Campania

Brian Liotti

Brian Liotti

Brian, non fatevi ingannare dal nome, nasce a Napoli sotto il segno dei pesci e mostra fin da piccolo spiccate capacità artistiche e senso estetico. E' giornalista, speaker radiofonico di fama nazionale, direttore artistico, autore, presentatore, blogger, gastronomo per passione ed esperto di marketing e comunicazione. E' un grande appassionato di food, profondo conoscitore dei prodotti tipici, ha un debole per i borghi storici ed è uno strenuo difensore delle tradizioni anche a tavola, contro ogni forma di omologazione e "globalizzazione del gusto". I suoi racconti e le sue recensioni, sempre molto dettagliate, sono paragonabili ad un viaggio dove il gusto cede il passo alle emozioni.

Nel cuore delle campagne di Ariano Irpino, in contrada Cesine, immersa nel verde e nella quiete della natura, si trova Le Cesine, una realtà agricola che da oltre dieci anni porta avanti un progetto profondamente legato alla terra e alle produzioni del territorio. In più c'è il concetto di accoglienza e di "ospitalità rurale" che nobilita questo progetto legato profondamente al territorio...

Le Cesine Ariano Irpino Insegna allIngresso
Le Cesine. Ariano Irpino - Insegna all'ingresso

L’azienda è specializzata soprattutto nella produzione e trasformazione del pomodorino giallo e rosso e dell’olio extravergine di oliva, con una filosofia basata sulla qualità, sulla stagionalità e sul rispetto della materia prima. A questa attività si affianca quella agrituristica, con un piccolo ristorantino di campagna dove arrivano in tavola i prodotti biologici dell’azienda e quelli di altre realtà agricole irpine, seguendo una logica di filiera corta. Le Cesine è anche storia e cultura. La struttura, immersa in una proprietà di grande fascino, risale al 1700 e conserva al suo interno un antico frantoio ipogeo, testimonianza di un passato profondamente legato alla cultura agricola. Non mancano inoltre percorsi didattici e culturali.

Le Cesine Ariano Irpino Uno dei tavoli interni
Le Cesine Ariano. Irpino - Uno dei tavoli interni

Ma a rendere speciale questo luogo sono soprattutto le persone. Monica e Umberto, i proprietari, sono due perfetti padroni di casa. Monica, con la sua profonda sensibilità artistica e culturale ha curato personalmente gli ambienti, creando un’atmosfera calda e originale attraverso oggetti di recupero, pezzi d’arte e antiquariato scelti con grande gusto. Umberto è invece l’anima dell’accoglienza e della sala, preparato, appassionato, gentile, sempre presente e attento a spiegare le pietanze e i prodotti con un servizio informale ma preciso e professionale. Due gli ambienti a disposizione degli ospiti: uno interno, molto curato e ricco di angoli suggestivi, e uno esterno che regala una piacevole vista sulla campagna. Un contesto che invita naturalmente a rallentare e godersi il momento.

E poi c’è la cucina. A guidarla è Dylan Bernardo, chef di origini napoletane con esperienze importanti nel mondo della ristorazione, anche ad altissimi livelli. La sua è una cucina stagionale, concreta e personale, nella quale i prodotti de Le Cesine e le eccellenze del territorio diventano protagonisti di piatti semplici solo all’apparenza.

Le Cesine Ariano Irpino Un angolo suggestivo del locale
Le Cesine. Ariano Irpino - Un angolo suggestivo del locale

La carta propone quattro antipasti, quattro primi, quattro secondi, il contorno del giorno e i dessert, oltre a due percorsi degustazione. Noi scegliamo invece di andare alla carta. Ci accomodiamo al nostro tavolo, prenotato per tempo, e diamo il via alle danze.
Intanto arrivano il pane, i grissini e una sorta di mini “casatiello” (che tradisce l’anima partenopea dello chef), assolutamente divino con il suo sapore rustico ma delicato.

Il pane i grissini e il mini casatiello
Il pane i grissini e il mini casatiello

Da bere prendiamo una minerale e l’aglianico della casa (devo dire ottimo e beverino). Ecco una degustazione del loro olio Evo di Ravece con tanto di pomodorino del piennolo. Pane e olio, la merenda contadina per eccellenza. Poesia del territorio….

Olio Ravece e Pomodorino del piennolo bio dellazienda Agricola Le Cesine
Olio Ravece e pomodorino del piennolo bio dell'azienda Agricola Le Cesine

Si parte con una semplice ma irresistibile bruschetta con pomodorini del Piennolo, olio extravergine di oliva biologico e basilico. Pochi ingredienti, ma di grande qualità e cosa non trascurabile pane tostato alla perfezione...

Bruschetta con pomodorini del piennolo olio Ravece bio e basilico
Bruschetta con pomodorini del piennolo, olio Evo Ravece bio e basilico

Poi una selezione di salumi e formaggi locali: culatta irpina, capocollo, caciocavallo, un pecorino, mozzarella e ricottina del caseificio Pacifico di Castelfranco in Miscano, salsiccia secca, soppressata piccante e sopressata dolce, il tutto servito con confettura di more e confettura di piennolo rosso.

Selezioni di salumi e formaggi locali
Selezione di salumi e formaggi locali

Seguono i fichi biologici dell’azienda, con mandorle, primo sale e more raccolte la mattina stessa.

Fichi bio dellazienda Agricola Le Cesine mandorle formaggio primo sale e more
Fichi bio dell'azienda Agricola Le Cesine, mandorle, formaggio primo sale e more

Non manca una fresca insalatina di pomodori, patate, pomodorini rossi e gialli e basilico..... 

Insalatina di patate pomodorini rosse e gialli e basilico
Insalatina di patate, pomodorini rossi e gialli e basilico

 Poi altra proposta della tradizione ma sempre graditissima, una parmigianina di melanzane fatta come Dio comanda.....

Parmigiana di melanzane
Parmigiana di melanzane

Lo chef Dylan Bernardo poi ci fa degustare una proposta che ha presentato poche sere prima alla manifestazione Irpinia Mood. Si tratta del Pomodoro 360 gradi. Un lavoro fatto interamente sul pomodoro. Il pomodoro viene spellato e la buccia diventa polvere, le falde diventano una terrina, una sorta di millefoglie di pomodoro, con i semi dei pomodori viene fatto un cracker e sopra c’è una ricotta di mandorla, giusto per stemperare l’acidità del pomodoro. Il tutto servito con un olio alle foglie di fico. Semplicemente Chapeau !

Pomodoro 360 gradi dello chef Dylan Bernardo
Pomodoro 360 gradi dello chef Dylan Bernardo

Poi il b-side del piatto con pomodoro arrosto e origano. Un antipasto che ci convince pienamente e che racconta bene la filosofia della casa: prodotti del territorio, stagionalità e semplicità, con tanta sostanza ma anche creatività estrema con la creazione di un piatto “circolare” partendo dal pomodoro e usando ogni sua parte.

Pomodoro 360 gradi B side
Pomodoro 360 gradi - B side

L’altro antipasto che degustiamo è un uovo poche cotto a 64 °C con spuma di patate e provola, polvere di porcini e pane croccante. Una goduria totale: morbido, profumato, vellutato, con un perfetto gioco di consistenze. Un piatto che ci conquista per equilibrio e delicatezza e che evidenzia la mano dello chef.

Uovo Pochè con spuma di patate e provola polvere di porcini e pane croccante
Uovo Pochè con spuma di patate e provola, polvere di porcini e pane croccante

Per i primi scegliamo due proposte molto diverse. Da una parte ziti alla Genovese. Una Genovese preparata a regola d’arte con carne di manzo e di suino, profonda e saporita, realizzata con quella pazienza che questo grande classico della cucina campana richiede, con oltre 8 ore di cottura. Il risultato è spettacolare....

Ziti alla Genovese dello chef Dylan Bernardo
Ziti alla Genovese dello chef Dylan Bernardo

Poi arrivano i ravioli “Al contadino non far sapere”: pasta all’uovo fatta a mano, ripiena di ricotta e gorgonzola, con dadini di pera. Un abbinamento particolare e decisamente interessante, dove la cremosità dei formaggi incontra la dolcezza della pera. Un piatto originale che ci piace molto. 

Ravioli di pasta alluovo fatto a mano con ricott gorgonzola e pere
Ravioli di pasta all'uovo fatti a mano con ricotta, gorgonzola e pere

Decidiamo di condividere un solo secondo e scegliamo la pancetta cotta a bassa temperatura, laccata in salsa barbecue e servita con purè di patate. Morbida, succulenta e golosa, con la laccatura che regala una piacevole nota aromatica. Il purè completa perfettamente il piatto.

Pancetta CBT laccata in salsa barbecue e Purè di patate
Pancetta CBT laccata in salsa barbecue e purè di patate

Chiudiamo in dolcezza con il Tiramisù dello chef Dylan Bernardo, una personale interpretazione con biscotto salato, montato al caffè e spuma di mascarpone. Un dessert molto bello anche nella presentazione, equilibrato e piacevole, che chiude degnamente il nostro percorso, o forse no....

Tiramisù dello chef Dylan Bernardo
Tiramisù dello chef Dylan Bernardo

Infatti ci servono ancora un assaggio di torta con ricotta e amarene e nougat al cioccolato e nocciole....Ad accompagnare i dessert prendiamo due limoncelli artigianali.

Torta di ricotta e amarene e nougat al cioccolato e nocciole
Torta di ricotta e amarene e nougat al cioccolato e nocciole

Il conto è di 45 euro a persona, una cifra che riteniamo corretta e coerente con la qualità delle materie prime, la proposta gastronomica, il lavoro della cucina e il contesto.

Ma Le Cesine, alla fine, è qualcosa che va oltre il semplice pranzo. È una realtà nella quale territorio, agricoltura, ospitalità e cucina riescono a convivere con naturalezza. La location invita al relax, gli ambienti raccontano la personalità di Monica e il servizio di Umberto è attento senza mai diventare formale. Abbiamo particolarmente apprezzato anche il piccolo gesto di Monica che, al termine del pranzo, ha omaggiato le donne presenti con un grazioso cadeau artigianale realizzato da lei. Un dettaglio semplice, ma che dice molto sulla cura riservata agli ospiti. Il vero plus, però, è rappresentato dalla cucina e da Dylan Bernardo, uno chef che dimostra tecnica e sensibilità e che riesce a valorizzare, senza snaturarle, le materie prime dell’azienda e i prodotti tipici del territorio. Le Cesine ad Ariano Irpino è stata una bella sorpresa e merita di entrare nella nostra guida sul web tra gli indirizzi da non perdere. Un luogo dove si viene per mangiare, ma dove si finisce per apprezzare molto di più: la terra, le persone, la cucina e quel senso di autentica ospitalità che trasforma un semplice pranzo in una meravigliosa esperienza da ricordare.



