cottura del polpo, morbido e succulento, valorizzato dalla freschezza e dai colori degli ingredienti che lo accompagnano. Un piatto equilibrato, vivace e armonioso, capace di trasmettere, allegria alla vista, leggerezza senza rinunciare al gusto.

Polpo scottato con insalatina di farro, orzo, gamberi e verdurine di stagione
Sorprendente anche il croccantino di fiori di zucca con cannolo ripieno di genovese, fonduta di caciocavallo e crema di piselli e fave. Una preparazione che gioca magistralmente sui contrasti tra consistenze e temperature, dove la croccantezza esterna lascia spazio a un cuore ricco e avvolgente, impreziosito dalla profondità della genovese e dalla morbidezza delle crema di piselli e fave, un vero inno alla bella stagione.

Croccantino di fiore di zucca con cannolo alla genovese, fonduta di caciocavallo e crema di piselli e fave
Tra i primi piatti optiamo per uno spaghettone fatto in casa dalla consistenza generosa e appagante, condito con vongole veraci di prima scelta e fiori di zucca. Una portata che interpreta la tradizione marinara con eleganza e precisione. La pasta trattiene perfettamente il condimento, mentre la sapidità naturale delle vongole dialoga con la delicatezza dei fiori di zucca in un equilibrio che rende ogni forchettata un piccolo esercizio di gusto. Il plus è la presenza dei pinoli, colpo di genio dello chef Diego Mascolo. Un piatto che da solo vale la visita.

Spaghettone fatto in casa con vongole e fiore di zucca
Di grande personalità anche il risotto con asparagi, carciofi e sbriciolata di cotechino irpino. Qui lo chef costruisce una vera sintesi del territorio e della stagione: la cremosità impeccabile del riso accoglie le note vegetali degli ortaggi, mentre il cotechino irpino aggiunge sapore, carattere e una piacevole componente sapida. Un piatto che racconta il territorio irpino tra contemporaneità e tradizione.

Risotto con asparagi, carciofi e sbriciolata di cotechino irpino
Come secondo scegliamo di condividere un baccalà con olive, capperi e datterini, preparazione che dimostra ancora una volta la sensibilità dello chef nel dosare ingredienti apparentemente distanti. Il pesce mantiene tutta la sua delicatezza, mentre olive e capperi regalano intensità e i datterini con il loro sughetto ci hanno cotretti alla scarpetta, non sarà elegante ma quando ci vuole, ci vuole!

Baccalà con olive, capperi e datterini
La conclusione è affidata a due ottimi tiramisù. Cremosi, equilibrati rappresentano la chiusura ideale di un percorso gastronomico coerente e ben costruito. A completare il pranzo, un caffè e un Jefferson, amaro che accompagna piacevolmente gli ultimi momenti del nostro pranzo.

Il Tiramisù dello chef Diego Mascolo del Ristorante Hotel Mirabella
Il conto finale, pari a poco più di 50 euro a persona, conferma un rapporto qualità-prezzo decisamente interessante considerando la qualità delle materie prime, la tecnica esecutiva e il livello complessivo dell’esperienza.
Lasciamo il Ristorante Hotel Mirabella con la sensazione di aver vissuto un pranzo autentico e appagante. Restano impressi nella memoria il polpo scottato, tenero e perfettamente valorizzato da un contorno fresco e colorato, gli straordinari spaghettoni fatti in casa con vongole veraci e fiori di zucca, autentico manifesto della cucina dello chef, e il risotto con asparagi, carciofi e cotechino irpino, esempio riuscito di come il territorio possa essere raccontato con eleganza contemporanea. La selezione delle materie prime rappresenta uno dei pilastri della filosofia del ristorante: ingredienti freschissimi, prodotti stagionali e una particolare attenzione alle eccellenze locali e alle produzioni a chilometro zero. Una scelta che si traduce in piatti equilibrati, identitari e ricchi di personalità. Le creazioni dello chef Diego Mascolo colpiscono immediatamente per la loro eleganza visiva. Ogni portata è costruita con precisione estetica, ma senza cedere all’apparenza fine a sé stessa. Qui la bellezza del piatto trova sempre conferma nell’assaggio, dimostrando come tecnica, creatività e sapore possano convivere armoniosamente. Il servizio è informale e attento. Fantastico il rapporto qualità-prezzo. Il Ristorante Hotel Mirabella a Mirabella Eclano entra di diritto nella nostra guida sul web tra quelli che sono gli indirizzi da non perdere in Irpinia. Rivelazione.
Ristorante Hotel Mirabella
Via Bosco San Prisco
Mirabella Eclano (Av)
Tel. 0825 449724
Visita il sito Web del Ristorante Hotel Mirabella
Nel nostro continuo viaggio alla scoperta degli indirizzi da non perdere, questa volta facciamo tappa a Cetara, autentica perla della Costiera Amalfitana, borgo di pescatori, luogo dove il mare è quasi linguaggio dell’anima. Un borgo sospeso tra tradizione marinara, vicoli intrisi di salsedine e tramonti che sembrano dipinti a mano, capace ancora oggi di custodire un’identità sincera, lontana dagli eccessi e profondamente legata alle sue tradizioni. Ed è proprio qui, a pochi passi dal mare, che da pochi mesi ha aperto Altr’Onde Osteria Di Mare, un progetto giovane ma già incredibilmente centrato, a parer mio destinato senza dubbio a ritagliarsi uno spazio importante nel panorama gastronomico della costiera. Un gioiellino che trasmette immediatamente autenticità, passione e una visione ben precisa di cucina.

Altr'Onde - Osteria di Mare. Cetara - Insegna esterna
La location custodisce un’anima intima e raccolta: circa venti, venticinque coperti interni immersi in un’atmosfera conviviale fatta di luci calde, arredi essenziali, minimal ma raffinati, capaci di lasciare spazio assoluto alla vera protagonista della serata: l’esperienza gastronomica. Ma il vero incanto prende forma all’esterno, dove trovano posto una cinquantina di coperti letteralmente a pochi metri dal mare. Durante la bella stagione, pranzare o cenare qui, significa vivere un’esperienza autentica: il suono delle onde accompagna ogni portata, la brezza marina accarezza i tavoli e lo sguardo si perde nell’incantevole panorama di Cetara, regalando quella sensazione rara di essere esattamente nel posto giusto. A guidare questa realtà troviamo lo chef Stefano Cavaliere, giovane, talentuoso e animato da un’energia palpabile. Dopo diverse esperienze nel mondo della ristorazione, Cavaliere ha finalmente trasformato in realtà il sogno di aprire un locale tutto suo, dando vita a una cucina che racconta il territorio con sensibilità contemporanea, senza mai tradire la materia prima né l’identità marinara che appartiene profondamente a Cetara.

Altr'Onde - Osteria di Mare. Cetara - La Mise en place al nostro tavolo
Noi siamo stati da Altr’Onde a cena che si è rivelata sin da subito un percorso gastronomico interessante, costruito con equilibrio, tecnica e soprattutto personalità. Ma andiamo per gradi. Ci accomodiamo al nostro tavolo e arrivano delle fragranti pagnottelle fatte dallo chef Stefano Cavaliere.

I pani di Altr'Onde Osteria di Mare. Cetara
Da bere su consiglio di Giovanna (perfetta ed affabile in sala) optiamo per il Paestum Rosato IGP di Marco Peduto Vignaiolo. Un Rosato ottenuto da un blend di uve Barbera, Aglianico e Sangiovese. Di un bel colore rosa delicato, presenta sentori fruttati, aromi quasi floreali, una piacevole freschezza e una tenue sapidità. Sarà un vino perfetto per il nostro percorso gastronomico….

Paestum Rosato IGP di Marco Peduto Vignaiolo
La nostra cena da Altr’Onde comincia con il benvenuto dello chef Stefano Cavaliere: fragranti crostini con burro e alici di Cetara. Un’apparente semplicità che in realtà custodisce equilibrio, memoria e territorio. I crostini ancora caldi e croccanti accolgono la morbidezza del burro, mentre le alici rilasciano tutta la loro intensità marina, sapida ma elegante, regalando un morso irresistibile che profuma di mare e tradizione. Questi crostini sono eccezionali e creano dipendenza….

Crostini con burro e alici di Cetara
Gli antipasti confermano immediatamente la bontà del percorso intrapreso. Il primo piatto degustato è un eccellente baccalà panato al pane panko accompagnato da crema di peperoni, olive e capperi. La lavorazione del pesce è impeccabile: il baccalà resta morbido e succoso all’interno, mentre all’esterno conquista con una panatura asciutta e croccante. La dolcezza delicata del peperone si intreccia perfettamente con la sapidità delle olive e la nota più decisa dei capperi, creando un equilibrio raffinato e mai invadente.

Baccalà impanato al pane panko con crema di peperoni, olive e capperi
Ma è con la parmigiana di alici che la cucina di Altr’Onde riesce davvero a sorprendere. Un piatto creativo, goloso e costruito con grande intelligenza gastronomica: melanzane, prima pastellate e poi fritte, alici, besciamella, di provola e chips di melanzane fritte. La parmigiana di alici viene servita su una salsina di datterino giallo e sopra troneggia la fonduta di provola affumicata. Il tutto dà vita ad una preparazione avvolgente, intensa e perfettamente armonica. Le alici, protagoniste assolute del territorio cetarese, vengono valorizzate senza coprire gli altri ingredienti, mentre la fonduta regala profondità e morbidezza ad ogni boccone. Un piatto che ha conquistato il nostro tavolo sin dal primo assaggio e che rappresenta senza dubbio una delle creazioni più interessanti della serata.

Parmigiana di alici con fonduta di provola e salsa al datterino giallo di Altr'Onde
Si prosegue poi con due primi piatti capaci di raccontare due anime diverse della cucina dello chef Stefano Cavaliere. Gli spaghetti alla colatura di alici rappresentano inevitabilmente uno dei simboli gastronomici di Cetara, un piatto identitario che qui viene eseguito con rispetto assoluto della tradizione e straordinaria sensibilità tecnica. Qui lo chef riesce a trovare la misura perfetta tra sapidità ed equilibrio, evitando eccessi e lasciando emergere tutta la purezza della colatura. Un piatto essenziale solo all’apparenza, ma che richiede mano esperta, conoscenza della materia prima e capacità di dosare ogni elemento con precisione. Il risultato è semplicemente emozionante.

Spaghetti alla colatura di alici di Cetara
Decisamente originale e intrigante anche l’altro primo piatto: ziti con genovese di tonno. Qui la tradizione campana incontra il mare in una reinterpretazione intelligente e ben riuscita. Al posto della classica carne, troviamo teneri tocchetti di tonno fresco, lavorati e cotti con cura fino a fondersi perfettamente con la lunga dolcezza delle cipolle (in questo caso è stato usato un mix di cipolla bianca e cipolla ramata). Nasce così una genovese marina sorprendente, avvolgente e delicata, capace di mantenere tutta l’anima del piatto tradizionale aggiungendo però una personalità nuova e contemporanea.

Genovese di tonno
Per secondo scegliamo una generosa frittura con gamberetti, calamari e naturalmente le immancabili alici di Cetara. Una frittura asciutta, croccante, leggera, dove il pesce conserva fragranza e gusto senza mai risultare pesante. Le piccole alici, in particolare, si lasciano apprezzare per delicatezza e piacevolezza, una vera carezza marina che chiude perfettamente il nostro percorso gastronomico.

Fritturina di gamberetti calamari e alici
A concludere la cena arriva un liquore davvero straordinario: arancia e anice prodotto dall’azienda Agrocetus. Piccola azienda artigianale a conduzione familiare proprio di Cetara, che custodisce l'arte della produzione di liquori e marmellate tipiche della Costiera Amalfitana. Il liquore arancia e anice, elegante, aromatico, rappresenta il finale ideale di una cena profondamente legata al territorio e alle sue eccellenze.

Liquore arancia e anice di Agrocetus
Per questa esperienza abbiamo speso poco più di 60 euro a persona, una cifra assolutamente coerente con la qualità della proposta gastronomica, con la freschezza della materia prima e soprattutto con una location che regala un’atmosfera davvero unica.
Tiriamo le somme. Ciò che resta maggiormente impresso, oltre alla straordinaria cornice di Cetara, è la personalità culinaria dello chef Stefano Cavaliere. Una cucina sincera, concreta ma mai banale, che riesce a valorizzare il mare senza artifici inutili. Tre piatti, in particolare, raccontano perfettamente la sua visione gastronomica: i crostini con burro e alici di Cetara, la sorprendente parmigiana di alici e gli spaghetti alla colatura, autentici protagonisti di una cena che resta nella memoria anche per l’atmosfera e la convivialità che si è creata tra noi a tavola. Il servizio è informale, rapido e cordiale, perfettamente in sintonia con lo spirito dell’osteria. La carta dei vini, pur non essendo particolarmente ampia, appare ben costruita e fortemente orientata verso il territorio, con una piacevole prevalenza di etichette campane e cilentane. Senza alcun dubbio Altr’Onde Osteria Di Mare entra di diritto nella nostra guida web tra i ristoranti da non perdere. Un indirizzo autentico, giovane e ricco di prospettive, dove la tradizione viene proposta in chiave contemporanea. Da provare senza esitazione…Ci rivediamo presto.
Altr’Onde - Osteria di Mare
Piazza Grotta n.10
Cetara (Sa)
Tel. 388 985 07 52
Visita la pagina IG di Altr’Onde a Cetara
Ritornare a Termoli è sempre un’emozione, adoriamo il suo borgo antico, questo piccolo gioiello affacciato sull’Adriatico, dove ogni vicolo racconta storie di mare. Questa cittadina molisana incanta con le sue spiagge dorate, le botteghe vivaci e un centro storico che sembra sospeso nel tempo. Il Castello Svevo domina dall’alto il mare, custode silenzioso di secoli di memorie, mentre la Cattedrale romanica cattura lo sguardo con la sua solenne eleganza. Passeggiando tra vicoli stretti e scorci panoramici, tra case dai colori vivaci che esaltano l’anima marinara del paese, si respira un’atmosfera unica, punteggiata da curiosità come il celebre vicolo di Rejecelle.

Ristorante Svevia. Termoli - Insegna all'ingresso
In questo scenario così suggestivo, il Ristorante Svevia si rivela una scelta naturale. Inserito in un edificio storico del ‘700, il locale conserva intatto il suo fascino originale: le volte in mattoni catturano lo sguardo, mentre antico e moderno dialogano armoniosamente grazie a un’illuminazione studiata con cura e a arredi eleganti, semplici ma raffinati. Le sedute comode e la mise en place discreta completano l’atmosfera, accogliente e di classe. Per la nostra esperienza gastronomica ci viene riservato un tavolo all’interno. Il menù, con una chiara predilezione per i frutti del mare, offre anche interessanti alternative di terra, tutte legate al territorio molisano. Particolarmente invitante la sezione dedicata al crudo, con tartare, carpacci, ostriche e frutti di mare freschissimi. La proposta continua con sei primi piatti, otto secondi e una selezione di contorni, tutti preparati con attenzione e passione. C'è poi la carta dei dessert e la carta dei vini, ampia e curata, comprende oltre 200 etichette italiane e una selezione internazionale di pregio, con spumanti, champagne, rossi, bianchi e rosati.

Ristorante Svevia. Termoli - Dettaglio di un tavolo di una delle sale
Per accompagnare il nostro pranzo scegliamo una bottiglia di Calafuria Rosato IGT Salento di Tormaresca. Di un delicato rosa tenue, questo vino ottenuto da uve Negroamaro in purezza conquista con sentori agrumati e floreali, mentre al palato si rivela pieno e persistente. Un rosato dal carattere deciso, compagno ideale per le portate che ci attendono.

Calafuria Salento IGT di Tormaresca
Nell’attesa di ordinare, ci servono il pane di Termoli e dei fragranti tarallucci alla tintilia (buonissimi, attenzione uno tira l’altro…).

Pane e tarallucci alla tintilia
Scegliamo una selezione di antipasti di mare caldi e freddi, un viaggio tra fragranza e gusto: dalle capesante gratinate al delicato baccalà in tempura su crema di piselli, al gambero in pasta Kataifi, fino al celebre Pappone, il panecotto immerso nel mitico brodetto termolese, autentico simbolo della tradizione locale.

Selezione di antipasti caldi
. I freddi, dal canto loro, offrono freschezza e equilibrio: insalatina di calamari con zucchine, insalata di polpo, sgombro con cipolline e purè di patate con gambero dell’Adriatico si susseguono come un’armonia di mare e sapori delicati.

Selezione di antipasti di mare freddi
Particolarmente sorprendente è la passata di fave con cicoria e mazzancolle al lardo, dove la tradizione incontra la creatività, offrendo un connubio di consistenze e profumi che resta impresso.

Passata di fave con cicoria e mazzancolle al lardo
Nella selezione di antipasti di mare caldi c'era un assaggio di 'U Pappone. Eccolo nella sua versione completa, un'esplosione di sapore, un inno alla tradizione termolese. Assolutamente da provare...

U pappone - Panecotto in brodetto di pesce
Il risotto cacio e pepe con crudo di tonno e limone è un’esperienza sublime: la sapidità e la morbidezza del formaggio dialogano con la freschezza del tonno e la nota agrumata del limone, creando un perfetto equilibrio di sensazioni.