Azienda Agrituristica Le Cesine
Contrada Cesine n.9
Ariano Irpino (Av)
Tel. 320 7273211
Visita la pagina Fb dell’Azienda Agrituristica Le Cesine

Siamo a Vieste, nel cuore del suo affascinante centro storico, in quella che è una delle piazzette più suggestive: Largo Seggio, conosciuta anche come Piazzetta del Seggio. Un luogo storico e panoramico, sospeso tra le antiche pietre del borgo e l’immensità del mare, affacciato a picco sulla scogliera, dove lo sguardo si perde nel blu dell’Adriatico. È proprio qui che si trova Donlù Ristorante, una realtà che conquista innanzitutto per la sua posizione privilegiata. All’interno sono due gli ambienti a disposizione degli ospiti, uno dei quali impreziosito da ampie vetrate che sembrano quasi aprirsi direttamente sull’azzurro del mare, trasformando il panorama in parte integrante dell’esperienza. C’è anche la possibilità di accomodarsi all’aperto, ai tavolini allestiti direttamente in piazzetta, proprio davanti all’ingresso del locale.

Donlù Ristorante Vieste Ingresso
Donlù Ristorante. Vieste - Ingresso

L’atmosfera è raffinata e curata, ma mai ingessata. L’ambiente mantiene infatti un carattere piacevolmente informale, con un arredo sobrio e una mise en place essenziale, dove nulla appare fuori posto e ogni dettaglio contribuisce a creare una sensazione di equilibrio e discreta eleganza. Dietro l’identità di Donlù ci sono due fratelli, Donato e Luca, uniti dalla stessa passione e da ruoli ben definiti. Donato è lo chef, anima della cucina, mentre Luca si occupa della sala ed è, per certi versi, il vero cuore dell’accoglienza. Il suo obiettivo è far sentire ogni ospite a proprio agio, seguendolo con attenzione e naturalezza e cercando di non lasciare nulla al caso. E proprio dall’unione dei loro nomi nasce Donlù, un nome che racconta già, in qualche modo, la dimensione familiare e personale di questo ristorante. Ma la splendida cornice di Largo Seggio è soltanto l’inizio. Perché, al di là della vista e dell’atmosfera, è naturalmente a tavola che si misura l’identità di un ristorante. Veniamo dunque alla nostra esperienza gastronomica.

Degustazione olio Evo del Gargano
Degustazione e olio Evo del Gargano Il Genuino de I Tesori del Sud

La cucina di Donlù è un vero e proprio mix di sapori e suggestioni: parte dal territorio e dai suoi prodotti per reinterpretare la tradizione pugliese in chiave contemporanea. Una cucina mediterranea, creativa e coinvolgente, dove materie prime di eccellenza, ricerca estetica e tecnica dialogano nel piatto. Il filo conduttore è chiaro: si parte dalla tradizione, ma lo sguardo è rivolto al futuro. Si comincia con una pagnotella realizzata dallo chef Donato, fragrante e profumata...

Pagnottella dello chef
Pagnottella dello chef

La accompagniamo con il Genuino, olio extravergine di oliva biologico del Gargano dell’Agriturismo I Tesori del Sud, interessante realtà del territorio.

Olio Evo del Gargano Il Genuino dei Tesori del Sud
Olio Evo del Gargano Il Genuino dei Tesori del Sud

Il menu propone due percorsi degustazione, da quattro e sei portate, ma per questa occasione scegliamo di ordinare alla carta, così da poter esplorare liberamente la proposta dello chef. Da bere optiamo per una minerale e per un rosato Malvasia Salento “I GP” di Vigneti Reale, ottenuto da uve Malvasia Nera di Lecce. Un vino dal bel colore rosa corallo, delicatamente fruttato e dal gusto secco, che si rivela un compagno davvero piacevole per la nostra cena.

Malvasia Rosato Salento IGP di Vigneti Reale
Malvasia Rosato Salento IGP di Vigneti Reale

Ecco il benvenuto dello chef: frittelle ripiene di alghe di mare e maionese al limone, croccanti e saporite, e sfere di mousse di tonno con gel al mandarino, dove la componente marina incontra una piacevole nota agrumata.

Donlù Ristorante Vieste Il benvenuto dello chef
Donlù Ristorante. Vieste - Il benvenuto dello chef

Si comincia con gli antipasti. Partiamo con il baccalà in tempura, miele piccante e salsa al lampone: croccante fuori, morbido e delicato all’interno, con il gioco riuscito tra la sapidità del pesce, la dolcezza del miele e la vivacità del lampone.

Baccalà in tempura con miele piccante e salsa al lampone
Baccalà in tempura con miele piccante e salsa al lampone

A seguire, i calamaretti farciti con pappa al pomodoro, pecorino e vincotto di fichi, un piatto che racchiude in pochi bocconi una bella sintesi di Puglia: sapori decisi, memoria gastronomica e una rilettura creativa davvero centrata.

Calamaro farcito con pappa al pomodoro pecorino e vincotto di fichi
Calamaro farcito con pappa al pomodoro, pecorino e vincotto di fichi

Tra i primi ci conquista un sorprendente risotto con mazzancolle, rucola e nocciola, elegante e ben calibrato, in cui la dolcezza del crostaceo incontra la nota vegetale della rucola e la componente croccante e tostata della nocciola. Un riuscito incontro tra mare e terra.

Risotto con mazzancolle nocciola e rucola
Risotto con mazzancolle, nocciola e rucola

Molto interessante anche il tubetto al ragù di seppia, patata affumicata, peperone e prezzemolo: un piatto dal carattere mediterraneo, intenso e profumato, dove la morbidezza della patata affumicata accompagna con personalità il gusto del ragù bianco di seppia.

Tubetti al ragù di seppia con patata affumicata peperone e prezzemolo
Tubetti al ragù di seppia con patata affumicata, peperone e prezzemolo

Decidiamo di dividere un secondo e scegliamo una frittura di calamari e gamberi, realizzata con pesce freschissimo e dalla cottura delicata, asciutta e croccante. A completarla, una curiosa maionese alla rapa rossa, bella da vedere e piacevole al palato, che aggiunge colore e una nota leggermente terrosa al piatto.

Frittura di calamari gamberi e salsa alla rapa rossa
Frittura di calamari, gamberi e salsa mayo alla rapa rossa

Chiudiamo con due caffè e chiediamo il conto. Per la nostra cena spendiamo poco meno di 60 euro a persona, una cifra che riteniamo coerente con il livello della proposta gastronomica, la qualità delle materie prime e soprattutto con la splendida location.

Donlù Ristorante entra a pieno titolo tra gli indirizzi da non perdere nella nostra guida sul web. È un ristorante che ha dalla sua una location semplicemente bellissima, nel cuore di Vieste e con una vista capace da sola di regalare emozioni, ma che non si limita al panorama. A tavola si percepisce chiaramente la mano dello chef Donato e la volontà di costruire una cucina personale, contemporanea e riconoscibile. Una cucina che guarda alla Puglia, ne valorizza i prodotti e i sapori, ma li porta verso una dimensione nuova, con attenzione all’estetica, agli abbinamenti e alla creatività. Tra i piatti che ci sentiamo di segnalare ci sono senza dubbio i calamaretti farciti con pappa al pomodoro, pecorino e vincotto di fichi, il baccalà in tempura con miele piccante e lampone e i tubetti al ragù di seppia, patata affumicata, peperone e prezzemolo. Merita una menzione anche la frittura, delicata e asciutta, valorizzata dalla freschezza del pescato.
In definitiva, Donlù è un indirizzo che consigliamo volentieri: per la bellezza del luogo, per l’accoglienza, per una cucina che parte dalla tradizione ma prova con convinzione a guardare al futuro e per un’esperienza gastronomica capace di unire territorio, tecnica e creatività.



Donlù Ristorante
Largo Seggio n.8
Vieste (Fg)
Tel. 0884 592264
Visita il sito web di Donlù Ristorante

Peschici è uno di quei luoghi che non hanno bisogno di presentazioni. Il borgo antico, le case bianche, i vicoli stretti e il mare del Gargano che compare tra le architetture regalano scorci di rara bellezza. Ed è proprio nel cuore del centro storico, in Piazza del Popolo, che troviamo La Taverna di Peschici. Un indirizzo caratteristico, raccolto e piacevole, con ambienti curati, arredi essenziali e una mise en place ordinata. Nella bella stagione ci sono anche i tavoli all’aperto, particolarmente richiesti. Noi abbiamo prenotato e ci accomodiamo all’interno.

Degustazione di olio Evo di Coratina di Tenute Donna Vittoria
Degustazione di olio Evo di Coratina di Tenute Donna Vittoria

Diamo un’occhiata al menù. La cucina guarda soprattutto al mare, con qualche proposta di terra capace di ampliare la scelta. Prima di ordinare arrivano pane e olio: un ottimo Evo biologico di Tenute Donna Vittoria, ottenuto da monocultivar coratina. Fruttato, intesno ma piacevole. Il pane diventa quasi irresistibile quando incontra quell’olio. Un semplice pane e olio che, per un attimo, sa di casa, di Puglia e di ricordi

Olio Evo monocultivar Coratina di Tenute Donna Vittoria
Olio Evo monocultivar Coratina di Tenute Donna Vittoria

Ad accompagnare la cena scegliamo due calici di Nèprica Rosè IGT di Tormaresca, ottenuto da Negroamaro in purezza. Rosa tenue, profumi fruttati e una piacevole freschezza al palato: un rosato morbido e beverino, perfetto per una cena di mare..

Neprica Rosè di Tormaresca
Neprica Rosè di Tormaresca

Si parte con gli antipasti. La parmigiana di mare è profumata e golosa, un piatto dal carattere mediterraneo che conquista al primo assaggio. Il finale è inevitabile: scarpetta, perché quel condimento merita di essere raccolto fino all’ultima goccia.

Parmigiana di mare
Parmigiana di mare

Poi arrivano le acciughe del Cantabrico con crostini al burro: sapide, carnose e intense, con la morbidezza del burro a fare da piacevole contrappunto. Un boccone semplice, ma di grande soddisfazione.

Acciughe del Cantabrico con crostini al burro
Acciughe del Cantabrico con crostini al burro

Tra i primi scegliamo i troccoli con cozze e vongole lupini. Un formato di pasta fresca tipico del foggiano, particolarmente adatto a raccogliere il condimento. Qui il mare si fa protagonista con un sughetto cremoso, sapido e saporito, dove cozze e vongole regalano tutto il loro carattere. Un piatto riuscito, di quelli che finiscono troppo presto.