Risotto cacio e pepe con crudo di tonno e limone
I paccheri di pasta fresca ai frutti di mare e pomodorini infornati sono un vero "must" di Svevia, irresistibili per chi ama i profumi intensi e il gusto pieno del mare.

Paccheri di pasta fresca ai frutti di mare e pomodorini infornati
Le chittarine di pasta fresca con ceci, baccalà e limone sorprendono con l’incontro di legumi, pesce e agrume, un piatto che sa di casa ma con un tocco elegante e contemporaneo.

Chitarrine di pasta fresca con ceci baccalà e limone
Tra i secondi, la sogliola locale accompagnata da carciofo ripieno in tegame è un piatto "rassicurante" e combina delicatezza e profondità di sapore.

Sogliola locale e carciofo ripieno in tegame
Mentre la tagliata di tonno spadellato con julienne di verdurine, misticanza e riduzione di Tintilia regala contrasti cromatici e aromatici che catturano il palato.

Tagliata di tonno spadellato, julienne di vedurine con misticanza e riduzione di tintilia
Immancabile la frittura mista di pesce, eseguita a regola d’arte con pescato freschissimo, croccante fuori e succosa dentro, un grande classico, qui da Svevia sempre perfetto.

Frittura mista di pesce
Il pranzo si chiude in dolcezza con il semifreddo alla ricotta, pere, mosto cotto di Tintilia e tartufo, un dessert che esalta i sapori del Molise con eleganza e armonia.

Semifreddo alla ricotta, pere, mosto cotto di tintilia e tartufo
Non meno goloso è il Milk-Pan rivisitato dallo chef, uno zuccotto al liquore Milk ricoperto da cremino alla nocciola, reinterpretazione moderna di un dolce tradizionale.

Milk pan interpretato dallo chef
Accompagniamo il dessert con due caffè e due calici di Apianae Moscato del Molise DOC dell’azienda agricola Di Majo Norante. Di un bel colore giallo oro ha sentori di fiori d'arancio, miele, e frutta secca in particolare fichi. Un meraviglioso vino da meditazione che chiude in maniera sublime il nostro pranzo.

Apianae Moscato del Molise DOC di Di Majo Norante
Il conto si attesta poco sopra i 65 euro a persona, un rapporto qualità-prezzo assolutamente coerente con l’esperienza offerta.
il Ristorante Svevia, nel cuore del centro storico di Termoli, è una certezza assoluta. Eleganza, atmosfera, ingredienti eccellenti e creatività in cucina si fondono con un servizio impeccabile, discreto ma attento. Dalle sale interne intime alla possibilità di cenare all’aperto con vista sulla Cattedrale, ogni dettaglio conferma l’alto livello del locale. I piatti della tradizione molisana convivono armoniosamente con proposte più innovative, tutte realizzate con materie prime di stagione e pescato freschissimo. Da non perdere le tartare e i crudi, tra gli antipasti spicca la già citata passata di fave con cicoria e mazzancolle, così come il Pappone in brodetto di pesce. Tra i primi i paccheri di pasta fresca ai frutti di mare e pomodorini infornati , sono un vero “piatto cult” capace di creare dipendenza. La tagliata di tonno spadellato con julienne di verdurine è un’altra proposta imperdibile. La carta dei vini è ben studiata e curata in grado di soddisfare anche i più esigenti. Una menzione speciale va al personale: semplicemente perfetto. Per chi cerca un’esperienza gastronomica di qualità nel Molise, Svevia è un indirizzo imprescindibile, autentica garanzia di eccellenza e si conferma tra gli indirizzi imperdibili nella nostra guida sul web.
Ristorante Svevia
Via Giudicato Vecchio, n.24
Termoli (Cb)
Tel. 0875 550284
Visita il sito web del Ristorante Svevia a Termoli
Nel cuore di Pomigliano d’Arco, città ormai sempre più protagonista di una scena gastronomica vivace e in continua evoluzione, tornare da Benvenuti A Bordo significa ritrovare una certezza. Un approdo sicuro, costruito nel tempo attraverso coerenza, qualità e una cura del dettaglio che oggi rappresenta una firma ben riconoscibile. È da anni che seguiamo il percorso di questo ristorante, e la crescita è evidente: merito anche della visione della famiglia Vespro ed in particolare dello chef Andrea Vespro, che ha saputo dare identità ad una cucina di mare di assoluto livello, mai scontata, capace di muoversi con equilibrio tra rispetto della materia prima, tradizione e slanci creativi misurati.

Benvenuti a Bordo. Pomigliano D'Arco - Ingresso Ristorante
L’esperienza inizia già prima di accomodarsi a tavola. Un piccolo giardino, curatissimo, accoglie gli ospiti con un’atmosfera quasi sospesa, dal fascino delicatamente orientale. È un preludio silenzioso, che invita a rallentare e prepara i sensi a ciò che verrà. Gli spazi interni riflettono una doppia anima ben definita. Al piano superiore, una sala luminosa, con delle vetrate che lasciano entrare la luce naturale, regalando una sensazione di apertura e leggerezza. Al piano seminterrato, invece, l’atmosfera si fa più raccolta e intima, ideale per chi cerca discrezione e quiete. L’arredamento segue una linea essenziale e minimalista, ma mai fredda: semplicità e gusto raffinato convivono in un equilibrio che rispecchia perfettamente la filosofia del locale. Durante la bella stagione, il dehors esterno diventa un’estensione naturale dell’esperienza, trasformandosi in uno spazio dove poter pranzare o cenare.
Il menu si conferma dinamico e stimolante. Accanto ad una selezione di crudi e tartare che esaltano la purezza del mare, trovano spazio antipasti che dialogano con la tradizione, alternati a proposte che ne reinterpretano i codici in chiave contemporanea. Dalla pizza al padellino con friarielli, provola e tartare di tonno, al Bao con cotoletta di tonno, parmigiana di melanzane e pesto di basilico, alla tegolina di patate e salmone con peperoni spadellati, fonduta di provola e crumble di tarallo. I primi piatti, spesso costruiti sull’incontro tra terra e mare, raccontano una ricerca di equilibrio e armonia, mentre secondi e dessert completano un percorso gastronomico pensato per sorprendere con misura, senza mai perdere di vista l’identità. Noi ci accomodiamo al nostro tavolo. Veniamo accolti con un prosecco di benvenuto e le loro meravigliose frittelle di alghe, fragranti e profumate. Come le ciliegie una tira l’altra, grazie al profumo e al fritto asciutto e leggerissimo.

Frittelle di alghe
Da bere ordiniamo due calici di Calafuria Rosato IGT Salento di Tormaresca. Di un bel colore rosa tenue questo vino ottenuto da uve di Negroamaro in purezza, sorprende con i suoi sentori agrumati e floreali. Al palato è persistente e pieno. Un rosato che denota una spiccata personalità, ottimo compagno per il nostro pranzo da Benvenuti a Bordo.

Calafuria Salento IGT di Tormaresca
E’ il momento degli antipasti. Il polpo all’insalata è un autentico baluardo della tradizione: un piatto che potrebbe sembrare semplice, ma che richiede mano esperta e sensibilità. Qui si presenta morbido, perfettamente lavorato, con un profumo marino pulito e un condimento calibrato con precisione.

Polpo all'insalata
Di tutt’altra matrice, ma altrettanto convincente, la tegolina di patate e salmone con peperoni spellati, fonduta di provola e crumble di tarallo. Un piatto che gioca su contrasti e stratificazioni: la cremosità avvolgente della fonduta incontra la dolcezza dei peperoni, mentre il salmone dona profondità e il tarallo sbriciolato introduce una nota croccante, quasi a scandire il ritmo della degustazione. È una proposta che racconta bene la cifra dello chef Andrea Vespro: rispetto per la tradizione, ma con uno sguardo contemporaneo e dinamico.

Tegolina di patate e salmone con peperoni spadellati, fonduta di provola e crumble di tarallo
Tra i primi, gli spaghettoni alle vongole veraci si confermano uno dei must del locale. Un piatto che conquista fin dal primo assaggio: la cottura della pasta è impeccabile, la mantecatura regala una cremosità naturale e avvolgente, mentre il sapore resta nitido, sapido il giusto, senza mai risultare invasivo. Le vongole, generose arricchiscono ogni forchettata, rendendo il piatto appagante ed armonioso.

Spaghettoni alle vongole veraci
Poi arriva la sorpresa, quella che lascia il segno: le tagliatelle paglia e fieno alla bolognese di tonno. Un’interpretazione che rilegge un grande classico della cucina italiana trasformandolo in qualcosa di nuovo e sorprendente. Il tonno, lavorato con tecnica e intelligenza, restituisce una “bolognese” marina intensa e vellutata, capace di avvolgere la pasta senza sovrastarla. Il risultato è un piatto elegante, profondo, memorabile. Applausi a scena aperta.