Troccoli cozze e vongole lupini
Troccoli cozze e vongole lupini

L’altra scelta è una sorpresa: gli spaghetti alla carbonara di tonno rosso. Cremosi, profumati, appaganti. Una rilettura originale della carbonara che funziona e convince al primo assaggio. Il tonno rosso entra nel piatto con personalità, senza appesantirlo. Davvero notevole.

Spaghetti alla carbonara di tonno rosso
Spaghetti alla carbonara di tonno rosso

A questo punto arriva anche un secondo. Il polpo arrostito con cime di rapa e stracciatella gioca ancora una volta sulla felice contaminazione tra mare e terra. Il polpo ha una bella consistenza e la stracciatella aggiunge cremosità, mentre le cime di rapa portano quella nota vegetale e leggermente amarognola che chiude il cerchio. Un abbinamento interessante, da riprovare.

Polpo arrosto con cime di rape e stracciatella
Polpo arrosto con cime di rape e stracciatella

 Per noi niente dessert. Chiudiamo con un amaro Jefferson, il caffè ed il conto. La spesa è di poco inferiore ai 60 euro a persona.

La Taverna di Peschici non è una scoperta, ma una piacevole conferma. Eravamo già stati qui qualche anno fa e tornarci ci ha dato modo di ritrovare un indirizzo che avevamo già apprezzato, con una cucina di mare concreta, ben eseguita e capace di valorizzare le materie prime. Tra i piatti che ci hanno convinto ci sono sicuramente la carbonara di tonno rosso, i troccoli con cozze e vongole lupini e il polpo arrostito con cime di rapa e stracciatella. Proposte diverse, accomunate da una cucina che guarda al territorio senza rinunciare a qualche idea più personale. Interessante anche la carta dei vini. Una nota di merito va al servizio: personale giovane, affiatato, professionale e veloce. Il rapporto qualità-prezzo ci è sembrato corretto. La Taverna di Peschici si conferma così un indirizzo da segnare in agenda per chi visita il borgo e cerca una cucina di mare piacevole, curata e senza inutili complicazioni. Un posto in cui tornare, soprattutto quando Peschici chiama e il Gargano mette in tavola il suo lato più semplice e più buono.



Ristorante La Taverna di Peschici
Piazza del Popolo n.15
Peschici (Fg)
Tel. 0884 962406
Visita la pagina Fb della Taverna di Peschici

Ci sono luoghi in cui tornare non è semplicemente una scelta, ma quasi una piacevole necessità. Vieste, per noi, è uno di questi. Il Gargano possiede una capacità rara: riesce a sorprendere anche quando pensi di conoscerlo già. La luce, il profumo del mare, la pietra chiara delle abitazioni, i vicoli che si aprono improvvisamente su scorci bellissimi. E poi c’è quel centro storico sospeso tra terra e Adriatico, dove ogni passeggiata diventa un piccolo viaggio. È proprio qui che troviamo l’Osteria Al Duomo, a pochi passi dal magnifico Duomo di Vieste. Ci siamo tornati a distanza di tempo e ritrovare questo indirizzo è stato un po’ come riprendere un discorso lasciato in sospeso.

Osteria Al Duomo Vieste Insegna allingresso
Osteria Al Duomo. Vieste - Insegna all'ingresso

Per raggiungere l’Osteria Al Duomo si percorre un caratteristico vicolo con le scale. Poi si entra e cambia immediatamente la prospettiva: siamo all’interno di un edificio quattrocentesco, dove la pietra è assoluta protagonista. Quattro sale ricavate nella pietra viva, recuperate con grande attenzione, e una quinta sala, dall’atmosfera altrettanto particolare, raggiungibile attraversando il vicolo. Legno, chianche pugliesi e un arredamento perfettamente coerente con la storia del luogo completano un ambiente che ha personalità e carattere.

Osteria Al Duomo Vieste Fg Insegna dalla strada
Osteria Al Duomo. Vieste - Insegna dalla strada

Ma all’Osteria Al Duomo si torna soprattutto per la cucina dello chef Vincenzo Bua, che consideriamo una certezza. La nostra prenotazione è fissata e all’arrivo ritroviamo Natalia, Anna e Pasquale, sempre cordiali, sorridenti e pronti a far sentire l’ospite a proprio agio. È una squadra giovane, affiatata, con quella dimensione familiare che si percepisce nei piccoli gesti e che rende l’accoglienza particolarmente piacevole.

Diamo uno sguardo alla carta e ritroviamo una cucina fortemente legata al territorio, con il pescato protagonista, ma senza dimenticare interessanti proposte di terra. Ci piace inoltre la presenza della carta degli oli, con una selezione che valorizza soprattutto le aziende di Vieste e del Gargano: un dettaglio che racconta attenzione e rispetto per la materia prima. Per accompagnare la cena scegliamo una minerale e una bottiglia di Chardonnay di Tormaresca. Un vino che conosciamo e apprezziamo, dal bel colore giallo paglierino intenso, profumato di frutta gialla e agrumi, fresco, equilibrato e piacevolmente pieno. Sarà lui ad accompagnarci durante la serata.

Chardonnay di Tormaresca
Chardonnay di Tormaresca

Ecco gli antipasti che abbiamo scelto. Partiamo con il Polpo Mizu, un tentacolo di polpo cotto nel suo sugo, CBT, servito con la sua acqua montata al barbecue e crumble al bacon. Un piatto che ci conquista immediatamente. Il polpo ha una consistenza magistrale: la parte esterna regala una piacevole croccantezza mentre all’interno rimane tenero e succoso. La maionese preparata utilizzando esclusivamente la sua acqua, senza uova, è un dettaglio tecnico che diventa sostanza e valorizza pienamente il polpo. Poi arriva il crumble, con la sua componente sapida e affumicata, a creare un contrasto sorprendente. Un boccone tira l’altro e, sinceramente, il bis lo avremmo ordinato molto volentieri.

Polpo Mizu
Polpo Mizu

A seguire arriva il pancotto con purè di fave, cicoria, calamaro alla griglia e crostone di pane. Qui la cucina parla pugliese con un linguaggio immediato e riconoscibile. È un piatto che mette insieme terra e mare con naturalezza: la cremosità e il carattere del purè di fave incontrano l’amaro elegante della cicoria e la delicatezza del calamaro passato alla griglia. Il crostone aggiunge struttura e quella componente rustica che completa il piatto.

Pancotto con crema di fave calamaro alla griglia e crostone di pane
Pancotto con crema di fave, calamaro alla griglia, cicoria e crostone di pane

Tra i primi scegliamo un grande classico dell’Osteria Al Duomo: i Troccoli Essenza di Mare, ai frutti di mare, con cristalli di pane croccante e limone. È uno di quei piatti che continuano a trovare spazio in carta perché conquistano gli ospiti. E dopo averli assaggiati, comprendiamo perfettamente il motivo. Sono troccoli saporiti, ben mantecati, con una sapidità calibrata e una bella intensità marina. Il limone porta freschezza, mentre i cristalli di pane croccante aggiungono quella componente che rende ogni boccone più interessante. Un piatto apparentemente semplice, ma costruito con equilibrio e capace di regalare piena soddisfazione. Da provare...

Troccoli Essenza di mare
Troccoli Essenza di mare

L’altro primo è il Risotto Crostacei, preparato con riso Carnaroli, scampi, mazzancolle, crema di burrata affumicata e limone Femminiello del Gargano. Una vera poesia. Qui troviamo un gioco di contrasti particolarmente riuscito: la dolcezza e la delicatezza dei crostacei, la morbidezza della burrata affumicata e la freschezza aromatica del limone Femminiello del Gargano. Il risultato è un risotto elegante, profondo, avvolgente, ma mai stucchevole. 

Risotto ai crostacei
Risotto ai crostacei

Decidiamo di condividere un secondo e scegliamo il Salmone Mizu, un lingotto di salmone croccante accompagnato da air bag di maiale, maionese al mango e zeste di lime. È un piatto che gioca dichiaratamente sulla contrapposizione delle consistenze e dei sapori. Il salmone è morbido e succoso, la microchips di cotenna di maiale porta una croccantezza intensa e saporita, mentre la maionese al mango introduce una piacevole nota fruttata che alleggerisce il boccone. A chiudere, la freschezza delle zeste di lime. Un autentico tripudio di sapori, dove tecnica e creatività trovano un punto d’incontro convincente.

Salmone Mizu
Salmone Mizu

Questa volta decidiamo di saltare il dessert, ma non rinunciamo al piccolo rito conclusivo. Chiudiamo con due bicchierini di limoncello artigianale preparato dallo chef Vincenzo Bua. Denso, profumatissimo, quasi sciropposo nella consistenza e servito, come deve essere, ben freddo in un bicchiere ghiacciato. Una chiusura perfetta.

Limoncello artigianale ghiacciato dello chef Vincenzo Bua
Limoncello artigianale ghiacciato dello chef Vincenzo Bua

Il conto si attesta a poco più di 55 euro a persona, una cifra che riteniamo corretta considerando il percorso gastronomico, la qualità della materia prima, il servizio e il contesto.


L’Osteria Al Duomo si conferma una splendida certezza nel cuore della Vieste storica. Un indirizzo particolare, inserito in una location di grande fascino, dove la storia dell’edificio e la bellezza della pietra dialogano con una cucina contemporanea, concreta e fortemente legata al territorio. Questo è il regno della famiglia Bua. Lo chef Vincenzo Bua dimostra padronanza tecnica, sensibilità e una passione quasi maniacale per il proprio lavoro. La sua cucina non rinnega la tradizione, ma la utilizza come punto di partenza per costruire piatti più moderni, personali e talvolta sorprendenti. La materia prima è di livello e il pescato, protagonista di molte proposte, viene trattato con rispetto. Tra gli antipasti, per noi, il Polpo Mizu è da applausi. Il pancotto con purè di fave, cicoria, calamaro alla griglia e crostone di pane è invece uno di quei piatti capaci di raccontare il territorio attraverso un riuscito incontro fra terra e mare. Tra i primi, i Troccoli Essenza di Mare sono un vero must della casa, mentre il Risotto Crostacei rappresenta la piacevole sorpresa della serata. In cucina, lo chef è affiancato dalla sua brigata e coadiuvato dalla moglie Isa. In sala il servizio è professionale, puntuale e ben organizzato. Natalia e Anna sono una presenza preziosa nell’accoglienza, mentre Pasquale conosce la proposta gastronomica e sa accompagnare l’ospite nella scelta dei piatti e degli abbinamenti con discrezione e competenza. Interessante la carta dei vini, con diverse etichette e una particolare attenzione alla produzione pugliese. Merita una nota anche la proposta di distillati e, soprattutto, quella carta degli oli che abbiamo trovato un dettaglio davvero apprezzabile.