Tagliatelle paglia e fieno alla bolognese di tonno
Tra i secondi, la tagliata di tonno scottato con patate al forno, friarielli e scaglie di caciocavallo è pura poesia. Il tonno è meraviglioso, i friarielli con il loro sapore inconfondibile donano carattere, le patate comfort, il caciocavallo una nota intensa e persistente: un insieme che si traduce in un piatto completo, armonico, di assoluto livello.

Tagliata di tonno scottato con friarielli, patate al forno e scaglie di caciocavallo
Non è da meno il calamaro ripieno con melanzane a funghetto, pancetta paesana, provola e crostini di pane. Qui la cucina si fa più ricca, quasi rustica, ma sempre controllata. Il ripieno è generoso, saporito, ben bilanciato tra le diverse componenti, mentre il calamaro mantiene una consistenza perfetta. Un piatto che conquista per gusto e struttura, senza mai risultare eccessivo. Geniale l’abbinamento del calamaro con le melanzane.

Calamaro ripieno con melanzane a funghetto, pancetta paesana, provola e crostini di pane
Saltiamo il dessert. La chiusura è affidata a due bicchierini di limoncello. Il conto, poco superiore ai 60 euro a persona, si rivela assolutamente centrato: un rapporto qualità-prezzo corretto, pienamente giustificato dalla qualità delle materie prime, dalla tecnica e dalla generosità delle portate.
Torno spesso e volentieri da Benvenuti a Bordo. Qui il mare prende forma nei piatti dello chef Andrea Vespro, che con sensibilità e tecnica riesce a trasformare ogni ingrediente in un’esperienza che resta nella memoria. L’atmosfera accoglie e rilassa, tra eleganza discreta e un piccolo giardino dal sapore quasi orientale che sembra fermare il tempo, regalando momenti di quiete inattesa. La cucina racconta un viaggio tra memoria e creatività: dai sapori rassicuranti della tradizione a incursioni più moderne e sorprendenti. Il polpo all’insalata è una carezza familiare, mentre piatti come la tegolina di patate e salmone conquistano al primo assaggio. E poi arrivano i primi: intensi, avvolgenti, capaci di emozionare davvero, come le tagliatelle paglia e fieno alla bolognese di tonno o gli spaghettoni alle vongole veraci, semplicemente indimenticabili. La carta dei vini accompagna con discrezione e intelligenza, mentre il servizio, attento ma mai invadente, contribuisce a creare un senso di armonia che si percepisce dall’inizio alla fine. In sala, l’accoglienza è sincera, fatta di gesti misurati e grande cura per l’ospite. Luca Vespro in sala è semplicemente perfetto. Alla fine, resta quella sensazione rara di aver vissuto qualcosa di autentico. Benvenuti a Bordo a Pomigliano d’Arco si conferma nella nostra guida sul web tra i ristoranti da non perdere, una certezza che emoziona, ogni volta.
Benvenuti a Bordo
Via Giuseppe Mazzini, n.37
Pomigliano D’Arco (Na)
Tel. 081 1936 6184
Visita la pagina Fb di Benvenuti a Bordo a Pomigliano
Siamo a Nocera Inferiore. Qui tra vicoli e stradine che custodiscono memoria e identità, c’è un indirizzo capace di raccontare il territorio con rara sincerità: Cantina Del Vescovo. L’osteria si trova nell’antico borgo del Vescovado, a pochi passi dalla Cattedrale di San Prisco, in un contesto davvero molto suggestivo. La Cantina del Vescovo si trova in un edificio del Seicento. Il plus di questo luogo è la meravigliosa cantina coeva dello stabile, sapientemente recuperata e fatta rivivere. Qui il vino riposa naturalmente e spesso viene utilizzata per eventi e serate dedicate alla degustazione e abbinamento con i vini. La Cantina del Vescovo a Nocera Inferiore è un luogo che trasmette una sensazione di calda familiarità. Era da un bel po’ di anni che non venivo qui, ma con mia grande gioia, ho ritrovato tutto com’era. Il locale è gradevole, con una rusticità elegante e coerente con l’essenza di questo posto. È uno spazio che accoglie, che avvolge, che invita a rallentare e a godere delle proposte di cucina con lentezza e gioia. Qui la tradizione dell’Agro Nocerino-Sarnese contadino è vissuta quotidianamente. Prima ancora che arrivino i piatti, si percepisce una filosofia precisa: rispetto per le radici, prodotti di assoluta qualità e stagionali, valorizzazione della materia prima e centralità dell’elemento umano. Ed è proprio la famiglia il vero cuore pulsante della Cantina. Ai fornelli, lo chef Rosario interpreta con sensibilità e rigore il patrimonio gastronomico locale; a sovrintendere il tutto c’è la signora Lucia vera anima di questo luogo. In sala, Gianluca accompagna l’ospite con garbo, sorriso e consapevolezza; mentre il papà Ciro incarna l’anima più artistica della Cantina del Vescovo. Le sue creazioni, realizzate con tappi di sughero — nella maggior parte dei casi provenienti dalle bottiglie servite ai tavoli — non sono semplici sculture, ma vere e proprie opere d’arte che raccontano il passaggio degli ospiti, trasformando l’esperienza alla Cantina del Vescovo in memoria tangibile. Arte e cucina vanno a braccetto.
L’atmosfera che ne deriva è calda, familiare. Ogni dettaglio contribuisce a creare un senso di appartenenza immediata, come se si fosse invitati in una casa dove la cucina è ancora un atto d’amore. Noi ci accomodiamo al nostro tavolo prenotato per tempo
e iniziamo a sfogliare una carta che sin da subito racconta una cucina profondamente legata alla stagionalità, costruita con intelligenza e rispetto della materia prima. L’attesa della scelta viene piacevolmente interrotta dal benvenuto dello chef della Cantina Del Vescovo: polpettina di scarole e olive adagiata su una vellutata di zucca, arricchita da una fonduta di caciocavallo podolico e una delicata crema di basilico e pistacchio. Eccellente incipit della la nostra cena.

Entrèe
Arrivano pane fragrante e il vino scelto per la serata su consiglio di Gianluca: il “Cuore Matto” dell’azienda Verrone, Paestum Aglianico IGP. Un rosso dal colore rubino brillante, con sentori netti di piccoli frutti rossi e mirtillo, sorso fresco, morbido, sostenuto da tannini eleganti e mai invadenti. Un blend di Aglianico e Primitivo che si rivela equilibrato e sorprendentemente versatile. Ottimo compagno per la nostra serata.

Cuore Matto di Verrone
Gli antipasti raccontano una cucina che gioca tra memoria e reinterpretazione. L’antipasto della casa è un percorso di sapori ben calibrati: la parmigianina di finocchi conquista per la sua delicatezza, mentre il carciofo ripieno di salsiccia di Nero Casertano aggiunge profondità e carattere. Il peperone cornetto con fonduta di caciocavallo è avvolgente, quasi rassicurante, e la frittatina con il meraviglioso cipollotto nocerino chiude con una nota rustica ma raffinata.

Antipasto della Cantina del Vescovo
A seguire, ci vengono servite delle montanarine: leggere, asciutte, dalla frittura impeccabile, esaltate da rucola fresca (nell’impasto), salsa di pomodorini corbarini e grana 36 mesi. Se potessi, vorrei trasmetterti attraverso lo schermo il profumo e la delicatezza di quella salsa. Meravigliosa….

Montanarine con la rucola, pomodorino corbarino e grana 36 mesi
È con i primi che la cucina alza ulteriormente il livello. I paccheri alla baccalaiola rappresentano senza dubbio uno dei piatti simbolo della casa: un perfetto dialogo tra la sapidità del baccalà, la dolcezza del pomodoro e la vivacità delle olive. I tocchetti di baccalà fritto aggiungono una componente irresistibile, creando un contrasto tra croccantezza e morbidezza che appaga. Piccola nota a margine, impossibile con quel sugo divino, non fare la scarpetta. Anzi direi che la scarpetta è obbligatoria! Provare per credere..

I paccheri alla baccalaiola con baccalà, pomodorini e olive
Interessante anche la variante stagionale delle caserecce alla carbonara di asparagi: cremose, delicate, avvolgenti, perfettamente in linea con il periodo, una proposta che ci aveva incuriosito e ampiamente soddisfatto.

Caserecce alla carbonara di asparagi
Tra i secondi, il filetto beneventano con porcini e tartufo si distingue per eleganza e intensità aromatica.

Filetto di manza beneventana con porcini e tartufo
Alcuni di noi optano invece per le braciole di capra al pomodoro San Marzano che riportano con decisione alla tradizione più autentica: un piatto schietto, profondo, che sa di cucina contadina e di lente cotture fatte con rispetto. P.s. Se vieni qui non puoi non provarle sono “mitiche”….Per non parlare del ragù…..

Braciola di capra al pomodoro San Marzano
Il finale è affidato ai dolci, dove spicca il dolce simbolo della casa: la pizza di gallette, creazione di mamma Lucia, autentico fiore all’occhiello del locale. Un dolce identitario, che racchiude memoria, tecnica e un tocco di originalità difficile da replicare. Anzi direi che è “unico”.

Pizza di gallette
Qualcuno dato il periodo, opta per la pastiera della tradizione, eseguita con rigore e sensibilità. Davvero di ottima fattura.

Pastiera della tradizione
Il conto, pari a 55 euro a persona, risulta assolutamente coerente con la qualità complessiva dell’esperienza: materie prime fresche, lavorazioni attente e una proposta gastronomica che non rincorre mode, ma consolida una propria identità fedele nel tempo.
La Cantina Del Vescovo ormai ha una storia consolidata visto che è nata nel Gennaio del 2002 e si conferma come un presidio autentico di cucina territoriale, dove la tradizione non è mai statica ma reinterpretata con intelligenza e rispetto. E’ quasi come un vecchio amico che torni a trovare e sai che non ti tradirà mai. Gli ingredienti stagionali guidano ogni scelta, mentre l’atmosfera familiare e calorosa accompagna l’ospite in un percorso sincero e appagante. Tra i piatti che restano impressi, i paccheri alla baccalaiola sono imperdibili e anche da soli valgono il viaggio. Le braciole di capra al pomodoro San Marzano sorprendono per intensità e verità, e la pizza di gallette si consacra come un finale iconico, capace di raccontare una storia tutta sua. La carta dei vini è curata e studiata (da non perdere se vieni qui, un giro nella splendida cantina del seicento che si trova sotto il locale). Il servizio è attento, veloce ed informale. Corretto il rapporto qualità – prezzo. La Cantina del Vescovo a Nocera Inferiore si conferma nella nostra guida sul web tra gli indirizzi da non perdere. Tradizione e cucina autentica vanno a braccetto e regalano sempre emozione. Conferma assoluta.
Cantina Del Vescovo
Via Casa Sasso n.13
Nocera Inferiore (Sa)
Tel. 081 517 0204
Visita il sito web della Cantina del Vescovo
C’è un filo sottile che lega ogni nostro viaggio di gusto: la ricerca di quegli indirizzi, capaci di raccontare un territorio attraverso la cucina. Questa volta il percorso ci conduce ad Ottaviano, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, un contesto che già di per sé parla di identità, materia prima e tradizione. Qui, in una posizione comoda e facilmente raggiungibile, che troviamo Symposium Bistrot: un luogo che riesce a coniugare calore familiare e attenzione ai dettagli. L’ambiente è semplice ma curato, accogliente. Da Symposium Bistrot l’ospitalità si percepisce sin dai primi istanti e ci si sente subito a proprio agio, un po’ come a casa. Symposium Bistrot dispone anche di un piacevole spazio esterno, curato e funzionale, ideale per eventi privati o piccole cerimonie.
La proposta gastronomica dello chef Attilio Nappo si muove lungo una linea chiara e coerente: ingredienti freschi, stagionali, selezionati con attenzione tra produttori locali, diventano protagonisti di una cucina che punta dritta all’essenza del gusto. I sapori del territorio emergono netti, riconoscibili, senza inutili sovrastrutture, in un equilibrio ben calibrato tra tradizione e sensibilità contemporanea. Il menù è semplice e ben calibrato con piatti sia di mare che di terra, accompagnati da una carta dei vini fortemente radicata in Campania, con etichette — in particolare dell’area vesuviana — pensate per accompagnare ed esaltare i piatti. C’è anche la possibilità di optare per il menù degustazione ad un costo davvero onestissimo che prevede 4 antipasti, un primo a scelta, un secondo a scelta tra le proposte del giorno. Noi optiamo per il menù alla carta. Ma procediamo per gradi. Ci accomodiamo al nostro tavolo. Da bere su consiglio di Attilio restiamo nel Parco del Vesuvio con un vino che ci ha piacevolmente sopreso: il Muscari Lacryma christi del Vesuvio DOC rosso della cantina Le Lune del Vesuvio. Questo rosso ottenuto da uve di aglianico e piedirosso racconta il territorio in modo mirabile. Di un bel colore rosso rubino presenta sentori di frutta rossa e spezie ed è piacevole al palato corposo e avvolgente. Davvero un’ottima scelta.

Muscari Lacryma Christi del Vesuvio della Cantina Le Lune del Vesuvio
Cominciamo con gli antipasti. Ad aprire le danze è uno dei piatti simbolo del locale: il carciofo in olio cottura, lavorato con precisione per preservarne consistenza e identità, adagiato su una fonduta di pecorino avvolgente e completato dalla nota rustica del tarallo sbriciolato. Un piatto che gioca su equilibrio e profondità, senza mai perdere eleganza. In questo piatto che è uno dei baluardi della cucina di Symposium Bistrot, profumi vegetali e lattici si intrecciano a note tostate, mentre al palato emerge un perfetto bilanciamento tra sapidità, morbidezza e croccantezza. Davvero ottimo.

Carciofo in oliocottura su fonduta di pecorino e tarallo sbriciolato
Segue un antipasto che conquista per contrasto e tecnica: il gamberone panato ai cornflakes, croccante fuori e succoso all’interno, accompagnato da una maionese all’aglio nero e una salsa al limone vesuviano che dona freschezza e verticalità al piatto.

Gamberone panato ai cornflakes con salsina al limone e mayo all'aglio nero
Le polpette di manzo, apparentemente semplici, rivelano una sorprendente profondità grazie all’abbinamento con un pesto di pistacchio fatto in casa: un connubio che esalta la carne senza coprirla.

Polpette di manzo con pesto di pistacchio artigianale
Il tortino di zucca con salsiccia è una vera sinfonia: dolcezza, sapidità e consistenze si rincorrono tra pane croccante, provola filante, scaglie di caciocavallo irpino e guanciale crusco.

Tortino di zucca con pane croccante, salsiccia, provola, scaglie di caciocavallo irpino e guanciale croccante
A chiudere la teoria degli antipasti, delle alici fritte ripiene che raccontano il mare con un tocco creativo: provola, scorzetta di limone e cipolla caramellata trasformano un grande classico in qualcosa di sorprendente. Chapeau....

Alici ripiene con provola con scorzetta di limone vesuviano e cipolla caramellata
Il passaggio ai primi è un vero omaggio alla tradizione napoletana. Gli ziti spezzati alla lardiata colpiscono per intensità e struttura: il pomodorino del piennolo dona una dolcezza incredibile (quasi una marmellata), bilanciata dalle scaglie di formaggio e dal basilico.

Ziti alla lardiata
I paccheri alla genovese sono eseguiti come tradizione comanda: cottura perfetta, sugo profondo, carne tenerissima e sapori netti e intensi. Qui le note intense di cipolla stufata e di carne inebriano, mentre al palato il piatto è ricco, avvolgente e di straordinaria persistenza. Una Signora Genovese......

Paccheri alla Genovese
Tra i secondi, la guancia di vitello è un esercizio di tecnica e sensibilità: cotta lentamente nel vino rosso, si presenta morbida fino a sciogliersi letteralmente al palato, accompagnata dal suo fondo e da una pane croccante che ne esalta la struttura.

Guancia di vitello al vino rosso
Il maialino cotto a bassa temperatura conferma l’attenzione alle cotture: succoso, saporito, valorizzato dal suo fondo e da chips di patate fresche fritte che aggiungono croccantezza e golosità.

Mailaino cotto a bassa temperatura con chips di patate fresche
Il finale è affidato a due dessert che chiudono con coerenza il percorso: un tiramisù della tradizione, eseguito con equilibrio e rispetto della ricetta classica. Qui dominano le note di caffè e cacao con una cremosità avvolgente.

Tiramisù
E un semifreddo al caramello salato e arachidi, più moderno ma altrettanto convincente. Emergono sentori tostati e caramellati, con un piacevole contrasto tra dolce e salato. A suggellare il tutto, un limoncello realizzato con limoni vesuviani, fresco, profumato e perfetto per chiudere il pasto.