Usciamo dall’Osteria Al Duomo con la sensazione di aver ritrovato un luogo che, a distanza di tempo, non ha perso la propria identità. Anzi, l’ha rafforzata. Per noi l’Osteria Al Duomo è una tappa da segnare in agenda quando si arriva a Vieste. Un locale suggestivo, una famiglia che sa accogliere, una cucina capace di muoversi tra memoria e contemporaneità e una materia prima che parla del Gargano. Una conferma, dunque, e un indirizzo che continua a meritare un posto nella nostra guida sul web tra i ristoranti da non perdere.



Osteria Al Duomo
Via Alessandro III n. 23
Vieste (Fg)
Tel. 0884 708243
Visita la pagina web dell’Osteria Al Duomo

Oratino, piccolo borgo a pochi Km da Campobasso, è il punto di partenza di questa nuova visita al Ristorante Olmicello. Un paese raccolto e suggestivo, fatto di vicoli, pietra e scorci che raccontano bene l’anima più autentica del Molise. Un ritorno il nostro, che nasce dal desiderio di ritrovare Nicola Iafelice e una realtà che ha fatto della cucina territoriale e dell’accoglienza due dei suoi tratti distintivi. Nel cuore del centro storico, il Ristorante Olmicello conserva il fascino di un’antica dimora in pietra e un’atmosfera raccolta, piacevole e informale quanto basta.

Ristorante Olmicello. Oratino Ingresso
Ristorante Olmicello. Oratino - Ingresso

La proposta gastronomica segue il ritmo delle stagioni e mette al centro i prodotti del territorio. C’è una carta, ma è soprattutto il racconto della cucina del giorno a guidare l’ospite: una proposta che cambia, si rinnova e lascia spazio alla disponibilità delle materie prime. La pasta fatta a mano, le verdure di stagione, le carni e i prodotti della tradizione molisana sono parte di un percorso che guarda alla memoria senza rinunciare al presente. È una cucina che non ha bisogno di complicarsi per farsi ricordare: parte da ingredienti conosciuti, li tratta con cura e li porta in tavola con quella genuinità che qui sembra essere una scelta precisa. Siamo tornati al Ristorante Olmicello da Nicola Iafelice per ritrovare questa atmosfera e fare un viaggio nella cucina molisana d'entroterra.

Ristorante Olmicello Oratino Particolare di una delle sale interne
Ristorante Olmicello. Oratino - Particolare di una delle sale interne

La cucina dell’Olmicello è un inno alla stagionalità. Lo si comprende fin dalle prime battute, quando sul tavolo arriva il buon pane di Oratino, fragrante, profumato e ben lievitato, mentre per accompagnare il pranzo scegliamo due calici di rosato Cerasuolo d’Abruzzo. Poi arriva l’antipasto dell’Olmicello, una composizione generosa che cambia seguendo la stagione e che ha il merito di mettere insieme tante espressioni della cucina molisana contadina senza perdere equilibrio. C’è il prosciutto molisano, saporito e delicato allo stesso tempo, insieme ad un capocollo morbido e gustoso. Troviamo poi il primo sale panato e passato al forno, con una crosticina dorata che racchiude un cuore morbido e profumato. Il percorso prosegue con il fiore di zucca fritto, leggero e fragrante, un rustico, un’insalatina di farro fresca e piacevole e una melanzana ripiena di pane aromatizzato, e un fungo ripieno. Molto riuscite anche le zucchine marinate all’aceto, vivaci e stuzzicanti, capaci di portare nel piatto una nota fresca e piacevolmente acidula. A completare il quadro c’è un pecorino molisano di media stagionatura, intenso ma equilibrato, e soprattutto ci sono loro, le immancabili pallotte cacio e uova. Sono uno dei simboli della cucina contadina molisana e qui confermano tutta la loro capacità di conquistare con pochi ingredienti: morbide, saporite, appaganti, con quella consistenza che invita inevitabilmente al boccone successivo. Quello del Ristorante Olmicello è un antipasto ricco e variegato, nel quale la componente vegetale, i salumi, i formaggi e le preparazioni della tradizione convivono con naturalezza.

Antipasto Olmicello
Antipasto Olmicello

Con i primi piatti l’Olmicello alza ulteriormente il livello. I crioli con carciofi, fonduta di caciocavallo e guanciale croccante sono uno dei piatti che più volentieri ritroviamo quando torniamo qui. La pasta, rigorosamente fatta a mano, ha la consistenza giusta per raccogliere la fonduta; i carciofi portano una piacevole nota vegetale e il guanciale croccante aggiunge sapidità e contrasto. Il risultato è cremoso, intenso, goloso. Un piatto di quelli che restano nella memoria e possono creare dipendenza.

Una curiosità riguarda proprio i crioli, formato di pasta fresca tipico molisano che per forma e consistenza può ricordare gli spaghetti alla chitarra, ma presenta una sezione leggermente più quadrata. Una pasta che appartiene alla storia gastronomica della regione e che qui trova una veste particolarmente convincente.

Crioli con carciofi e guanciale croccante su fonduta di caciocavallo molisano
Crioli con carciofi e guanciale croccante su fonduta di caciocavallo molisano

E non possiamo non provare un’altra interpretazione dei crioli: i crioli con zucchine, fiori di zucca e guanciale croccante. È il piatto che racconta meglio la bella stagione: delicato, profumato con la dolcezza delle verdure che incontra la parte più sapida e croccante del guanciale.

Crioli con zucchine fiori di zucca e guanciale croccante
Crioli con zucchine, fiori di zucca e guanciale croccante

Interessantissime anche le fettuccine di pasta fresca con fonduta di caciocavallo, tartufo nero estivo e scaglie di caciocavallo molisano. Qui il piatto cambia registro. Il tartufo porta il suo profumo caratteristico, il caciocavallo aggiunge struttura e persistenza e la pasta tiene insieme il tutto con grande naturalezza. Un primo più deciso, ricco ma ben calibrato.

Fettuccine di pasta fresca con tartufo nero estivo su fonduta e scaglie di caciocavallo
Fettuccine di pasta fresca con tartufo nero estivo su fonduta e scaglie di caciocavallo

Per i secondi scegliamo due preparazioni molto diverse: baccalà in pastella fritto e agnello alla brace. Il baccalà è ben eseguito, con una pastella croccante che protegge la polpa e lascia protagonista il baccalà.

Baccalà pastellato fritto
Baccalà pastellato fritto

L’agnello, invece, è quello che ci conquista maggiormente. La carne è tenerissima, succosa e profumata, con le piacevoli note della brace che ne esaltano il carattere senza coprirlo. Se sei amante dell’agnello, quello del Ristorante Olmicello non puoi davvero perdertelo. 

Agnello alla brace
Agnello alla brace

Come contorno arrivano le chips di patate fresche, fritte al momento. Croccanti fuori, leggere e con quel pizzico di sale che le rende irresistibili.

Chips di patate fritte
Chips di patate fritte

Poi c’è un contorno che per noi rappresenta ormai un piccolo must dell’Olmicello: l’insalatina di rucola, pera e noci. Un piatto apparentemente semplice ma costruito sul contrasto: la nota amarognola della rucola, la dolcezza succosa della pera e la componente croccante delle noci. Dolce, amarognolo e croccante si incontrano in un equilibrio piacevolissimo, ideale per dare freschezza al percorso.

Insalatina di rucola pere e noci
Insalatina di rucola, pere e noci

Arriviamo al dessert con ancora spazio per una coccola finale.La scelta cade sulla millefoglie con crema Chantilly e amarene, realizzata dalla Pasticceria Il Sorriso di Oratino, firmata dalla pastry chef Loretta Fatica. La sfoglia è fragrante, sottile e leggera. La crema Chantilly è setosa, delicata e davvero eccellente: una delle migliori mai provate. Accompagniamo il dolce con un giro di liquore nespolino, poi chiediamo il conto.

Millefoglie con crema chantilly e amarene della pasticceria Il Sorriso di Loretta Fatica
Millefoglie con crema chantilly e amarene della pasticceria Il Sorriso di Loretta Fatica

Per il pranzo spendiamo poco più di 40 euro a persona. Una cifra che consideriamo corretta e proporzionata alla qualità delle materie prime, alla varietà del percorso e alla cura delle preparazioni.

Il Ristorante Olmicello conferma così la sua capacità di raccontare il Molise attraverso una cucina concreta, stagionale e profondamente legata al territorio. Qui la tradizione non viene trattata come qualcosa di immobile. Vive nelle pallotte cacio e uova, nella pasta fresca, nei formaggi, nelle verdure, nella brace e nei prodotti che cambiano seguendo il calendario della natura. Ma trova anche spazio per interpretazioni più personali, come i crioli con tartufo nero estivo o le fettuccine con zucchine e fiori di zucca e guanciale croccante. Tra i piatti che ci sentiamo di segnalare ci sono sicuramente i crioli con carciofi, fonduta di caciocavallo e guanciale croccante, golosi e avvolgenti; La carne è un altro punto di forza e l’agnello alla brace, per gli appassionati, merita davvero una menzione speciale. Interessante anche il baccalà. E poi quella millefoglie con crema Chantilly e amarene è il Paradiso dolce in terra: un finale che lascia il sorriso.

Il Ristorante Olmicello si conferma per noi un indirizzo da tenere in agenda quando si vuole scoprire un Molise gastronomico lontano dalle rotte più scontate. È una destinazione perfetta per una gita fuoriporta, per un pranzo in famiglia o per una serata a due. Qui si riscopre il piacere del tempo lento, quello che comincia passeggiando tra le pietre di Oratino e continua seduti a tavola, davanti a un piatto di pasta fresca e ad un calice di vino. A rendere tutto perfetto la genuina accoglienza e gentilezza del padrone di casa Nicola Iafelice. È forse questa la vera forza dell’Olmicello: non cercare di stupire a tutti i costi, ma costruire un’esperienza fatta di territorio, materia prima, memoria e convivialità.

 

 

Ristorante Olmicello
Via Regina Margherita n.48
Oratino (Cb)
Tel. 0874 38 285
Visita il sito web del Ristorante Olmicello

Ci sono ristoranti che lasciano un segno profondo. Luoghi in cui ogni dettaglio contribuisce a costruire un’esperienza che va oltre il semplice piacere della tavola, trasformando un pranzo o una cena in un ricordo destinato a durare. Da Rocco Caggiano, a Grottaminarda, accade esattamente questo. Non è soltanto una questione di materie prime d’eccellenza, di tecnica impeccabile o di una location dal fascino senza tempo. È quell’equilibrio raro tra ambiente, persone, territorio e filosofia culinaria a rendere questo indirizzo uno dei più autentici e interessanti del panorama gastronomico campano. Qui ogni elemento dialoga con l’altro in perfetta armonia, dando vita a un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.

Rocco Caggiano Grottaminarda Ingresso locale
Rocco Caggiano. Grottaminarda - Ingresso locale

Seguiamo il percorso di Rocco praticamente dagli inizi e siamo stati tra i primi a raccontare questo progetto quando ancora era conosciuto da pochi. Negli anni abbiamo visto crescere l’interesse attorno a questa realtà, e sapere che tanti nostri lettori hanno deciso di mettersi in viaggio seguendo il nostro consiglio, tornando poi entusiasti, rappresenta una delle soddisfazioni più grandi. Perché Rocco Caggiano non è semplicemente un ristoratore: è un autentico artigiano del gusto, un custode della tradizione capace di interpretarla con intelligenza, sensibilità e una continua ricerca della qualità. 

Rocco Caggiano Grottaminarda Un Suggestivo angolo del locale
Rocco Caggiano. Grottaminarda - Un Suggestivo angolo del locale

La magia si percepisce già varcando la soglia del locale, ospitato all’interno di un’antica dogana aragonese del 1467, riportata alla luce grazie a un restauro conservativo che ne ha preservato l’identità e il fascino originario. Le antiche pareti in pietra raccontano secoli di storia, mentre il legno, protagonista nei pavimenti, nei tavoli d’epoca, nelle sedute e negli arredi, avvolge gli ospiti in un’atmosfera calda, elegante e sorprendentemente familiare.

Rocco Caggiano Grottaminarda Uno dei tavoli interni
Rocco Caggiano. Grottaminarda - Un angolo con un tavolo e sedie antiche

Gli spazi si sviluppano su due livelli. Al piano superiore si apre la sala principale, culminando nella cucina a vista dove troneggia la brace Josper, autentico cuore pulsante del progetto. Al piano inferiore, invece, l’atmosfera cambia completamente: una sala più raccolta e intima, quasi una cantina contemporanea, dove il tempo sembra rallentare e invita a vivere la cena con calma. A completare questo percorso sensoriale c’è una dispensa “viva”, ricca di salumi, formaggi e conserve che raccontano il legame profondo con il territorio, mentre un piacevole spazio esterno accoglie gli ospiti durante le serate più miti. A rendere tutto ancora più armonioso è la presenza di Iole, compagna di vita e di lavoro di Rocco. Il suo gusto raffinato si riflette in ogni particolare: dagli arredi recuperati con cura agli oggetti che impreziosiscono gli ambienti, fino a una mise en place essenziale ma ricercata, capace di trasmettere eleganza senza mai risultare ostentata. È uno di quei luoghi in cui, appena ci si accomoda, nasce spontaneo un pensiero: sono esattamente dove vorrei essere.

Rocco Caggiano Grottaminarda La splendida Mise en place al nostro tavolo
Rocco Caggiano. Grottaminarda - La splendida Mise en place al nostro tavolo

La passione per la carne, del resto, qui affonda le proprie radici nella storia della famiglia. Il ristorante nasce accanto alla storica macelleria di casa (la macelleria Flammia Colomba), ma Rocco Caggiano non si è limitato a raccoglierne l’eredità: l’ha trasformata in un progetto gastronomico che mette al centro la ricerca, la conoscenza e il rispetto assoluto della materia prima. Ogni selezione nasce da un rapporto diretto con allevatori e produttori che condividono la stessa visione etica e qualitativa. La frollatura è affrontata con rigore quasi scientifico, frutto di esperienza, studio e pazienza, mentre ogni ingrediente viene valorizzato attraverso quella che è la vera firma della casa: il fuoco. Non è un semplice metodo di cottura, ma il linguaggio con cui prende forma l’intera cucina di Rocco Caggiano. Il suo motto, “Il sapore del fuoco”, non è uno slogan, ma una dichiarazione d’identità. La carta riflette perfettamente questa filosofia. Si può scegliere tra due percorsi degustazione, da cinque o sette portate con abbinamento vini, oppure costruire liberamente il proprio viaggio gastronomico attraverso il menù à la carte. Verdure di stagione, crudi, battute di manzo, tagli selezionati e lungamente frollati convivono con una proposta oggi ancora più ampia, pensata per conquistare non soltanto gli appassionati della carne. Tra le novità che abbiamo particolarmente apprezzato spiccano i primi piatti cotti alla brace, una proposta originale che conferma la continua evoluzione della cucina di Rocco Caggiano senza tradirne l’identità. Una scelta che amplia l’offerta e rende l’esperienza ancora più completa, dimostrando come il fuoco possa diventare uno straordinario strumento di espressione gastronomica ben oltre le grandi carni. 

Ci accomodiamo finalmente al tavolo e la serata si apre con un gesto tanto semplice quanto significativo. Ad accoglierci è un bicchiere di acqua aromatizzata con menta, limone e peperoncino: un sorso fresco, delicatamente profumato e speziato, che deterge il palato, risveglia i sensi e introduce con discrezione l’esperienza gastronomica che sta per cominciare. È un piccolo dettaglio, ma racconta perfettamente la filosofia della casa: l’ospitalità passa sempre attraverso la cura, anche nelle attenzioni più semplici.

Acqua aromatizzata con limone menta e peperoncino
Acqua aromatizzata con limone, menta e peperoncino

Veniamo finalmente al cuore dell’esperienza. La cena prende il via con il pane fatto in casa, una pagnotta dalla crosta fragrante e dalla mollica soffice, servita semplicemente con un filo di eccellente olio extravergine d’oliva. Un gesto essenziale che racconta già l’attenzione riservata alle cose più semplici.

Il pane fatto da Rocco Caggiano
Il pane fatto da Rocco Caggiano

Il benvenuto dello chef è una deliziosa mini tartina con zucchine cotte al Josper: un piccolo assaggio che anticipa con discrezione il filo conduttore dell’intero percorso gastronomico, dove il fuoco non invade mai, ma accompagna ogni ingrediente esaltandone il carattere.

Il benvenuto di Rocco Caggiano
Il benvenuto di Rocco Caggiano

Per accompagnare la cena scegliamo di restare fedeli al territorio, affidandoci ad un Santa Lucia Aglianico DOC della Cantina dei Monaci. Nel calice si presenta con un intenso rosso rubino; al naso emergono eleganti sentori di prugna matura, spezie e delicate note erbacee, mentre il sorso è pieno, deciso e armonico. Un vino dalla spiccata personalità, autentica espressione dell’Irpinia, capace di sostenere con equilibrio tutte le portate.

Santa Lucia Irpinia Aglianico DOC di Cantina dei Monaci
Santa Lucia Irpinia Aglianico DOC di Cantina dei Monaci

L’esordio è affidato a uno dei prodotti simbolo della casa: il Culatello di Rocco Caggiano, realizzato dalla storica Macelleria Flammia Colomba, cuore della tradizione familiare. Servito con fico fresco e pane azzimo senza lievito, conquista fin dal primo assaggio per la straordinaria eleganza. La dolcezza naturale del fico dialoga perfettamente con la sapidità e la complessità aromatica del culatello, mentre il pane azzimo dona equilibrio senza mai rubare la scena. Un antipasto che racconta identità, memoria e sapienza artigianale.

Culatello con fico e pane azzimo
Culatello con fico e pane azzimo

Tra gli antipasti, però, c’è un piatto che continua a conquistarci ad ogni visita e che rappresenta perfettamente la filosofia di questa cucina: l'uovo cotto al Josper con la ciambottella grottese, storica preparazione della tradizione di Grottaminarda. 
L’uovo è eseguito con una precisione quasi chirurgica: l’albume resta morbido e delicato, mentre il tuorlo si apre in una consistenza vellutata e avvolgente. Ad accoglierlo c’è la Ciambotta, un concentrato di pomodoro e peperoni che sprigiona tutta la dolcezza autentica della cucina contadina irpina. È un piatto apparentemente semplice ma di straordinaria profondità, dove tecnica e memoria convivono in perfetto equilibrio. Uno di quei sapori che restano impressi e che chiamano, senza esitazione, il bis...

Uovo al Josper su Ciambottella Grottese
Uovo al Josper su Ciambottella Grottese

La curiosità ci porta poi a esplorare una delle novità più interessanti della carta: i primi piatti alla brace, autentica firma della cucina di Rocco Caggiano. Il risotto al Josper fonduta, con Regis di vino, lamponi e menta è una sorprendente dimostrazione di equilibrio. La leggera nota affumicata accompagna il riso senza sovrastarlo, la fonduta dona cremosità, mentre il lampone introduce una piacevole vena acida che rende ogni boccone dinamico e mai prevedibile. Un risotto raffinato, originale e perfettamente calibrato.

Risotto al Josper con fonduta di regis al vino lamponi e menta
Risotto al Josper, fonduta con Regis di vino, lamponi e menta

Non sono da meno le cannazze alla brace con ragù della tradizione irpina e cacioricotta di latte vaccino, probabilmente uno dei piatti più identitari dell’intero menù. La pasta, cotta sulla brace, sviluppa una sottile crosticina dorata che richiama irresistibilmente quella parte della lasagna che da bambini tutti contendevamo a tavola. Il ragù è intenso, profondo, generoso, mentre il cacioricotta aggiunge quella piacevole nota sapida che completa il piatto senza appesantirlo. Un perfetto incontro tra memoria familiare e ricerca contemporanea.

Cannazze alla brace con ragù della tradizione e cacioricotta di latte di vacca
Cannazze alla brace con ragù della tradizione e cacioricotta di latte di vacca

Per il secondo decidiamo di condividere il pollo affumicato, una scelta che si rivelerà tra le sorprese più piacevoli della serata. Carne tenerissima e incredibilmente succosa, impreziosita da una delicata affumicatura ottenuta con fieno falciato e camomilla. Il risultato è un piatto elegante, aromatico e sorprendentemente delicato, capace di valorizzare un ingrediente spesso sottovalutato.

Pollo affumicato al fieno falciato e camomilla
Pollo affumicato al fieno falciato e camomilla

 Ad accompagnarlo arriva un’insalata di campo con vinaigrette affumicata, tutt’altro che convenzionale. La presenza della portulaca e della barba di frate dona consistenze e sfumature vegetali differenti, mentre la vinaigrette affumicata crea un filo conduttore con il resto del menù, dimostrando come anche il contorno possa diventare parte integrante dell’esperienza gastronomica.

Insalata di campo con vinaigrette affumicata
Insalata di campo con vinaigrette affumicata

Il finale è affidato a due dessert che confermano la sensibilità della cucina anche nel capitolo dedicato ai dolci. La Pesca alla brace con crema al mascarpone e granella di brutti ma buoni è un perfetto equilibrio tra dolcezza, consistenze e leggere note affumicate.