Semifreddo al caramello salato e arachidi
Il conto finale, di poco superiore ai 50 euro a persona, rafforza ulteriormente il giudizio positivo: un rapporto qualità-prezzo assolutamente centrato, soprattutto alla luce della varietà, della qualità delle materie prime e della cura riservata a ogni portata.
Symposium Bistrot si conferma una realtà solida e sorprendente, capace di coniugare tradizione e personalità con una proposta gastronomica coerente e mai banale. Tra i piatti che più ci hanno convinto spiccano senza dubbio il carciofo in olio cottura, i paccheri alla genovese e la guancia di vitello: tre interpretazioni che raccontano al meglio l’identità della cucina proposta. L'ambiente è semplice, sobrio ma curato. Il patron e chef Attilio Nappo sa il fatto suo e accoglie gli ospiti con il sorriso guidandoli nella scelta dei piatti e negli abbinamenti. Il menù è curato. Poche proposte legate alla disponibilità di prodotti e materie prime (provenienti prevalentemente dall'area vesuviana e produttori locali) e alla stagionalità. La carta dei vini è snella e privilegia etichette campane e vesuviane. Symposium Bistrot ad Ottaviano è un indirizzo che merita attenzione, capace di regalare un’esperienza autentica e appagante, e che si inserisce di diritto tra le tappe consigliate per chi desidera scoprire il volto più sincero e gustoso del territorio vesuviano.
Symposium Bistrot
Via Vincenzo Irolli n.3
Ottaviano (Na)
Tel. 081 379 1593
Visita il sito web di Symposium Bistrot ad Ottaviano
Nel cuore del centro storico di Morcone, tra vicoli di pietra, antichi portali e silenzi carichi di memoria che raccontano la storia del Sannio beneventano, si incontra Biancamela, un piccolo gioiello gastronomico capace di coniugare charme, eleganza, contemporaneità e profondo rispetto per la tradizione.

Biancamela Cucina d'Autore. Morcone - Caratteristica insegna esterna
Biancamela si trova all’interno di un suggestivo palazzo antico, una struttura che già dall’esterno, con la sua pietra viva, lascia intuire il carattere e l’anima del luogo. Varcando la soglia si entra in un ambiente raffinato e accogliente, dove materiali caldi e autentici come pietra, cotto e legno dialogano armoniosamente tra loro. Il locale si sviluppa su più livelli, con diverse salette raccolte, capaci di creare un’atmosfera gradevole.

Biancamela Cucina d'Autore. Morcone - Ingresso
Tra gli ambienti più affascinanti spicca senza dubbio la sala "cantina": uno spazio dal forte carattere identitario, recuperato con grande sensibilità architettonica, dove antico e moderno si fondono in un equilibrio sorprendentemente armonico, restituendo al visitatore un luogo di grande fascino.

Biancamela Cucina d'Autore. Morcone - La caratteristica sala cantina
In questo contesto prende forma una proposta gastronomica profondamente legata al territorio, interpretata però con uno sguardo contemporaneo.

Biancamela Cucina d'Autore. Morcone - Dettaglio erbe aromatiche in dispensa
L’anima di questo luogo è la chef Annamaria Mastrantuono talentuosa e appassionata. La cucina di Biancamela racconta il Sannio ma lo fa con attenzione e rispetto, attraverso una selezione meticolosa delle materie prime, scelte seguendo il ritmo delle stagioni e valorizzando prodotti ed ingredienti locali. Il menu, volutamente essenziale, presenta portate pensate e curate nei minimi dettagli, segno di una filosofia che privilegia la qualità e l’identità rispetto alla quantità. Ad accogliere gli ospiti c’è Michele De Crosta, professionale, attento e garbato. Mentre sfogliamo la carta arriva un interessante benvenuto dello chef, un piccolo gesto di ospitalità che anticipa già l’attenzione e la sensibilità che caratterizzeranno l’intera esperienza: montanarina con una fresca insalata di ricciola e una mayo artigianale alla rosa canina ottenuta con l’acqua di cottura dei ceci. La montanara è davvero eccezionale con un impasto fragrante, morbido, profumato. Ho trovato una perfetta armonia con la gustosa insalatina di ricciola.

Entrèe
Da bere, decidiamo di accompagnare il nostro pranzo con un vino siciliano: il Belsito Vittoria DOC Frappato della Cantina Terre di Giurfo, un vino dal colore rosso rubino, profumo intenso, sentori di spezie e frutti di bosco con un sapore pieno e piacevolmente tannico, ottenuto da uve 100% frappato.

Belsito Vittoria D.O.C. Frappato di Terre di Giurfo
E’ il momento degli antipasti, noi optiamo per un cappuccino salato, un’originalissima proposta servita cme se fosse un cappuccino: vellutata di carciofi e patate con mousse di ricotta e pane aromatizzato al tartufo con polvere di caffè e cacao accompagnate con una brioche salata. Davvero una proposta interessante e creativa.

Cappuccino - Vellutata di carciofi e patate con mousse di ricotta e pane aromatizzato al tartufo con caffè e cacao
L’altro antipasto in carta è denominato Morcone al piatto ossia cuffianella in crosta di pane panko su letto di zucca, cipolla ramata caramellata e la inimitabile pancetta artigianale di maialino nero dell’azienda agricola Mastrofrancesco. La cuffianella è un formaggio a pasta morbida prodotto nella contrada di Cuffiano (da cui deriva il nome) prodotto con latte intero di vacca. Decisamente da provare…

Morcone al piatto
Intanto arrivano anche i panini artigianali con semi di sesamo e curcuma davvero invitanti…

I panini artigianali con semi di sesamo e curcuma
Come primi optiamo per i cavatelli in verde con broccoli, alici del Cantabrico, tarallo sbriciolato e pomodoro secco. I cavatelli sono avvolti dalla cremosità dei broccoli mentre la sapidità delle alici del Cantabrico e la croccantezza del tarallo sbriciolato trovano equilibrio perfetto con la nota intensa e lievemente dolce del pomodoro secco.

Cavatelli in verde con broccoli,alici del Cantabrico, tarallo sbriciolato e pomodoro secco
L’altro primo è il risotto Carnaroli alla rapa rossa con formaggio erborinato e zafferano del Matese. Elegante e avvolgente questo risotto rapisce per la nota vegetale intensa della rapa rossa stemperata dalla fonduta di erborinato e dallo zafferano.

Risotto Carnaroli alla rapa rossa con erborinato e zafferano del Matese
Tra i secondi ordiniamo la guancia di vitello cotta a bassa temperatura, tenerissima e succulenta, al vino aglianico, servita con il suo fondo di cottura intenso e avvolgente e accompagnata da broccoli bio che donano al piatto una piacevole nota vegetale.

Guancia di Vitello cotta CBT all'aglianico sul suo fondo con broccoli bio
A seguire un filetto di baccalà, delicatissimo e perfettamente cotto a bassa temperatura, adagiato su una vellutata di sedano rapa dalla consistenza setosa e completato da croccanti chips di polenta che regalano al piatto una piacevole variazione di consistenze.

Filetto di baccalà CBT su vellutata di sedano rapa e chips di polenta
Chiudiamo il nostro pranzo con un dessert condiviso: una Caprese, morbida e golosa, servita con crema chantilly e caramello, un finale dolce equilibrato e appagante.

La capresina con crema chantilly e caramello
Poi ci servono dei cantuccini artigianali. Ad accompagnare il momento conclusivo scegliamo un bicchierino di amaro Malies, per restare nel Sannio, ideale per sigillare con eleganza il percorso gastronomico.

Amaro Malies
Chiediamo quindi il conto: paghiamo 60 euro a persona, una cifra che riteniamo assolutamente corretta se rapportata alla qualità della proposta gastronomica, alla cura della materia prima e al contesto del locale.
Biancamela si trova nel suggestivo centro storico di Morcone. La location è caratteristica, raffinata e curata. Ottenuta grazie ad una attenta e curata opera di recupero anche dei materiali dove possibile. La bellezza del locale è pari alla proposta di cucina.
Biancamela rappresenta una realtà gastronomica capace di sorprendere: qui trovi una cucina interessante e intrigante che parte dalla tradizione del territorio sannita reinterpretata con sensibilità contemporanea. Il risultato è un equilibrio riuscito tra memoria e innovazione, un mix armonico che rende l’esperienza culinaria autentica ma allo stesso tempo moderna, capace di lasciare un ricordo piacevole e stimolante. Complimenti alla chef e padrona di casa Annamaria Mastrantuono capace di creare questa moderna alchimia gastronomica, alla brigata di cucina con il giovane chef Gianluca Panichella. Michele de Crosta in sala è semplicemente perfetto, professionale, attento. La carta dei vini è curata e studiata. Abbiamo trovato corretto il rapporto qualità prezzo. Biancamela a Morcone entra nella nostra guida sul web tra quelli che sono gli indirizzi da non perdere. Rivelazione…
Biancamela Cucina d’Autore
Corso Italia n.163
Morcone (Bn)
Tel. 0824 149 2493
Visita la pagina Fb di Biancamela Cucina D’Autore
Al centro di Caserta, a poca distanza dalla meravigliosa Reggia di Caserta, c’è un indirizzo che merita di essere annotato con cura nel taccuino degli appassionati di buona tavola. È il Ristorante Gli Scacchi, tappa imprescindibile per chi desidera esplorare l’anima gastronomica del territorio ma vuole farlo attraverso una lente contemporanea.