Pesca alla bracecon crema al mascarpone e sbriciolo di brutto ma buono
Pesca alla brace con crema al mascarpone e sbriciolo di brutti ma buoni

Mentre il gelato di latte vaccino appena munto, arricchito da carruba e gel di rose, conquista per la sua straordinaria pulizia gustativa e per quell’eleganza delicata che accompagna con naturalezza verso la conclusione della cena.

Gelato di latte di vacca appena munto con sbriciolo di biscotto alla carruba e gel di rose
Gelato di latte di vacca appena munto con sbriciolo di biscotto alla carruba e gel di rose

Ad accompagnare il dessert scegliamo due calici di Cognac alle Pere Williams firmato François Peyrot, un distillato di rara eleganza nel quale il carattere caldo e avvolgente del cognac si intreccia con il profumo intenso della pera matura. Il sorso è vellutato, persistente, quasi meditativo. 

Cognac alle pere Williams di Francois Peyrot
Cognac alle pere Williams di Francois Peyrot

La nostra esperienza da Rocco Caggiano si conclude con un conto di circa 90 euro a persona, una cifra che riteniamo pienamente coerente con la qualità delle materie prime, il livello della proposta gastronomica, la ricerca tecnica, la cura dell’ambiente e un’accoglienza autentica che accompagna ogni momento della serata. Perché qui non si viene semplicemente a mangiare. Si viene a vivere un’esperienza.

Ci sono indirizzi che seguono le mode ed altri che costruiscono una propria identità. Rocco Caggiano appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Qui la memoria incontra la materia prima, il territorio dialoga con la tecnica e la brace diventa un linguaggio antico attraverso cui raccontare emozioni, cultura e tradizioni. Ogni piatto parla con autenticità, senza eccessi, lasciando che siano gli ingredienti a esprimersi. Se dovessimo scegliere ciò che più ci ha conquistati, metteremmo senza esitazione sul podio il sorprendente Uovo al Josper con la "ciambottella grottese”, autentico manifesto della cucina di Rocco, insieme ai suoi originalissimi primi piatti alla brace, un’idea tanto coraggiosa quanto perfettamente riuscita. E poi c’è lei, la carne. Non un semplice ingrediente, ma il cuore pulsante di una storia familiare che continua a evolversi senza dimenticare le proprie radici. Selezione rigorosa, frollature impeccabili e cotture magistrali fanno di questo luogo un punto di riferimento per chi cerca una vera esperienza gastronomica dedicata alla carne, ma anche per chi desidera scoprire una cucina capace di sorprendere ben oltre questa straordinaria materia prima. Lasciando il ristorante resta la sensazione di aver vissuto qualcosa di autentico. Il fuoco continua ad ardere nella memoria, i sapori riaffiorano uno dopo l’altro e ci si rende conto che la vera forza di Rocco Caggiano a Grottaminarda non risiede soltanto nelle proposte di cucina, ma nella capacità di trasformare ogni cena in un racconto da ricordare. Ed è proprio questo, oggi più che mai, il lusso più grande che un ristorante possa offrire.

 

 

Rocco Caggiano
Corso Vittorio Veneto n.320
Grottaminarda (Av)
Tel. 351 753 2244
Visita il sito web di Rocco Caggiano

Tornare in un ristorante e ritrovare la stessa piacevole sensazione della prima volta, è una delle conferme più belle per chi ama la buona cucina. La Taverna Brudi di Pozzuoli è uno di quei luoghi dove sapori, accoglienza e atmosfera si intrecciano creando un’esperienza che hai voglia di rivivere. L’osteria di mare guidata dallo chef Dino Cola, nel cuore dei Campi Flegrei, continua a essere uno degli indirizzi più interessanti per chi desidera mangiare pesce a Pozzuoli, con una cucina che mette al centro il pescato, la stagionalità e una sincera cultura dell’accoglienza. A distanza di qualche tempo siamo tornati a far visita a Dino Cola e alla sua brigata. Una scelta nata quasi spontaneamente in una calda serata estiva, con la voglia di concederci una cena di mare in un luogo che, negli anni, ha saputo conquistare la nostra fiducia. E, ancora una volta, le aspettative non sono state tradite. Situata in Via Artiaco, a pochi minuti dall’uscita della Tangenziale di Pozzuoli – Via Campana, la Taverna Brudi gode di una posizione particolarmente comoda anche per chi arriva da Napoli e dai comuni limitrofi. Un valore aggiunto è il parcheggio privato antistante il ristorante, dettaglio sempre apprezzabile in una zona molto frequentata. Il consiglio è di prenotare con qualche giorno di anticipo, soprattutto nel fine settimana, quando il locale registra spesso il tutto esaurito.

Taverna Brudi Pozzuoli Insegna esterna
Taverna Brudi a Pozzuoli - Insegna esterna

Gli ambienti raccontano immediatamente l’identità della casa. Le sale, luminose e curate, sono arredate con gusto essenziale e impreziosite da discreti richiami al mondo marinaro. La mise en place è sobria ma elegante, mentre il dehors, piacevole nelle sere d’estate, contribuisce a creare un’atmosfera rilassata e conviviale. Ad accoglierci è il sorriso di Dino Cola, che trova il tempo per un saluto prima di rientrare in cucina, vero cuore pulsante del locale. La carta è ampia e costruita con intelligenza. Dai crudi alle tartare, dagli antipasti della casa ai numerosi primi e secondi di mare, ogni proposta segue una filosofia precisa: valorizzare il pescato disponibile senza rinunciare alla creatività. Vale sempre la pena chiedere le proposte fuori menu, spesso legate agli arrivi del giorno. La serata si apre con un gradito benvenuto dello chef: amous-bouche dello chef con calice di prosecco, una tartina con burro e acciuga.

Amous bouche dello chef con calice di prosecco Tartina con burro e acciuga
Amous bouche dello chef con calice di prosecco - Tartina con burro e acciuga

Intanto arriva il pane e come vino optiamo per Falanghina dei Campi Flegrei DOC, di Quartum Cantine Di Criscio. Un bianco ottenuto da uve falanghina in purezza, fresco, aromatico, con sentori floreali e fruttai e una piacevole sapidità. Scelta che introduce perfettamente il percorso gastronomico grazie alla sua freschezza e alla tipica mineralità del territorio.

Falanghina DOC dei Campi Flegrei di Quartum
Falanghina DOC dei Campi Flegrei di Quartum - Cantine Di Criscio

Ad accompagnare il vino arrivano fragranti frittelle di alghe...

Frittelline di alghe
Frittelline di alghe

E le immancabili bruschette al pomodoro, semplici ma capaci di esaltare la qualità degli ingredienti.

Le mitiche bruschette con pomodorini
Le mitiche bruschette con pomodorini

Gli antipasti freddi rappresentano una piacevole dichiarazione d’intenti. La julienne di seppia con finocchio e noci gioca sull’equilibrio tra croccantezza e delicatezza; il salmone marinato a secco con rucola, scaglie di grana e riduzione di aceto balsamico offre un piacevole contrasto di sapori, mentre la sfoglia di pesce spada servito su una soffice crema di patate conferma la cura dedicata anche alle preparazioni più essenziali.

Julienne di seppia con finocchio e noci salmone marinato a secco con rucola scaglie di grana e aceto balsamico velo di spada con soffice di patata
Julienne di seppia con finocchio e noci, salmone marinato con rucola, scaglie di grana e aceto balsamico, velo di spada con soffice di patata

La cucina di Dino Cola trova ulteriore espressione negli antipasti caldi. Le alici del Golfo, fritte alla perfezione, risultano leggere e fragranti.

Alici fritte
Alici fritte

L’impepata di cozze convince per intensità e freschezza.

Impepata di cozze
Impepata di cozze

Mentre la parmigiana di tonno continua a essere uno dei piatti simbolo del ristorante. Un’idea tanto semplice quanto brillante, dove la morbidezza delle melanzane incontra il sapore deciso del tonno in un equilibrio che conquista al primo assaggio. Questo piatto anche da solo vale il viaggio…..

Parmigiana di tonno
Parmigiana di tonno

Tra i primi spicca una riuscita pasta Vesuvio di Gragnano con pesce spada e melanzane, ma senza pomodoro, ricca di richiami mediterranei e perfettamente bilanciata.

Vesuvio con pesce spada e melanzane
Vesuvio con pesce spada e melanzane

Lo chef ci sorprende poi con una degustazione della sua pasta mista “a mare”, preparata con una sontuosa zuppa di pesce. Un piatto identitario, intenso e avvolgente, nel quale ogni cucchiaiata racconta il mare dei Campi Flegrei.

Pasta mista a mare con zuppa di pesce
Pasta mista "a mare" con zuppa di pesce

Per secondo scegliamo una generosa frittura mista del Golfo Puteolano, preparata con pescato freschissimo, tra cui merluzzetti e trigliette. La frittura è asciutta, croccante e mai pesante, qualità che testimonia attenzione nella tecnica oltre che nella selezione della materia prima. Una fresca insalata mista accompagna il piatto senza rubarne la scena.

Frittura mista del golfo puteolano
Frittura mista del golfo puteolano

Il finale è affidato a una selezione di dolci della casa – tra salame al cioccolato, meringa e sbrisolona con crema e cioccolato – seguiti da caffè e un limoncello servito ben freddo.

Misto di dolci
Misto di dolci

Per un percorso così ricco il conto supera di poco i 50 euro a persona. Considerando qualità del pescato, generosità delle porzioni, servizio e cura complessiva dell’esperienza, il rapporto qualità-prezzo appare tra i più convincenti del panorama flegreo.

La Taverna Brudi si conferma una delle certezze della ristorazione flegrea. È il luogo ideale per chi cerca un ristorante di pesce a Pozzuoli dove tecnica, tradizione e ospitalità convivono con naturalezza. Dino Cola propone una cucina che non rincorre effetti scenografici, ma punta sulla sostanza: pescato fresco, materie prime selezionate e abbinamenti che esaltano il legame tra mare e terra. Il servizio è attento, professionale ma informale, contribuendo a creare quell’atmosfera rilassata, quasi familiare, che rappresenta da sempre uno dei punti di forza del locale. Tra gli assaggi che meritano il viaggio segnaliamo i crudi, le tartare, gli antipasti della casa, l’ormai iconica parmigiana di tonno e la sorprendente pasta mista “a mare”, autentica espressione della filosofia gastronomica dello chef. Per chi desidera scoprire dove mangiare pesce nei Campi Flegrei con un giusto rapporto qualità- prezzo, la Taverna Brudi continua a rappresentare una tappa imprescindibile. Un ristorante che, visita dopo visita si conferma tra gli indirizzi da noi perdere.