Ristorante Gli Scacchi. Caserta - Insegna esterna
Il Ristorante gli Scacchi regala una piacevole sensazione già quando si arriva. Gli ambienti sono stati sapientemente restaurati: pareti in tufo che raccontano la storia del territorio, specchi che amplificano la luce e arredi di pregio, dettagli ricercati e sedute color giallo ocra che scaldano l’atmosfera. Ogni elemento contribuisce a creare un equilibrio armonico tra sobrietà e carattere, tra intimità e raffinatezza. Qui l’ospite non è un semplice cliente, ma parte di una vera esperienza che comincia dall’atmosfera e dall’ambiente e prosegue con le proposte di cucina.

Ristorante Gli Scacchi. Caserta - Particolare di una sala interna
A fare gli onori di casa è il signor Gino, semplicemente impeccabile, con un aplomb quasi britannico, capace di accompagnare con discrezione ogni momento della serata con preparazione e amore. In cucina, la chef Marilena interpreta con sensibilità e tecnica il patrimonio gastronomico casertano e del territorio, restituendolo in chiave moderna ma senza tradirne l’anima.
La proposta in carta, volutamente essenziale è scandita dalla stagionalità e trova il suo comune denominatore nella valorizzazione delle eccellenze del territorio: dalla pasta di Gragnano alla mozzarella di bufala, dalle carni locali agli ortaggi freschissimi, dalle mele annurche al maiale nero di razza casertana. Anche la carta dei vini, curata con particolare attenzione alle etichette casertane e campane, racconta la stessa storia fatta di radici e identità.

Ristorante Gli Scacchi. Caserta - Ingresso
La carta è essenziale, curata, coerente e segue il ritmo delle stagioni, raccontando il territorio senza forzature: portate studiate, rotazione intelligente delle materie prime, identità chiara. In attesa di scegliere gli antipasti, arriva l’entrèe degli Scacchi: cestino di farina di castagne con lenticchie di Villalba (Presidio Slow Food), pera caramellata e sedano. Davvero una proposta indovinata. Le lenticchie si sposano a meraviglia con la dolcezza misurata della pera caramellata, mentre il cestino di farina di castagne regala un timbro quasi montano. Ottimo “incipit”.

Entrée degli Scacchi
Da bere scegliamo una bottiglia di Pellerosa de I Cacciagalli, azienda e cantina che ottiene i suoi vini con i dettami dell’agricoltura biodinamica. Il Pellerosa è un rosato di personalità, ottenuto da uve di aglianico in purezza e affinato in anfora. Un vino strutturato, più vicino per corpo ad un rosso che ad un rosé capace con la sua personalità di sostenere l’intero percorso gastronomico con autorevolezza.

Pellerosa de I Cacciagalli
Intanto arriva il pane. Come antipasti optiamo per una degustazione di salumi di maiale razza casertana: salsiccia secca davvero spettacolare, il prosciutto crudo aromatico e profumato ed il guanciale a dir poco spaziale. I salumi che abbiamo degustato sono da dieci e lode.

Degustazione di salumi di maiale nero di razza casertana
Gino ci fa gustare anche la loro giardiniera fatta davvero a regola d’arte e resa ancora più aromatica grazie alla presenza dei semi di finocchetto.

La meravigliosa giardiniera degli Scacchi
Poi ecco il percorso antipasti definito l’Orto. Si comincia con una crostata di pasta frolla salata con ricotta, formaggio di bufala, bietole e spinaci su crema di zucca. La frolla salata è friabile ma compatta, accoglie una farcia avvolgente dove la ricotta ed il formaggio di bufala si fondono in un registro pieno ma non opulento. Le bietole e gli spinaci portano una sfumatura erbacea che alleggerisce il boccone, mentre la crema di zucca, appena dolce, completa il tutto.

Crostatina di pasta frolla salata con ricotta e formaggio di bufala con bietole spinaci su crema di zucca
Seconda proposta è la reinterpretazione della classica pizza di scarola campana. Qui la tradizione viene alleggerita: l’impasto, più vicino a un pan brioche, addolcisce il tutto. Il risultato è una proposta che conserva l’anima popolare ma si veste di eleganza, dimostrando come la memoria possa essere rivisitata senza perdere la sua identità.

Reinterpretazione della pizza con la scarola
Terza portata dell’antipasto l’Orto è la parmigiana di borragine. Scelta stagionale intelligente. Dato il periodo, al posto delle melanzane la chef Marilena utilizza la borragine, erba dalla forte vocazione culinaria. Il risultato è una parmigiana più verde, più aromatica, con un finale leggermente erbaceo.

Parmigiana di borragine
E’ il momento dei primi. Scegliamo le candele di Gragnano al ragù di “Genovese”. La carne è morbida, succosa. Il profumo è avvolgente ma delicato e mai invadente. La pasta è cotta con precisione millimetrica, trattiene il sugo e restituisce un morso pieno, appagante. È un grande piatto della tradizione, interpretato con rigore e sensibilità dalla chef Marilena. Probabilmente questo è uno dei manifesti della cucina del Ristorante Gli Scacchi.

Candele di Gragnano alla Genovese
L’altro primo sono i mezzi paccheri di Gragnano con pomodorini gialli del Vesuvio, olive nere di Caiazzo, uvetta, pinoli e capperi. Un piatto che gioca su contrasti e ritmo. La dolcezza solare dei pomodorini gialli incontra in maniera sorprendente la sapidità delle olive e dei capperi, mentre uvetta e pinoli aggiungono profondità e una lieve nota dolce. La costruzione è armonica, l’equilibrio centrato: ogni ingrediente trova spazio senza sovrastare l’altro. Esecuzione impeccabile, risultato elegante. Chapeau.

Mezzi paccheri di Gragnano con baccalà, pomodorini gialli del Vesuvio, olive nere caiazzane, uvetta, pinoli e capperi
Come secondo restiamo nel territorio casertano e scegliamo su consiglio di Gino lo stracotto di bufalo casertano con broccoli e sfere di patate. Mai consiglio fu più giusto. Cottura lenta della carne, fibra tenera, sapore intenso ma pulito. Il bufalo esprime carattere senza eccessi. I broccoli regalano una nota vegetale che bilancia la “forza” della carne, mentre le sfere di patate completano con morbidezza. Un secondo piatto davvero eccellente, oserei dire identitario e tecnicamente centrato.

Stracotto di bufalo casertano con broccoli e patate
Prima del dessert ecco un piccolo omaggio dalla cucina: un cannolo con verza, porcini e tartufo nero. Un concentrato di territorio.

Cannolo con verza, porcini e tartufo nero
Chiudiamo in dolcezza con una fetta di torta di mele annurche, servita con crema pasticciera al profumo di cannella. Un finale rassicurante che profuma di casa di mamma o di nonna, davvero apprezzatissimo.

Torta di mele annurche con crema pasticciera al profumo di cannella
Accompagniamo il dessert con due giri di amaro Erbes di Fratelli Izzi. Eccezionale amaro digestivo prodotto a Fondi.

Amaro biologico Erbes dei Fratelli Izzi
Chiediamo il conto, paghiamo per la nostra cena al Ristorante gli Scacchi 55 euro a persona, escluso il vino. Una cifra coerente con la qualità della proposta gastronomica, l’ambiente e la cura dei dettagli.
Al Ristorante Gli Scacchi tutto parla di territorio, ma nulla è scontato: ogni ingrediente viene esaltato, cesellato, reinterpretato con eleganza e misura. È in questo dialogo costante tra memoria e contemporaneità che prende forma un’esperienza gastronomica autentica, capace di sorprendere senza mai perdere il legame con la propria terra. Qui il territorio casertano viene esaltato grazie alle proposte della chef Marilena capace di nobilitare ed esaltare nei suoi piatti ogni ingrediente. Fantastici i salumi di maiale di razza casertana. Da rimarcare senza esitazioni, la Genovese, piatto simbolo, eseguita magistralmente. I mezzi paccheri con baccalà, pomodorino giallo del Vesuvio, olive caiazzane, capperi e pinoli sono sicuramente tra le proposte più riuscite per equilibrio e personalità. Lo stracotto di bufalo, eccellente per tecnica e materia prima. Da amore a primo assaggio la torta di mela annurca, chiusura elegante e identitaria della nostra cena agli Scacchi. Ma oltre ai piatti, resta l’esperienza complessiva: la professionalità, l’ospitalità e la gentilezza del signor Gino in sala, la mano sicura della chef Marilena, che guida la cucina con competenza, rispetto del territorio e una sensibilità moderna. Fornita e ben curata la carta dei vini. Il Ristorante gli Scacchi a Caserta entra di diritto nella nostra guida sul web tra gli indirizzi imperdibili. In questo luogo gusto, atmosfera e cura dei dettagli vanno a braccetto e regalano emozione.
Ristorante Gli Scacchi
Via Salvatore Maielli n.3
Caserta
Tel. 0823 145 5046
Visita il sito web del Ristorante Gli Scacchi
Tornare in Irpinia è sempre un’esperienza che rinnova lo stupore. Questa terra, generosa e schietta, continua a raccontarsi attraverso una cucina identitaria e una cultura gastronomica profondamente ancorata alle proprie radici. Siamo ad Ariano Irpino, al Ristorante La Pignata, indirizzo simbolo della ristorazione irpina e punto di riferimento per chi ricerca una cucina capace di interpretare il territorio con sensibilità contemporanea. È un luogo che frequentiamo con piacere, una certezza, un approdo sicuro per chi ama i sapori autentici riletti con misura e consapevolezza.

La Pignata. Ariano Irpino - Particolare sala interna all'ingresso
L’ambiente è raccolto, accogliente, costruito su un equilibrio armonico tra eleganza e calore rustico: luci ben calibrate, atmosfera conviviale, arredo curato. La mise en place è essenziale ma elegante e riflette la filosofia del locale, fatta di sobrietà ed attenzione al dettaglio. Ad accoglierci, come sempre, c’è Ezio Ventre, padrone di casa appassionato e competente, profondo conoscitore del mondo del vino – con una predilezione per le etichette biologiche – e instancabile promotore delle eccellenze del territorio, dalle birre artigianali ai distillati.

La Pignata. Ariano Irpino - Particolare di una sala interna
In attesa di consultare le proposte del menù, arriva il benvenuto de La Pignata, un piccolo manifesto della sua filosofia: una crocchetta di ceci e cotechino irpino adagiata su vellutata di lenticchie della Valfortore, completata da un gel di sedano di Gesualdo, presidio Slow Food; una fettina di filone di maiale irpino al lardo stagionato dodici mesi; e un pentolino di ragù di pomodoro e basilico, da gustare rigorosamente “di scarpetta”, come impone la tradizione. Un’entrée che parla chiaro fin da subito: territorio, memoria e gusto in chiave contemporanea.

Il benvenuto della Pignata
Ad accompagnare questo entrée, Ezio Ventre propone un calice di Ekwo Abruzzo Pecorino DOC di Tenuta Terraviva. Un bianco ottenuto da uve Pecorino in purezza, con fermentazione spontanea e affinamento di sei mesi in acciaio. Il colore è un giallo luminoso, il profilo olfattivo gioca su note di frutta gialla e fiori, mentre al palato si distingue per freschezza, mineralità e una chiusura piacevolmente agrumata. Un abbinamento centrato, capace di sostenere senza sovrastare.

Ekwo Abruzzo Pecorino DOC di Terraviva
Prima degli antipasti, si rinnova un rito irpino che qui assume un valore quasi "sacro": pane e olio.

Pane e Olio Evo
Protagonista è l’Erede, olio extravergine monovarietale Marinese dell’azienda agricola Francesco Pepe. Ottenuto esclusivamente da olive Marinese, si presenta come un olio intenso, ben strutturato, con note erbacee e una piacevole vena piccante. Un olio di carattere, che racconta senza compromessi la sua origine.

Erede Olio Evo dell'azienda agricola Francesco Pepe
Per accompagnare l’intero pranzo scegliamo di restare in Irpinia, stappando una bottiglia di Trespadini Irpinia Campi Taurasini DOP di Boccella Rosa. Un Aglianico di grande personalità, dal colore rosso rubino profondo, con sentori di prugna e frutti rossi maturi, seguiti da spezie e tabacco. Il sorso è pieno, con un tannino elegante, perfetto compagno per il nostro pranzo al Ristorante La Pignata.

Trespadini Irpinia Campi Taurasini DOP di Boccella Rosa
È il momento degli antipasti, e non può mancare uno dei piatti simbolo della casa: il Pancotto all’Arianese. Verdure miste, cicorie e scarole incontrano aglio, olio extravergine e peperoncino, il tutto completato da lardo di Mangalica e peperone crusco. Una rilettura colta di un piatto povero, che qui si carica di una golosità primordiale: intensa, rustica, ma sorprendentemente equilibrata. Un vero inno alla cucina contadina irpina, potente e autentico. Un piatto iconico della Pignata, semplicemente imperdibile.

Pancotto all'arianese
Segue l’uovo in purgatorio: uovo cotto a bassa temperatura su salsa di pomodoro, peperone crusco e basilico, ricoperto da una morbida e vellutata fonduta al Parmigiano. Una rivisitazione elegante e centrata del grande classico partenopeo, rispettosa della tradizione ma arricchita da tecnica e precisione.

Uovo in purgatorio
Tra i primi, arrivano in tavola dei tortelli ripieni di caciocavallo e salsiccia, serviti su una crema di scarola, con fonduta di caciocavallo podolico e pane profumato al pomodoro. Un piatto avvolgente, profondo, che gioca con sapori decisi ma perfettamente in equilibrio.

Tortelli con caciocavallo, salsiccia e scarola
A seguire, i tagliolini al tartufo bianco pregiato: essenziali, raffinati, profumatissimi. Una preparazione che punta tutto sulla qualità assoluta della materia prima e sulla delicatezza dell’esecuzione. Sublimi.

Tagliolini al tartufo bianco
Non è ancora finita. Ezio Ventre ci sorprende con un assaggio di cardone all’arianese rivisitato: ravioli ripieni di cardo in brodo di cappone, sfilacciata di cappone, stracciatella d’uovo e polpettine di vitello. Un piatto che sa di casa, di festa, di tradizione familiare. Una carezza calda e rassicurante.

Cardone all'arianese rivisitato con ravioli ripieni di cardo
Per il secondo scegliamo di condividere la guancia di vitello cotta a bassa temperatura, accompagnata da crema di patate al peperone crusco, funghi cardoncelli e fiori di aglio dell’Ufita, presidio Slow Food. La carne è straordinariamente tenera, succosa, perfettamente bilanciata nei sapori. La componente cremosa dona rotondità, mentre il peperone crusco funge da filo conduttore aromatico, in un piatto che soddisfa pienamente i sensi restando fedele alla tradizione.

Guancia di vitello cotta a bassa temperatura con funghi cardoncelli, crema di patate al peperone crusco e fiori di aglio dell'Ufita
Prima del dolce arrivano due piccole coccole: una delicata simulazione della neve con il vincotto. Granita d’acqua purissima avvolta dal vincotto che con la sua dolcezza antica richiama gesti e sapori della tradizione.

Simulazione della neve con il vincotto
E poi un sorbetto al mandarino, fresco e piacevolissimo, ideale per preparare il palato al finale.

Sorbetto al mandarino
Il dessert scelto è uno dei must della Pignata: lo Scazzamariello: sbriciolona al cioccolato, mousse al pistacchio, amarena e gelato al fiordilatte. Un equilibrio goloso e appagante, che non ha bisogno di ulteriori commenti.

Scazzamariello
Chiudiamo con due bicchieri di Ratafià irpino e chiediamo il conto: paghiamo 60 euro a persona (vino escluso). Un rapporto qualità-prezzo corretto e coerente con la proposta e il contesto.
Il Ristorante La Pignata si conferma come una solida istituzione della ristorazione irpina, una realtà che ha saputo crescere e rinnovarsi nel tempo restando sempre fedele alla propria identità. La cucina qui alla Pignata, diventa racconto, memoria e territorio, declinati attraverso uno sguardo attuale e consapevole. L’ospitalità sincera e senza filtri di Ezio Ventre e della sua brigata, l’attenzione costante ai particolari, la qualità rigorosa delle materie prime e una lettura rispettosa ma mai statica della tradizione rendono questo indirizzo una tappa di riferimento assolutamente imperdibile. Le proposte di cucina sono eccellenti e seguono il ritmo e lo scorrere delle stagioni. Ottimi gli antipasti, il Pancotto all’Arianese è un piatto iconico che non puoi non provare se vieni qui. Tra i primi i tagliolini al tartufo bianco sono un grande classico. Meravigliosi i Tortelli ripieni di caciocavallo e salsiccia in crema di scarola, fonduta di caciocavallo podolico e pane profumato al pomodoro. Paradisiaca la guancia cotta a bassa temperatura. La carta dei vini è ampia, curata, con una selezione attenta alle produzioni biologiche e interessanti aperture verso etichette internazionali. Il servizio si distingue per professionalità, precisione e ritmo adeguato. Il conto è cmmisurato alla qualità della proposta gastronomica ed al contesto. La Pignata ad Ariano Irpino si conferma, a pieno titolo, tra i migliori ristoranti irpini e regionali nella nostra guida sul web. Un indirizzo da provare, e da ritrovare, nel tempo.
Ristorante La Pignata
Viale dei Tigli n.7
Ariano Irpino (Av)
Tel. 0825 87 25 71
Visita il sito web del Ristorante La Pignata