 


Taverna Brudi
Via Alfonso Artiaco, n.65
Pozzuoli (Na)
Tel. 081 526 8254
Visita la pagina Fb di Taverna Brudi

Tornare in Irpinia è sempre un’esperienza che rinnova lo stupore. Questa terra, generosa e schietta, continua a raccontarsi attraverso una cucina identitaria e una cultura gastronomica profondamente ancorata alle proprie radici. Siamo ad Ariano Irpino, al Ristorante La Pignata, indirizzo simbolo della ristorazione irpina e punto di riferimento per chi ricerca una cucina capace di interpretare il territorio con sensibilità contemporanea. È un luogo che frequentiamo con piacere, una certezza, un approdo sicuro per chi ama i sapori autentici riletti con misura e consapevolezza.

Ristorante La Pignata Ariano Iprino Un angolo del locale allingresso
Ristorante La Pignata. Ariano Iprino - Un angolo del locale e salottino all'ingresso

L’ambiente è raccolto, accogliente, costruito su un equilibrio armonico tra eleganza e calore rustico: luci ben calibrate, atmosfera conviviale, arredo curato. La mise en place è essenziale ma elegante e riflette la filosofia del locale, fatta di sobrietà ed attenzione al dettaglio. Ad accoglierci, come sempre, c’è Ezio Ventre, padrone di casa appassionato e competente, profondo conoscitore del mondo del vino – con una predilezione per le etichette biologiche – e instancabile promotore delle eccellenze del territorio, dalle birre artigianali ai distillati. In cucina la maestria della signora Carmela e del talentuoso chef William Gaetani danno vita ad una serie di proposte che sono un riuscito e studiato mash-up di tradizione e modernità.

La Pignata Ariano Irpino Particolare sala interna
La Pignata. Ariano Irpino - Particolare di una sala interna

In attesa di consultare le proposte del menù, arriva il benvenuto de La Pignata, un piccolo manifesto della sua filosofia: peprone crusco con salsa d’acciughe e limone, una crocchetta di ceci e scarola con gel di scorza di arancia, cotechino irpino e un pentolino di ragù di pomodoro biologico, clorofilla di basilico e pane al lievito madre, da gustare rigorosamente “di scarpetta”, come impone la tradizione. Un’entrée che parla chiaro fin da subito: territorio, memoria e gusto in chiave contemporanea.

Il benvenuto del Ristorante la Pignata
Il benvenuto del Ristorante la Pignata di Ariano Irpino

Ad accompagnare la nostra cena desideriamo un bel rosato ed Ezio Ventre ci propone il rosato Honorine della Cantina Sàgona (fantastica cantina biologica toscana). Questo vino di un bel rosa carico è ottenuto da uve Sangiovese in purezza. Con sentori fruttati, aromi vivaci, al palato si esalta per la sua freschezza e piacevole sapidità. Davvero un’ottima scelta.

Honorine della cantina Sàgona Rosato
Honorine della cantina Sàgona Rosato

Prima degli antipasti, ecco i tarallini hand madedella Pignata….stuzzicanti...

Tarallini
Tarallini

E poi si rinnova un rito irpino che qui assume un valore quasi "sacro": pane e buon olio Evo.

Pane e Olio Evo
Pane e Olio Evo

E che olio! Protagonista il Gran CRU Caruso di SanComaio. Un Olio evo ottenuto selezionando le migliori olive dell’annata. Una selezione accurata, che rappresenta la sintesi della filosofia di SanComaio. Un Olio Evo poderoso, intenso, ma elegante e strutturato. Meraviglioso prodotto irpino.

Gran CRU di SanComaio
Olio Evo Gran CRU di SanComaio

È il momento degli antipasti, e non può mancare uno dei piatti simbolo della casa: il Pancotto all’Arianese. Verdure miste, cicorie e scarole incontrano aglio, olio extravergine e peperoncino, il tutto completato da lardo di Mangalica e peperone crusco. Una rilettura colta di un piatto povero, che qui si carica di una golosità primordiale: intensa, rustica, ma sorprendentemente equilibrata. Un vero inno alla cucina contadina irpina, potente e autentico. Un piatto iconico della Pignata, semplicemente imperdibile.

 Il mitico pancotto allarianese del Ristorante La Pignata
Il mitico pancotto all'arianese del Ristorante La Pignata

Non da meno l’arancino La Pignata, arancino ottenuto da risotto con porcini, salsiccia e pecorino Carmasciano su vellutata di Zafferano e tartufo estivo.

Arancino di risotto con porcini salsiccia e pecorino Carmasciano su vellutata di zafferano e tartufo estivo
Arancino di risotto con porcini, salsiccia e pecorino Carmasciano su vellutata di zafferano e tartufo estivo

Altro assaggio di antipasto è il Carciofo. Carciofo bianco di Pertosa in doppia cottura con basilico, cremoso di Fenum (formaggio stagionato sotto paglia e fieno) e prezzemolo fritto.

Carciofo bianco di Pertosa in doppia cottura conbasilico cremoso di FENUM e prezzemolo fritto
Carciofo bianco di Pertosa in doppia cottura con basilico, cremoso di Fenum e prezzemolo fritto

Gli antipasti ci hanno entusiasmato. I primi mantengono le promesse. I tortelli ripieni di caciocavallo e salsiccia, serviti su una crema di scarola, con fonduta di caciocavallo podolico e pane profumato al pomodoro sono fantastici. Un piatto avvolgente, profondo, che gioca con sapori decisi ma perfettamente in equilibrio.

Tortelli con caciocavallo salsiccia e scarola
Tortelli con caciocavallo, salsiccia e scarola

I fusilloni ai profumi di Primavera sono un’esplosione di colore e sapori. Fusilloni artigianali agli asparagi, vivacizzati dalla sapidità della bottarga di tonno e dalla freschezza agrumata del limone della Costiera, in un equilibrio primaverile intenso e profumato.

Fusilloni ai profumi di Primavera con asparagi bottarga di tonno e limone della Costiera
Fusilloni ai profumi di Primavera con asparagi, bottarga di tonno e limone della Costiera

Come secondo due porzioni di maialino: ossia capocollo di maiale con crema di patata arrosto e verza croccante. La carne di maiale è succosa e saporita, adagiata su una vellutata crema di patata arrosto che ne esalta la dolcezza, con verza croccante a portare freschezza e contrasto.

Capicollo di maiale con crema di patata arrosto e verza croccante
Capicollo di maiale con crema di patata arrosto e verza croccante

Ezio Ventre ci delizia poi con un sorbetto al lime e pesca caramellata. Sorprendente e buonissimo...

Sorbetto al lime con pesca caramellata
Sorbetto al lime con pesca caramellata

Chiudiamo in dolcezza con un commovente Tiramisù. Fatto davvero come Dio comanda e bello anche da vedere...

Tiramisù
Tiramisù

Poi sua maestà “Lo Scazzamariello”, dessert simbolo de La Pignata, è una golosa sbriciolona al cioccolato con mousse al pistacchio, amarena e gelato al fiordilatte, tra contrasti cremosi e note fresche che chiudono il pasto con carattere e leggerezza.

Lo Scazzamariello della Pignata di Ariano Irpino sbriciolona al cioccolato mousse al pistacchio amarena e gelato al fiordilatte
Lo Scazzamariello della Pignata di Ariano Irpino - Sbriciolona al cioccolato, mousse al pistacchio, amarena e gelato al fiordilatte

Ancora dolcezza con i cantuccini e la sbrisolona al cioccolato con marmellata di fichi.

Cantuccini e sbriciolona al cioccolata con marmellata di fichi
Cantuccini e sbriciolona al cioccolato con marmellata di fichi

Chiudiamo con due bicchieri di Ratafià irpino Amarenico di Antico Castello. E chiediamo il conto. Paghiamo per la nostra cena al Ristorante la Pignata di Ariano Irpino poco più 60 euro a persona.

Il Ristorante La Pignata si conferma come una solida istituzione della ristorazione irpina, una realtà che ha saputo crescere e rinnovarsi nel tempo restando sempre fedele alla propria identità. La cucina qui alla Pignata, diventa racconto, memoria e territorio, declinati attraverso uno sguardo attuale e consapevole. L’ospitalità sincera e senza filtri di Ezio Ventre e della sua brigata, la bravura della signora Carmela in cucina insieme allo chef William Gaetani, l’attenzione costante ai particolari, la qualità rigorosa delle materie prime e una lettura rispettosa ma mai statica della tradizione rendono questo indirizzo una tappa di riferimento assolutamente imperdibile. Le proposte di cucina sono eccellenti e seguono il ritmo e lo scorrere delle stagioni. Ottimi gli antipasti, il Pancotto all’Arianese è un piatto iconico che non puoi non provare se vieni qui. Tra i primi meravigliosi i Tortelli ripieni di caciocavallo e salsiccia in crema di scarola, fonduta di caciocavallo podolico e pane profumato al pomodoro. Paradisiaco lo Scazzamariello. La carta dei vini è ampia, curata, con una selezione attenta alle produzioni biologiche e interessanti aperture verso etichette internazionali. Il servizio si distingue per professionalità, precisione e ritmo adeguato. Il conto è commisurato alla qualità della proposta gastronomica ed al contesto. La Pignata ad Ariano Irpino si conferma, a pieno titolo, tra i migliori ristoranti irpini e regionali nella nostra guida sul web. Un indirizzo da provare, e da ritrovare, nel tempo. Eccellenza della ristorazione irpina.

 

 

 

Ristorante La Pignata
Viale dei Tigli n.7
Ariano Irpino (Av)
Tel. 0825 87 25 71
Visita la pagina Fb del Ristorante La Pignata

Ci sono Indirizzi nei quali si torna con la certezza di ritrovare ciò che li ha resi speciali. La Tavernetta Marinella, nel cuore di San Michele di Serino, è uno di questi. A distanza di qualche anno, il nostro ritorno si è rivelato ancora una volta una piacevole conferma, fatta di sapori autentici, ospitalità sincera e una cucina che continua a raccontare il territorio con personalità.

Tavernetta Marinella San Michele di Serino Insegna esterna
Tavernetta Marinella. San Michele di Serino - Insegna esterna

In cucina, Svetlana Pisarenko porta avanti un percorso nel segno della tradizione e della qualità, mentre in sala Giovanni Romano accoglie gli ospiti con il calore e la spontaneità di chi ha fatto dell’ospitalità una vera filosofia di vita. Entrare alla Tavernetta Marinella significa sentirsi subito a casa, immersi in un’atmosfera rilassata e genuina, dove ogni dettaglio invita a vivere il piacere della convivialità. Le proposte di cucina sono vere e proprie certezze che resistono al tempo e alle mode che passano. La Domenica il locale è molto richiesto e prenotare con anticipo è quasi indispensabile. Dopo aver parcheggiato comodamente a pochi passi dal ristorante, nel centro del paese, varchiamo la soglia e veniamo accolti dal sorriso di Giovanni, che ci accompagna al nostro tavolo con la consueta cordialità. Il menu è un omaggio all’Irpinia e alle sue eccellenze. Per accompagnare il pranzo scegliamo un Aglianico DOC Neromora di Vinosia, firmato da Luciano Ercolino: un rosso intenso, elegante e ben strutturato, con profumi di frutti rossi e delicate note speziate, perfetto per accompagnare il percorso gastronomico.

Neromora Aglianico di Vinosia
Neromora Aglianico Vinosia di Luciano Ercolino

Ad aprire il pranzo arrivano il fragrante pane di San Michele di Serino e un gradito benvenuto dalla cucina: bocconcini di ricotta fritta in pastella e soffici polpettine dorate, un assaggio semplice ma ricco di gusto che anticipa nel migliore dei modi l’esperienza che ci attende.

Bocconcini di ricotta fritta in pastella e polpettine fritte
Bocconcini di ricotta fritta in pastella e polpettine fritte

Essendo in tre, scegliamo di condividere due Percorsi della cucina contadina, una proposta che sintetizza al meglio la filosofia della Tavernetta Marinella: valorizzare le materie prime del territorio attraverso ricette che custodiscono la memoria della tradizione, senza rinunciare a un tocco di raffinata contemporaneità. Il viaggio prende il via con una delicata mozzarella di bufala accompagnato da un sorprendente culatello irpino, un incontro che esalta la qualità delle produzioni locali. 

Mozzarellina e culatello irpino
Mozzarellina di bufala e culatello irpino

Seguono gli involtini di melanzana viola, farciti con ricotta vaccina del casaro, pancetta tesa e adagiati su una vellutata passata di pomodori San Marzano e parmigiano. Un piatto che profuma d’estate e di cucina domestica, dove ogni ingrediente conserva la propria identità contribuendo a un insieme armonioso e ricco di gusto.

Involtini di melanzane con ricotta pancetta pomodoro San Marzano e parmigiano
Involtini di melanzane con ricotta, pancetta tesa, pomodoro San Marzano e parmigiano

Le zucchine alla Scapece rendono omaggio a una delle preparazioni più rappresentative della tradizione campana.

Zucchine alla Scapece
Zucchine alla Scapece

Gli involtini di peperoni con pane, acciughe e scamorza conquistano per la loro apparente semplicità. È la dimostrazione di come pochi ingredienti, sapientemente dosati, possano dare vita a un piatto intenso, ricco di carattere e profondamente legato alla cultura gastronomica contadina.

Peperoni ripieni con pane acciuga e scamorza
Peperoni ripieni con pane, acciuga e scamorza

Tra gli antipasti spicca una proposta destinata a rimanere impressa nella memoria: le alici di Cetara, farcite con provola affumicata, dorate da una frittura impeccabile e accompagnate da una delicata maionese agli agrumi preparata in casa. Il contrasto tra la sapidità del pesce, la morbidezza del ripieno e la freschezza della salsa crea un equilibrio di grande eleganza. Un piatto che dimostra come la tradizione possa essere riletta con sensibilità. Fantastiche davvero....

Alici di Cetara ripiene di provola affumicata e maionese artigianale agli agrumi
Alici di Cetara ripiene di provola affumicata e maionese artigianale agli agrumi

A completare il percorso arriva un morbido purè impreziosito da un profumato ragù bianco di porcini irpini. Una preparazione avvolgente, dove la cremosità del purè accoglie tutta l’intensità aromatica dei funghi, regalando un finale che celebra con eleganza i profumi dell’Irpinia.

Crema di patate con funghi porcinijpg
Crema di patate con funghi porcini

Dopo un inizio così convincente, i primi piatti confermano pienamente il valore della cucina della Tavernetta Marinella. Le candele al ragù "pippiato" sono un autentico manifesto della cucina irpina. Il ragù, preparato con braciola di coperta di costata e braciola di cotica secondo la migliore tradizione, è tra i più emozionanti che ci sia capitato di assaggiare nei nostri numerosi itinerari gastronomici. Intenso, avvolgente, racconta il tempo dell’attesa e della pazienza, quando il fuoco lento trasforma pochi ingredienti in qualcosa di straordinario. Un piatto capace di emozionare ad ogni forchettata.

Candele al ragù con braciola di coperta di costata e braciola di cotica
Candele al ragù con braciola di coperta di costata e braciola di cotica

Non è da meno la Genovese, servita con le classiche candele e preparata con la preziosa cipolla ramata di Montoro. Cremosa, profonda nei sapori e perfettamente equilibrata.

Candele alla Genovese
Candele alla Genovese

Tra le proposte iconiche della casa non possono mancare le celebri fettuccelle tirate a mano con lardo di Castelpoto, noci e Parmigiano Reggiano, presenti in carta da sempre. Un piatto che piace grazie all’equilibrio tra la dolcezza del lardo, la fragranza delle noci e la sapidità intensa del Parmigiano, in un insieme armonioso.

Fettuccelle tirate a mano con lardo di Castelpoto noci e parmigiano reggiano
Fettuccelle tirate a mano con lardo di Castelpoto, noci e parmigiano reggiano

Per il secondo scegliamo uno dei piatti che hanno fatto la storia della Tavernetta Marinella: la celebre Maialata. La lombatina di maiale, cotta lentamente al forno con burro, scalogno ed erbe aromatiche, raggiunge una tenerezza sorprendente, mantenendo al tempo stesso una straordinaria intensità di sapore. È una ricetta che racconta la cucina di una volta, quella fatta di semplicità, tecnica e rispetto della materia prima. Un piatto che da solo vale il viaggio.

La Maialata Lombatina di maiale scaloppata con scalogno e burro cotta al forno con le erbette
La Maialata - Lombatina di maiale scaloppata con scalogno e burro cotta al forno con le erbette

Ad accompagnare arrivano delle meravigliose patate fritte.

Patate fritte
Patate fritte

E una fresca insalata mista, contorni essenziali ma perfettamente in sintonia con il resto del percorso gastronomico.

Insalata mista
Insalata mista

La generosità delle porzioni e la ricchezza del pranzo ci costringono, questa volta, a rinunciare al dessert. Chiudiamo comunque in piacevole relax con un giro di amari e del tradizionale liquore alle erbe, ideale conclusione di un’esperienza che ci ha pienamente soddisfatti. Il conto, poco più di 40 euro a persona, conferma un rapporto qualità-prezzo davvero difficile da eguagliare, soprattutto considerando la qualità delle materie prime, la cura delle preparazioni e l’ospitalità che accompagna ogni momento del pranzo.

Tavernetta Marinella continua a essere una certezza nel panorama gastronomico irpino. Qui la cucina del territorio viene interpretata con sincerità e rispetto, senza inutili artifici, lasciando che siano i prodotti e le ricette a raccontare la loro storia. Alcuni piatti sono ormai autentici simboli della casa: il ragù è una vera poesia della tradizione, la Genovese conquista con la sua eleganza rassicurante, le alici di Cetara fritte ripiene di provola affumicata sorprendono fin dal primo assaggio e la Maialata resta uno di quei piatti che meritano da soli una visita. A rendere tutto ancora più piacevole c’è un servizio attento, puntuale e sempre informale, capace di mettere l’ospite a proprio agio senza mai essere invadente. E poi c’è Giovanni Romano, anima della Tavernetta Marinella, che accoglie ogni commensale con il sorriso e quella naturale cordialità che negli anni è diventata il tratto distintivo della casa. Tornare alla Tavernetta Marinella a San Michele di Serino significa ritrovare sapori autentici, un’accoglienza che sa ancora emozionare e quella rassicurante sensazione di rivedere un vecchio amico con cui è sempre un piacere condividere il tempo di un buon pranzo.

 

 

 

Tavernetta Marinella
Via Cotone 3,
San Michele di Serino (Av)
tel. 0825 59 5128
Visita la pagina Fb di Tavernetta Marinella

Ti presentiamo la ricetta di un piatto che abbiamo avuto il piacere di gustare al Ristorante del Borgo di Castel di Sasso e che ci ha conquistato fin dal primo assaggio: Chitarrine con gamberi scottati e pistacchi su salsa al limone.
Un primo piatto elegante e perfettamente equilibrato, dove la dolcezza dei gamberi si sposa con la nota agrumata della salsa al limone, mentre il pistacchio aggiunge croccantezza e un gusto deciso che completa armoniosamente ogni boccone.
Una preparazione che valorizza ingredienti di qualità con semplicità e raffinatezza. Un sentito ringraziamento al nostro amico Pasquale Izzo per aver condiviso con noi questa ricetta e alle chef Alessia D’Ovidio e Angela Marra per la loro disponibilità e per la passione che mettono ogni giorno nella loro cucina. Ora non ti resta che metterti ai fornelli e provare questa deliziosa ricetta. Buon appetito.

Ingredienti per 4 persone:

- Chitarrine: 360 gr.
- Gamberi freschi: 400 gr. (Già sgusciati e puliti)
- Limone biologico: 1 (Scorza e succo)
- Granella di pistacchi: 40 gr.
- Aglio: 1 spicchio
- Vino bianco secco: 1/2 bicchiere
- Olio extravergine d'oliva: 4-5 cucchiai
- Sale e pepe nero: q.b.

Procedimento: 

Tosta la granella in padella per 1-2 minuti e mettila da parte.
Cala le chitarrine in acqua bollente salata. In un'ampia padella, scalda l'olio con lo spicchio d'aglio. Salta i gamberi per 2 o 3 minuti (non di più, poiché una cottura più prolungata li renderebbe gommosi e stopposi). Sfuma con il vino bianco e fai evaporare. Togli l'aglio e metti da parte i gamberi in un piatto per non indurirli.
Nella stessa padella in cui hai cotto i gamberi, versa il succo di limone e un mestolo di acqua di cottura della pasta. Accendi il fuoco basso per creare un'emulsione liquida.
Scola le chitarrine molto al dente e tuffale direttamente nella padella con il fondo al limone. Salta la pasta a fuoco vivo per 2 minuti muovendo la padella e terminando la cottura della pasta.
Spegni il fuoco, aggiungi i gamberi con il loro sughetto, la scorza di limone grattugiata. Mescola bene.
Servi subito, completando ogni piatto con la granella di pistacchi.

Chitarrine con gamberi scottati e pistacchi su salsa al limone Dettaglio
Chitarrine con gamberi scottati e pistacchi su salsa al limone del Ristorante del Borgo. Castel di Sasso - Dettaglio

- Chef -
Alessia D'Ovidio
Angela Marra


Ristorante Del Borgo
Via Piazzetta San Biagio n.7
Fraz. Sasso - Castel di Sasso (Ce)
Tel. 0823 878051 – 3472926204 – 320 6476505
Visita il sito web del Ristorante del Borgo

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